Perquisizioni del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza su delega della procura di Roma, nelle sedi della Congregazione dei figli dell’immacolata concezione, proprietaria dei due ospedali cattolici romani Idi e San Carlo di Nancy. Qualche ora fa i militari sono entrati negli uffici del gruppo in via dei Monti di Creta e in via Aurelia, nella zona nord della capitale, e nella sede del priorato della provincia italiana della congregazione, in via della Conciliazione 3, a pochi metri dallo Stato della Città del Vaticano. La polizia tributaria si è presentata con un decreto di perquisizione dove si ipotizzano i reati di associazione per delinquere e appropriazione indebita nei confronti di padre Franco Decaminada, ex delegato della congregazione per gli ospedali, Giuseppe Incarnato, attuale direttore generale, Antonio Nicolella, ex agente del Sismi consulente del gruppo religioso fino allo scorso marzo, dell’ex direttore amministrativo Domenico Temperini e di Giovanni Rusciano, imprenditore legato in passato all’Idi.

Oltre agli uffici della congregazione la guardia di finanza ha perquisito le abitazioni di alcuni indagati. Nella residenza dell’attuale direttore generale Incarnato sarebbero stato sequestrati alcuni documenti su supporto informatico. “Lunedì consegnerò le mie dimissioni al magistrato – ha commentato a ilfattoquotidiano.it il manager – e sono sicuro che dopo pochi giorni gli ospedali chiuderanno senza la mia guida”.

Il suo nome appare da giorni accanto a quello di un altro indagato eccellente, fratel Decaminada, considerato una sorta di don Verzè alla romana. Incarnato, un ex dirigente Unicredit con alle spalle una recente citazione in giudizio per concorso in truffa, come anticipato da L’Espresso nei giorni scorsi, è stato chiamato il 5 aprile scorso a guidare i due ospedali considerati punta avanzata della sanità cattolica romana. Dopo che la notizia dell’indagine era stata resa nota aveva chiesto al rappresentante della provincia italiana della Congregazione, padre Aleandro Paritanti, un atto di fiducia, subito accordato: “Io agli attacchi personali venuti dai giornali in questi mesi non ci sto – spiega con foga a ilfattoquotidiano.it – sono sempre stato corretto. Lei lo sa qual è il mio motto? No mazzette, no party!”.

La vicenda che lo vedrebbe coinvolto insieme a buona parte dell’ex management dei due ospedali cattolici romani – l’istituto dermopatico di via dei Monti di Creta e il San Carlo di Nancy – è talmente complessa e nebulosa da far immaginare un nuovo caso San Raffaele. Centinaia di milioni di buco, secondo alcune stime, con una parte di soldi finiti nella compravendita di casali in Maremma da parte dell’ex direttore Decaminada – questa l’accusa della Procura -; contratti di consulenza con Nicolella, imprenditore con un passato nel reparto K, struttura riservata dei servizi militari, coinvolto in una storia di petrolio in Congo (anticipata da Il Fatto Quotidiano lo scorso anno); 1600 dipendenti inferociti scesi in piazza più volte e fornitori sull’orlo del fallimento per i ritardi cronici nei pagamenti.

Un vero caos, tanto da far azzerare, lo scorso aprile, il management, chiamando Incarnato per salvare il salvabile, dopo aver messo alla porta l’ex direttore amministrativo Domenico Temperini (un ex An rimasto però ai vertici della società collegata ad Idi Elea) e lo stesso fratel Franco Decaminada. Il sospetto dei magistrati è che Incarnato in realtà fosse già in contatto con l’antico management guidato da padre Decaminada. Oggi la svolta nelle indagini, con la perquisizione che puntava ad acquisire la documentazione contabile in grado di far chiarezza sui conti di uno dei gruppi principali della sanità cattolica.