La libertà di espressione, si sa, in Italia va poco di moda. Specie in zone dove l’amministrazione comunale è in mano a uomini di Berlusconi. E qui siamo a Prato, a due passi da Firenze, polo tessile toscano, regno incontrastato del sindaco Roberto Cenni, pidiellino della prima ora, amico fraterno di Denis Verdini, un posto già prenotato in Parlamento per il 2013. Ma, soprattutto, iscritto nel registro degli indagati del Tribunale di Prato per occultamento e distruzione di documenti, uso di fatture false e bancarotta fraudolenta. Cenni, 60 anni, sposato, tre figli, ha infatti fatto fallire un gioiello dell’industria dell’abbigliamento giovanile italiano, la Sasch, nota al grande pubblico televisivo per essere stata marchio sponsor di Miss Italia e per aver dato spolvero (economico) agli esordi viareggini di personaggi come Carlo Conti e Giorgio Panariello. Ora, a questo specchiato primo cittadino, che nessuno riesce a far dimettere dalla sua poltrona, non piace che si parli male di lui.

DIEGO Blasi ha 24 anni, ed è uno studente di Scienze Politiche all’Università di Firenze. Lo scorso inverno l’università gli ha assegnato un tirocinio al Comune di Prato, città dove è nato: 150 ore di stage “che sono diventate le più lunghe della mia carriera universitaria” per ottenere 6 crediti. Blasi non è uno studente qualsiasi. È “di sinistra”, attivo nell’associazionismo, uno che non manca mai di prendere la parola nelle assemblee universitarie e convinto oppositore di Cenni e della giunta comunale cittadina. In parole povere: Blasi, in svariate assemblee universitarie e su Facebook ha espresso con chiarezza la sua “ferma riprovazione per il fatto che un indagato bancarottiere che ha lasciato a casa 270 lavoratori stia ancora lì a fare il sindaco”.

SI DIRÀ: prudenza avrebbe voluto che limitasse le esternazioni contro il sindaco, ma Blasi è uno a cui piace “rivendicare la libertà di espressione garantita dalla Costituzione”. Cenni, però, questa libertà la digerisce male. E così sono cominciati i guai. Prima gli hanno precluso la possibilità di utilizzare il computer in Comune. Poi gli hanno addirittura impedito l’accesso alla sede. Infine, le scaramucce si sono trasformate in carte bollate. Per ordine del sindaco, il dirigente del servizio risorse umane del Comune, Giovanni Ducceschi, ha inviato una lettera alla coordinatrice di Blasi all’università, la professoressa Sheyla Moroni, intimando di far rientrare al più presto lo studente in facoltà. Ne è nata una disputa, ma poi alla fine l’Ateneo ha preferito abbozzare, facendo anche dimettere il referente responsabile dei tirocini. E Blasi? Lo stage è rimasto a metà e la sua vicenda, tra Prato e Firenze, sta diventando un caso politico. Cenni, invece, se ne sta facendo anche un vanto: “C’era un conflitto d’interesse, non potevamo trattenerlo”. Un’altra medaglia per il “sindaco bancarottiere”.

da Il Fatto Quotidiano del 10 luglio 2012 

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LA REPLICA DEL SINDACO DI PRATO

Non posso accettare di essere oggetto di un articolo che alterna menzogne ad offese neppure troppo velate, condito con dichiarazioni vigolettate da me mai rilasciate. Mentre sul vostro sito si sprecano commenti infamanti nei miei confronti, forviati dai contenuti dell’articolo. Mi corre l’obbligo quindi di replicare puntualmente. Sono un sindaco civico sostenuto da una maggioranza di centrodestra. Non ho tessere di partito. Non ho seggi prenotati in Parlamento e fino a prova contraria non sono un bancarottiere. Sono contrario a qualsiasi forma di censura e sono per la piena espressione della libertà di pensiero. Anzitutto, il Sig. Diego Blasi non è stato affatto “cacciato” e ha regolarmente terminato il periodo di tirocinio presso questa Amministrazione. Non gli è mai stato in alcun modo precluso l’accesso alla sede e ha ricevuto il medesimo trattamento, in termini di mezzi messi a disposizione, degli altri stagisti. Ciò premesso, lo scopo della lettera che il Comune ha inviato all’Università degli Studi di Firenze non era (né avrebbe potuto essere) – come precisato nel testo della lettera stessa – quello di negare il libero esercizio di un diritto costituzionalmente garantito, ma unicamente quello “di evitare possibili violazioni dell’obbligo di riservatezza e prevenire conflitti di interesse”, situazioni che si sarebbero potute verificare proprio in ragione dell’accesso che durante il periodo del suo tirocinio Blasi ha avuto a tante informazioni, anche di carattere riservato, riguardanti l’Amministrazione Comunale. Tutto ciò alla luce di dichiarazioni rilasciate pubblicamente dallo stesso Blasi e in relazione alla sua attività giornalistica e associazionistica. Tanto è vero che la già citata lettera ha rappresentato solo una segnalazione dei fatti all’Università (cioè al tutor) i cui corsi il tirocinante frequenta, senza che a ciò abbia fatto seguito alcun ulteriore atto. Infatti, ribadisco, Blasi ha regolarmente terminato il suo periodo di tirocinio. Un’esperienza quella dei tirocini formativi che questo Comune, insieme ad un importante piano delle assunzioni, sta implementando. Quest’anno saranno infatti 48 i tirocinanti. Un modo per favorire l’accesso dei giovani all’esperienza del mondo del lavoro nella pubblica amministrazione. Mi auguro, infine, che Blasi abbia dedicato più tempo all’apprendimento che alla polemica strumentale, così da fare tesoro di un’esperienza importante presso il terzo Comune del centro Italia.

Distinti Saluti

Roberto Cenni (Sindaco di Prato)

Gentile Sindaco, prima di tutto, una precisazione nostra: che lei sia un bancarottiere lo dice il tribunale di Prato – non noi – dove Lei è indagato per occultamento e distruzione di documenti, uso di fatture false e bancarotta fraudolenta. E l’inchiesta, come Lei ben sa, è ben lontana dall’archiviazione. Che Lei aspiri ad un seggio in Parlamento è cosa nota nel Pdl fiorentino così come nelle stanze del partito romano, ma il punto, come dice giustamente anche Lei, non è questo. Ci rendiamo conto che l’incidente legato allo stage del signor Diego Blasi e alla sua cattiva gestione è diventato ormai un caso politico in Toscana se è stata addirittura presentata un’interrogazione in Regione (Toscana) in cui si chiede di far luce sulle reali modalità di svolgimento di un tirocinio che, a quanto ci risulta, non è stato portato comunque a termine nei modi e nei tempi concordati con la Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”. Detto questo e avendo anche presente che il caso del signor Blasi ha poi avuto strascichi pesanti anche all’interno dell’Ateneo, causando senza dubbio un danno al percorso formativo dello studente in questione, ci auguriamo che in futuro il Comune di Prato presti maggiore attenzione alla formazione reale dei suoi tirocinanti, piuttosto che alle loro idee politiche, come è invece avvenuto in questa occasione. Questo, solo per evitare che i “casi Blasi”, poi, si ripetano…
Sara Nicoli