Otto anni dopo la morte del leader palestinese Yasser Arafat, il caso si riapre. Un documentario prodotto dall’emittente panaraba Al Jazeera rafforza i dubbi che fin da subito erano circolati attorno alla morte del leader palestinese, soprattutto per la sua improvvisa malattia iniziata il 12 ottobre 2004. Un mese più tardi, l’11 novembre, Arafat si spegneva in un ospedale militare parigino, dove era stato portato dopo il lungo assedio dei tank israeliani al suo compound governativo di Ramallah.

Nei giorni successivi alla morte di Arafat circolavano voci incontrollate sulle cause del decesso: cirrosi epatica, cancro e perfino un’infezione da Hiv. Il documentario diffuso da Al Jazeera formula una nuova ipotesi. Nei nove mesi di indagini che sono serviti a produrre «Cosa ha ucciso Arafat?», Al Jazeera ha commissionato una serie di test clinici sugli effetti personali dell’anziano leader e i ricercatori dell’Istituto di Radiofisica di Losanna, in Svizzera, hanno rintracciato alti e anormali livelli di polonio-210 sui vestiti, lo spazzolino e perfino la kefya simbolo del leader palestinese. Assieme agli effetti personali, sono stati analizzate anche tracce biologiche di Arafat e anche lì sono state trovate tracce del raro isotopo radioattivo. Il che lascia pensare che ci fossero alte concentrazioni di polonio nel suo corpo. «Posso confermare che abbiamo misurato livelli elevati e abnormi di polonio-210 negli effetti personali del presidente Arafat che contenevano fluidi biologici», dice nel documentario il dottor François Bochud, direttore dell’istituto svizzero».

Per fare ulteriori indagini occorre riesumare il corpo di Arafat ed è proprio questo che ha chiesto sua moglie Suha: «So che l’Autorità nazionale palestinese ha cercato di capire per cosa sia morto Yasser e noi vogliamo aiutarli e ora abbiamo prove molto importanti». Secondo i ricercatori svizzeri, il test che fugherebbe ogni dubbio va condotto sulle ossa e sui resti dei tessuti del presidente e peraltro bisogna farlo in fretta, perché il polonio-210 si sta degradando e quindi potrebbe tra non molto essere più difficile da rintracciare. Il polonio-210, scoperto da Marie Curie nel 1898, è un elemento molto radioattivo. La figlia della grande scienziata morì di leucemia alcuni anni più tardi proprio per essere stata esposta al polonio. Nelle cronache internazionali, però, il polonio è diventato famoso per la morte di Alexander Litvinenko, ex spia russa diventato dissidente, ucciso a Londra nel 2006 con una dose mortale di polonio che lo ha condotto a una rapida e irreversibile malattia. L’inchiesta condotta dalle autorità britanniche accertò che Litvinenko era stato avvelenato con le polonio versato in una tazza di the.

Al Jazeera avverte che la letteratura scientifica sugli avvelenamenti da polonio è molto scarsa, ma che, stando a quanto hanno messo assieme i suoi reporter, i sintomi che ha avuto Litvinenko (perdita di peso improvvisa, diarrea, vomito) coincidono con quelli che ha manifestato Arafat durante la sua breve malattia.

Il polonio 210 ha un tempo di decadimento molto rapido, la sua radioattività si dimezza ogni 138 giorni. Per questo, i ricercatori svizzeri hanno precisato nella relazione consegnata ad Al Jazeera che «anche con una dose comparabile con quella del caso Litvinenko, ci si attendeva di trovare solo poche tracce di polonio 210 negli effetti personali di Arafat». E invece, nonostante siano passati otto anni, sullo spazzolino c’erano livelli di 54 millibecquerel e nelle tracce di urina 180 mBq. Un livello “normale” è attorno ai 6 mBq. Test ulteriori, condotti tra maggio e giugno di quest’anno, hanno dimostrato, secondo Al Jazeera, che una gran parte di questo polonio, tra il 60 e l’80 per cento secondo i campioni non è di origine naturale.

Ad aggiungere elementi ulteriori a un mistero già denso, i dottori svizzeri avevano chiesto di poter esaminare i campioni di sangue e di urine prelevati da Arafat mentre era ricoverato all’ospedale di Percy, ma quando Suha Arafat ha chiesto di avere i campioni, l’ospedale ha risposto che erano stati distrutti. Dalla cartella clinica e dalla documentazione medica, i dottori svizzeri hanno escluso altre cause di morte, almeno quelle che erano state ipotizzate a suo tempo. Al Jazeera dice di aver cercato di intervistare i medici francesi che hanno curato Arafat, ma che non avevano il permesso di parlare del caso, considerato segreto militare. Altri medici che avevano avuto in cura il leader palestinese in altri momenti, al Cairo o a Tunisi, hanno rifiutato di rilasciare interviste. Il dubbio quindi che Arafat sia stato ucciso è molto forte. E ovviamente, se e quando ci sarà una risposta precisa alla domanda «Cosa ha ucciso Arafat?», arriverà immediatamente una seconda domanda, la più pericolosa: chi lo ha ucciso?

di Joseph Zarlingo