Per ora sono state solo parole. È passato poco più di un mese da quando un grido bi-partisan si era levato dalle due aule parlamentari di Camera e Senato. “Subito il taglio dei rimborsi ai partiti. Destiniamo i risparmi ai terremotati dell’Emilia!”, scriveva su Twitter l’ex ministro degli esteri, Franco Frattini. E così facevano esponenti di gran parte delle forze politiche dell’arco parlamentare ed extraparlamentare. “Credo – disse il presidente della Camera, Gianfranco Fini, salito nella “sua” Mirabello lo scorso 8 giugno in visita alle tendopoli – che i gruppi politici che ricevono ancora quote di rimborsi elettorali debbano riflettere sull’opportunità di una devoluzione che avrebbe innanzitutto un significato chiaramente simbolico. In un momento in cui tutti sono chiamati a fare la loro parte – spiegò l’ex leader missino – e in cui la politica è chiamata a dimostrare la consapevolezza agli occhi dei cittadini di dover dare l’esempio, questa potrebbe essere l’occasione”. Già, potrebbe: ma anche no. Visto che adesso quei fondi rischiano di tornare alle casse dei partiti.

La possibilità di devolvere parte dei rimborsi ai terremotati era arrivata dai palazzi romani all’indomani della prima scossa del 20 maggio. A Montecitorio, sull’onda lunga degli scandali targati Belsito e Lusi si discuteva proprio una legge sulla trasparenza nei partiti politici e sul dimezzamento dei rimborsi. Lo scorso 24 maggio a pochi giorni dal primo dei due terremoti che hanno colpito l’Emilia, c’era anche un emendamento presentato da membri di Pd e Pdl che prevedeva la creazione di un fondo speciale da 150 milioni di euro, ricavati proprio dai tagli ai rimborsi e destinati ai terremotati dell’Emilia e a tutti i cittadini colpiti da “eventi di terremoto o altri disastri naturali avvenuti dopo l’1 gennaio 2009”. Insomma tra i destinatari di questi “risparmi” della classe politica erano finiti anche i terremotati de L’Aquila. Nel momento dell’emozione tutti i partiti si erano dimostrati a favore. Poi il disegno di legge nelle settimane successive si è come arenato.

Infatti, se entro l’1 luglio prossimo non entrerà in vigore il disegno di legge sui rimborsi elettorali, i 91 milioni, pari alla rata di luglio, i terremotati emiliani e quelli abruzzesi non li vedranno mai. Così sul web è scattata la protesta e il sito di petizioni online Avaaz ha già raccolto, in poco più di 24 ore, oltre 50 mila firme perché l’esecutivo guidato da Mario Monti adotti un decreto legge che cambi destinazione d’uso di quei fondi. “Vi chiediamo di riunirvi urgentemente e di adottare una legge d’emergenza per trasferire i 91 milioni di euro di rimborsi elettorali dei partiti ai terremotati”, si legge nel testo della petizione. “In tempi di ristrettezze economiche, i leader politici devono garantire che le nostre risorse vadano a quelli che ne hanno più bisogno. I partiti hanno promesso di dare una mano per la ricostruzione: sta a voi costringerli a rispettare la parola data”.

“I partiti – si legge sul sito di Avaaz – hanno deliberatamente perso tempo in parlamento così da affossare la legge e intascarsi i milioni di euro. Alcuni senatori si sono rivolti a Monti per chiedere di adottare una legge d’emergenza per fermare questa presa in giro, e un appello accorato da tutti gli italiani potrebbe convincerlo a farlo”.

E in effetti l’appello sembra avere funzionato. Forse già nel prossimo consiglio dei ministri potrebbe venire presentato un decreto per destinare la tranche di luglio dei finanziamenti ai partiti  alle vittime dei terremoti. In pratica la norma che cambierà destinazione a quei soldi potrebbe venire stralciata dal disegno di legge sui finanziamenti ai partiti ora arenata in commissione Affari Costituzionale di palazzo Madama, e messa su una corsia preferenziale, forse già lunedì, come decreto legge. L’entrata in vigore, a quel punto, sarà immediata. E la scadenza del 1 luglio rispettata.

Pericolo scampato? Forse sì, anche se altri parlamentari temono che questa “mancia” ai terremotati possa in realtà servire a distogliere lo sguardo dal vero problema: “Il rischio – dicono esponenti del centrosinistra al Senato – è che una volta stralciata questa norma assai popolare a livello opinione pubblica (cioè quella per la donazione dei 91 milioni ai terremotati, ndr), il resto del provvedimento che prevede controlli più rigidi per i partiti imponendo una trasparenza contabile, venga definitivamente abbandonato”. Del resto in poche settimane quel disegno di legge era già finito nei cassetti ed è servito il dramma emiliano, e ancora una volta il web, per riportarlo all’attenzione dell’opinione pubblica.