Dopo il vertice europeo è la spending review e la sua definizione finale la prima preoccupazione del governo di Mario Monti. Tra tagli da fare, almeno 4 miliardi ma la cifra potrebbe essere molto più alata, e ministeri da salvaguardare è già iniziato il tour de force delle riunioni. Quelle con con le parti sociali e gli enti locali indetta per lunedì prossimo alle 9, è stata spostata a martedì mattina fanno sapere dalla presidenza Consiglio dei ministri. Sul tavolo la riduzione di spesa nella pubblica amministrazione, nella sanità e nella giustizia. L’obiettivo dichiarato un ulteriore innalzamento dell’Iva. “Quello che si risparmia sarà destinato alla crescita. Se riusciamo a realizzare il bottino di quattro miliardi e duecento milioni di euro entro l’anno non avremo la necessità di aumentare di due punti l’Iva per raggiungere l’obiettivo del pareggio di bilancio” dice il sottosegretario Antonio Catricalà a Catanzaro per gli stati generali del Mezzogiorno d’Europa.  

Pubblica amministrazione. Si parte con il taglio dei buoni pasto da 7,5 a 5 euro al giorno e una eventuale possibilità di slittamento del pagamento della tredicesima a gennaio del 2013. In agenda la rimodulazione della pianta organica dei dipendenti pubblici: i tagli dovrebbero riguardare il del 20 per cento dei dirigenti, il 10 per cento i dirigenti di secondo livello e il 5 per cento del personale occupato in altre fasce. In totale quindi sarebbero 10 mila gli statali coinvolti nella sforbiciata del governo. Chi non volesse accettare la mobilità, e quindi di cambiare un ufficio anche se nell’ambito della Regione, andrà in cassaintegrazione per 2 anni con l’80 per cento dello stipendio e poi 8 mesi in Aspi ovvero l’assicurazione sociale per l’impiego, lo strumento per chi non rientra nella cassa introdotta dalla riforma del Lavoro. Per favorire gli esodi si pensa anche a una deroga alla riforma Fornero in modo da mandare in pensione con le vecchie regole anche chi ha maturato i requisiti nei primi mesi di quest’anno. Qualche settimana fa tra il ministro Fornero e quello della Funzione Pubblica,  Filippo Patroni Griffi, si era aperta e poi chiusa una crepa sull’ipotesi di licenziamento degli statali ipotizzata dalla responsabile del Welfare. Si taglieranno da 10 a 40 Province con il metodo dell’accorpamento in base a numero di Comuni, superficie e abitanti. Ma se la Corte costituzionale si dovesse pronunciare a favore di chi ha presentato ricorso al previsto taglio immesso nel decreto  “Salva Italia” si dovrà procedere con legge ordinaria. Dove saranno  tagliate le province saranno tagliate anche le Prefetture. Sul paventato taglio dei dipendenti pubblici interviene il leader della Cisl Raffaele Bonanni, che si dice favorevole ad una riorganizzazione della pubblica amministrazione che dia però “prospettiva e dignità al lavoro pubblico e garanzia dei servizi ai cittadini”. La Cisl però è contraria a tagli degli statali. In quel caso sarà “mobilitazione, a tappeto e in tutte le città”, avverte Bonanni. 

Sanità. La riduzione della spesa sanitaria è uno dei punti più importanti. Il ministro Renato Balduzzi da giorni partecipa a riunioni per la definizione dei tagli. La spesa per i medicinali di Asl e ospedali dovrebbe scendere dall’attuale tetto del 13,2 per cento. Il ministero della Sanità vorrebbe scendere di 2 punti mentre le richieste di Enrico Bondi, il commissario nominato ad hoc per, sarebbero ben superiori fino al 5 per cento. L’obiettivo è comunque quello di ottenere risparmi complessivi di 1,5 miliardi. Poco più di un mese fa si parlava dell’ipotesi di far anticipare agli utenti i costi sanitari fino a un tetto che verrà calcolato in base al reddito di ciascuno

Giustizia. Tagli previsti anche per Tribunali (33) e Procure (37) come aveva ipotizzato il ministro della Giustizia Paola Severino. Per i Comuni che hanno più di 5mila l’ipotesi è che gestiscano obbligatoriamente i servizi in forma associata. Nel mirino anche le società partecipate da parte di Regioni, Province e Comuni. Ieri è stata la stessa associazione delle Province (Upi) a sottolineare che esistono 3.127 società, consorzi ed enti strumentali di Regioni, Province e Comuni, con “sigle improbabili” create dal nulla “spesso per spartire poltrone e gestire potere”. Costano al Paese 7 miliardi l’anno, di cui due per i soli Consigli di amministrazione. Previsti anche  tagli alle scorte, che riguardano circa 2mila uomini delle forze dell’ordine, e di auto blu. 

Le organizzazioni sindacali di polizia hanno inviato una lettera inviata a Palazzo Chigi, oltre che ai ministri dell’Interno e della Pubblica Amministrazione: “L’Italia è attraversata da una grave crisi economica che, oltre ad alimentare le tensioni sociali, crea condizioni favorevoli alla criminalità organizzata di trasformare il controllo delle attività illecite e criminali in potere economico diretto ad assumere la testa delle attività lecite in diversi settori, nonché a condizionare la politica in tutti i suoi livelli. E’ essenziale che i livelli di efficienza della capacità operativa delle Forze di polizia sia rafforzata e rientri negli investimenti affinché sia garantita quella legalità che è precondizione per lo sviluppo e la crescita italiana”. I sindacati rilevano che “in questi ultimi anni sulla sicurezza sono stati effettuati tagli e significativi disinvestimenti per miliardi di euro che hanno ridotto la capacità operativa delle forze di polizia”. Per questo, auspicano “che la presidenza del Consiglio voglia trarre dal confronto con i sindacati della Polizia utili spunti per l’azione di governo nell’interesse del Paese”.