Emergenza umanitaria in Grecia? Poco ci manca. Insieme con l’ospedale Elpis inizia a svanire la speranza per il salvataggio di un comparto delicatissimo come la salute. Dopo il caso dei malati di cancro costretti a pagare le cure chemioterapiche di tasca propria, per via delle casse dello stato drammaticamente vuote e dopo le lunghissime file di pazienti a cui le farmacie non potevano dare medicinali (in quanto in credito con lo stato per svariati milioni di euro) nella Grecia tecnicamente fallita il nosocomio Elpis non può più garantire i pasti ai propri ricoverati: le ditte fornitrici devono ancora ricevere i pagamenti relativi al 2011.

Un dato sconcertante che si aggiunge ad una criticità oggettiva sostanziale come quella dei materiali sanitari stessi che scarseggiano nelle strutture del paese. Alcune hanno chiesto in prestito addirittura le lenzuola ad altri ospedali. Nello specifico, l’Elpis dallo scorso mese di marzo non provvede a colazioni, pranzi e cene per i propri pazienti. E a questo punto rischia di non poter disporre neanche di alimenti basilari come l’olio d’oliva, la pasta e il semplice pane tostato. Dal Dipartimento di Nutrizione fanno sapere che le ditte fornitrici hanno lanciato un vero e proprio ultimatum: nessun nuovo ordine di alimenti se prima non verranno onorate le fatture dello scorso anno. Inoltre non sarà neanche possibile provvedere a soddisfare quei pazienti che devono seguire diete specifiche, per particolari patologie o perché in regime post operatorio, a cui neanche i parenti potrebbero far fronte, vista la peculiarità dei soggetti e delle relative esigenze.

Un panorama che non potrà che aggravarsi, considerata da un lato la non disponibilità della troika ad andare oltre uno sconto temporale (la ventilata concessione di spalmare l’impegno greco nel prossimo biennio, osteggiata dalla Finlandia) e l’allarmante crollo delle entrate per lo Stato. Infatti, a seguito delle misure proposte da Fmi, Ue e Bce, tra nuove tasse, (i cosiddetti karadzi), controlli anti evasione e lotta agli sprechi, il flop è stato nell’ordine del 70%. Ovvero su cento euro preventivati che l’erario ellenico avrebbe dovuto ricavare da queste prime iniziative legate al memorandum, ne sono entrati solo trenta. Significa che andrebbero riformati soprattutto quei dipartimenti fiscali che semplicemente non hanno accertato quante e quali tasse si sarebbero dovute pagare, specialmente nel settore privato. Mentre invece dipendenti pubblici, pensionati e salariati hanno subito senza se e senza ma un taglio verticale delle proprie buste paga nell’ordine del 25%, con l’iva schizzata al 23% e la benzina verde a due euro al litro. La stessa sanità, che sta offrendo esempi della levatura del nosocomio Elpis, è uno dei settori con le più grosse deficienze strutturali e materiali, dal momento che già si tratta di un settore che da sempre è stato in crisi nel paese. E che oggi, a maggior ragione dopo il memorandum, soffre tremendamente i minori trasferimenti economici da parte dello Stato. Con un intero indotto, quello dei fornitori, che accusa un 50% di flessione; i pazienti che subiscono un servizio non adeguato, e il personale medico e paramedico in agitazione.

Inoltre fonti del ministero dell’Economia ellenico riferiscono che secondo la troika il “buco nero” delle mancate entrate ammonterebbe a due miliardi di euro, ragion per cui i rappresentanti europei in pianta stabile ad Atene avrebbero avanzato forti preoccupazioni su questi risultati negativi oltre che sulle mancate privatizzazioni. Ormai le urne sono chiuse e l’attuale premier Samaras, dopo il forfait a Bruxelles, suo e del ministro Rapanos sostituito da Stournaras (componente della speciale commissione che curò il passaggio dalla dracma all’euro) dovrebbe dar seguito alle promesse elettorali.

Ritardi ci sono nell’abolizione del Codice di libri e dischi (una specie di Siae), nella fusione o soppressione della autorità doganali e fiscali annunciate ormai da tempo. Il governo replica che verrà istituita una task force per eliminare le esenzioni fiscali e i regimi speciali. Ma serve fare presto e farlo bene. E soprattutto portare risultati accettabile al prossimo Eurogruppo. Sempre sperando che premier e ministro preposto riescano ad essere presenti. Mentre per settembre già si prepara una nuova ventata di scioperi e manifestazioni anti memorandum e antigoverno.

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