Il nome del gruppo sembra innocuo: “Un sorriso per tutti i bambini disabili”. In realtà dietro si nasconde una pagina facebook è zeppa di insulti e sarcasmo macabro nei confronti di bambini con disabilità o con la sindrome di Down. Oltre 1200 membri iscritti anche se numerosi account sembrano fasulli a giudicare dai nomi evidentemente di fantasia. Ma molti, in ogni caso, si iscrivono anche per rispondere e ricondurre alla ragione i frequentatori della pagina. Così ora è partita la protesta ufficiale dell’Associazione nazionale disabili italiani. La polizia postale ha avviato un’inchiesta per individuare chi “anima” (si fa per dire) la pagina del social network.

La fotocopertina della bacheca raffigura un ragazzino affetto dalla sindrome di Down che sorride. Una scritta sull’immagine recita: “Mi faccio schifo eh!!!”. E’ solo l’inizio. Scorrendo la pagina i commenti sono dei più crudeli. Aurora invita a festeggiare per il successo dell’Italia: “Carrozzine attaccate al gancio traino della macchina, con i m… (la censura è nostra, ndr) ben legati con festoni tricolore, e tutti in strada a festeggiare”. Colleziona 8 “mi piace” in pochi minuti. Alfredo si chiede: “Ma scusate i disabili a cosa servono? Non lavorano, puzzano e sono parassiti della società, una puntura e via, dai, ammazziamoli tutti”. Le reazioni indignate del popolo di facebook sono numerose e frequenti, spesso sovrastano i post ed i commenti dei membri della pagina. Ma non basta. Anzi, chi si indigna viene a sua volta ricoperto di improperi.La cernita dei commenti è necessaria, ma non esiste davvero confine. Si arriva ad augurare la morte.

E’ inevitabile, alla fine, che si arrivi a citare i crimini nazisti: “Ho acceso il forno – interviene Pamela – mettetevi in fila bambini disabili!”. Bernie Maddof III, che sembra uno degli animatori più assidui, se la prende con due gemelle siamesi, delle quali posta una foto con questa didascalia: “Come si fa a dire che sono esseri umani?”. Decine e decine di persone contribuiscono, postando e commentando le foto a riempire una vera e propria bacheca degli orrori. Si moltiplicano, di contro, le segnalazioni degli utenti che chiedono la chiusura immediata del gruppo.

Tra coloro che cercano di placare gli iscritti al gruppo anche la madre di un bambino disabile, Anna, che prova la strada della pacatezza: “E’ un angioletto stupendo che noi amiamo tantissimo e ringraziamo ogni giorno Dio per avercelo donato – scrive illudendosi di provocare un barlume almeno di senso di colpa – e ringraziamo tutte quelle persone che lo amano per quello che è (e ce ne sono davvero tante). Per fortuna quelli come voi che disprezzano i disabili sono una minoranza: chi non accetta la diversità in realtà non accetta se stesso ed in realtà vi dico che avete ribrezzo di voi stessi e lo esternate rivolgendolo ai disabili perché più deboli e indifesi”. Non serve a niente.

Mariella posta il sito di un’associazione che assiste i bambini malati di tumore. Inutile. Chi scrive ha disprezzo anche delle possibili conseguenze: “Ip sotto, ip sopra – sbotta Eleonora a chi paventa denunce – Vorrei chiedere a questi geni informatici cosa se ne fanno degli ip una volta identificati, forse li collezzionate?? Dai, fatemi sentire, sono curiosa”. La “curiosa” ha scritto proprio così, collezzionate, con la doppia zeta. Qualcuno dei più attivi ha tra le pagine che segue assiduamente quella di CasaPound, tra le altre. Il presidente dell’Andi Alfredo Bonino resta quasi senza parole: gli insulti hanno raggiunto anche la sua bacheca personale: “Non ho voluto neanche leggerli con attenzione. Ho eliminato, disgustato, ho eliminato il mio account, non ne sapevo niente, è una vicenda veramente mortificante”.

Ora sul caso indaga la polizia postale: “Abbiamo ricevuto numerose segnalazioni da parte dei cittadini – spiega il vicequestore aggiunto Bernardino Ponzo, responsabile della polizia giudiziaria della polizia postale del Lazio – Stiamo monitorando costantemente la pagina facebook e domani avviseremo l’autorità giudiziaria, ci stiamo già muovendo per trovare i responsabili”.