L’anno scorso all’entrata del Meeting di Rimini – era proprio dopo la porta d’ingresso, impossibile non notarlo – i visitatori venivano accolti da un cartonato a misura d’uomo con l’effige di Roberto Formigoni: sorridente e abbronzato, il leader di Comunione e Liberazione salutava i suoi devoti, cui poco importava dove quella bella tintarella era stata presa, se all’Idroscalo o sugli yacht dell’amico Daccò.

I volontari ti chiedevano se volevi farti una foto con lui: chi si è fatto sfuggire l’occasione non avrà una seconda chance. Il governatore della Lombardia, per la prima volta dal 1980, non è stato invitato né come moderatore né come relatore. Lui, anima e volto del movimento, che in 31 edizioni aveva presenziato a 68 dibattiti (l’ultimo nel 2011 dall’illuminante titolo “I cristiani in politica”). Quest’anno il tema della kermesse è “La Natura dell’uomo è rapporto con l’infinito”: argomento di notevole interesse filosofico. Eppure mai come nell’anno in cui il sistema cielle è sotto accusa sembra un tentativo di distrazione.

Sarà stranissimo un Meeting senza Formigoni, anche se in compenso ci sarà mezzo governo, a conferma dei buoni rapporti tra esecutivo tecnico e Chiesa: apre il presidente del Consiglio Mario Monti, poi sfileranno anche Paola Severino, Giulio Terzi di Sant’Agata, Elsa Fornero, Francesco Profumo, Lorenzo Ornaghi, Corrado Clini, Corrado Passera. Praticamente un Consiglio dei ministri. Il papa, inizialmente annunciato, per ora non è previsto. Qualcosa scricchiola. Formigoni da giorni sostiene di non essere indagato, adducendo motivazioni prive di senso (“nessuno mi ha invitato, non mi è arrivato alcun avviso di garanzia”), mettendo comunque le mani avanti (“anche se m’indagano, non mi dimetto”).

La logica, evidentemente, non abita più qui. Daria Bignardi, sul blog di Vanity Fair, invita a non confondere l’etica con l’estetica: “Il fatto che un uomo come Formigoni – che si dichiara pio e devoto e che ha fatto della fede cattolica e della militanza ciellina la sua bandiera politica – ami il lusso pacchiano degli yacht rombanti, delle villone con piscina sul golfo del Pevero e dei capodanni ai Caraibi in slippini e borsello, può far parecchio sorridere – anzi fa sghignazzare – ma non può avere una rilevanza giuridica e penale. È roba buona per le barzellette, non per gli atti giudiziari”. Superfluo dire che la Procura si sta occupando di capire se dietro viaggi e vacanze a sette stelle ci siano scambi che hanno a che vedere con la gestione della sanità lombarda. La conduttrice delle “Invasioni barbariche” auspica che il dibattito torni sulla politica: ma proprio dalle indagini comincia a emergere che il tanto sbandierato “modello sussidiario lombardo” nasconde una rete opaca di rapporti, clientele e favori, aiutati dal mancato ricambio degli ultimi lustri. Comunque lo “stile di vita” del governatore lombardo, fino a oggi, non è mai stato un grosso problema per il popolo di Cielle.

Qualcosa è cambiato, se il Meeting l’ha scaricato tanto platealmente (salvo precisare che “il programma non è ancora definitivo”). In questo Paese i politici sono notoriamente incollati alla sedia con il mastice: ma se Cielle molla il suo leader, il vulnus è grave e a poco servirà il respiratore che temporaneamente la Lega ha offerto (con l’unico evidente scopo di non essere travolta dal voto anticipato) al governatore. Diceva il fondatore di Cielle Don Giussani: “La moralità è il rapporto tra il gesto e la concezione del tutto in esso implicato”. Pensando alle sue non dimissioni, Formigoni potrebbe almeno ricordare il suo maestro. Oppure qualcuno gli rinfrescherà la memoria.

Il Fatto Quotidiano, 1 Luglio 2012