E’ durata un paio di giorni la calma sui mercati dopo il vertice europeo che doveva mettere il vecchio continente al riparo dalla tempesta sul debito. E sono sempre di più le persone convinte che sia meglio iniziare a prepararsi al peggio. Maturata questa convinzione, la reazione quasi istintiva è quella di buttarsi sul bene rifugio per eccellenza: l’oro. Non sottoscrivendo qualche pezzo di carta come contratti futures o quote di fondi che investono nel metallo giallo, ma comprando oro fisico, pesanti lingotti e monete sonanti. Come mostrano i dati di Confinvest, uno dei principali operatori italiani nella compravendita di oro fisico, il trend è impressionante.

Da oltre un anno le richieste da parte di privati salgono ogni mese del 30 per cento e negli ultimi tempi si sta registrando un’ulteriore accelerazione. In crescita esponenziale anche la domanda che arriva dalle banche, salita negli ultimi due anni del 200 per cento. Stufi di fregature e decisi a difendere i propri risparmi con le unghie e con i denti, sempre più clienti si recano agli sportelli delle loro filiali a chiedere prodotti finanziari ma lingotti. “Le loro riserve non bastano più per far fronte alla domanda e allestire una struttura che consenta di immagazzinare e gestire oro è costoso, così si rivolgono a noi” spiega Roberto Binetti, di Confinvest.

Conferme arrivano anche da altri operatori professionali del settore. Riccardo Andriolo, amministratore delegato di Banco Metalli Preziosi, parla di una domanda che nei primi tre mesi del 2012 ha superato quella di tutto il 2011. Salvatore Giuffrida, amministratore unico di Compagnia Italiana Metalli Preziosi, rileva come rispetto ad un anno fa la richiesta sia almeno raddoppiata . E aggiunge: “Questo nonostante sia in caduta libera la richiesta del settore orafo alle prese con una grave crisi, sia a causa delle alte quotazioni sia per una perdita di appeal dei prodotti di gioielleria. Ormai, nota Giuffrida, a bracciali e collane si preferiscono sempre di più cellulari, tablet o quant’altro”. Una tendenza estremamente preoccupante per un settore in cui operano 10 mila artigiani e 37 mila addetti, concentrati prevalentemente nei distretti di Arezzo e Vicenza.

Tra gli investitori in cerca di sicurezza i “pezzi” che vanno per la maggiore sono i classici lingotti, specie quelli di una certa grammatura, più facili da rivendere e su cui il costo di lavorazione incide meno, ma anche e soprattutto le monete. Racconta ancora Binetti: “C’è una vera e propria passione per le sterline in oro Elisabetta II (valgono circa 350 euro l’una, ndr) che sul mercato europeo si scambiano molto facilmente. L’acquirente tipo è il tipico esponente della borghesia, intorno ai 50 anni e disposto a investire tra i 50 e gli 80 mila euro. “Accogliamo molta gente spaventata e disorientata – prosegue Binetti – Del resto crisi dell’Eurozona e una tassazione crescente sugli immobili restringono le opzioni di investimento e favoriscono l’oro su cui peraltro non si paga Iva“.

Se in Italia la passione per il metallo prezioso è in forte crescita ma non è ancora fenomeno di massa, altrettanto non si può dire per la Grecia e ora anche la Spagna, dove si sta facendo letteralmente incetta di monete e lingotti. “Arrivano richieste anche da cittadini di questi paesi che si rivolgono anche all’estero per acquistare in contanti e preferibilmente in nero. Cosa che per gli operatori professionali che lavorano su licenza della Banca d’Italia e sono sottoposti a regole rigide e attenta vigilanza è assolutamente impossibile” conclude categorico Binetti.

Si spiega però forse anche così il boom dei negozi “compro oro” che ha caratterizzato gli ultimi anni. Esercizi che acquistano oggetti preziosi e li trasformano in lingotti, poco regolamentati e poco controllati, dove non sempre le compravendite avvengono con la dovuta trasparenza. Epicentro del fenomeno è la ricca Lombardia dove si contano ormai 7000 esercizi di questo tipo. Sarà un caso ma solo nel 2011 secondo quanto riporta la Banca d’Italia le esportazioni della regione verso la vicina Svizzera sono cresciute del 26 per cento grazie soprattutto all’aumento dei metalli preziosi che hanno varcato il confine. Dati e indicazioni che dovrebbero probabilmente suggerire una maggior attenzione alle autorità preposte ai controlli. Che abbia o meno la coscienza a posto chi ha scelto l’oro ha comunque discrete probabilità di aver fatto un buon affare anche se non dovessero concretizzarsi scenari economici apocalittici. Il metallo giallo si scambia infatti oggi a poco meno di 1600 dollari l’oncia, ma molti analisti del settore, specie statunitensi, si attendono che possa intravedere quota 2500 dollari nel giro dei prossimi 18 mesi.