Ieri la Turchia ha dichiarato di non aver più tracce sui suoi radar di un F-4 dell’aviazione militare. Sempre ieri si sono rincorse voci secondo cui la Siria ammetteva e poi smentiva di averlo abbattuto. Oggi invece è arrivato l’ufficialità: Damasco ha comunicato di aver colpito con l’artiglieria antiaerea il velivolo di Ankara. “Abbiamo confermato che l’obiettivo era un aereo militare turco che è stato colpito dopo essere entrato nello spazio aereo siriano“. A riferirlo è un portavoce dell’esercito siriano ai microfoni di France Press. L’ufficiale ha aggiunto che il caccia si è schiantato in mare nelle acque territoriali siriane a circa 10 km dalle coste della provincia di Latakia. Fonti governative turche non hanno escluso che nel caso possa essere investita la Nato, sulla base del principio del Patto Atlantico che considera l’attacco contro un qualsiasi Stato membro alla stregua di un attacco contro tutti gli altri, legittimandoli a un eventuale intervento.  

La Siria ha fornito anche i dati dell’operazione militare: i radar siriani hanno individuato verso le 11.40 ora locale (le 10.40 in Italia) di ieri un “obiettivo non identificato” che è penetrato nello spazio aereo siriano a grande velocità e a bassa altitudine (tecnica utilizzata per non essere tracciati dai radar, ndr). La difesa anti-aerea ha ricevuto quindi l’ordine di aprire il fuoco. Pare che i due piloti a bordo siano riusciti a paracadutarsi prima dello schianto ma non sono ancora stati individuati. Le marine turca e siriana sono in contatto e conducono le operazioni di ricerca per ritrovarli. Intanto un ex membro dell’esercito siriano, ora a Beirut, ha rivelato all’agenzia d’informazione Dpa di avere notizie secondo cui le truppe siriane che hanno abbattuto il caccia turco hanno pensato che in realtà si trattasse di un altro pilota dell’aviazione di Damasco che aveva disertato, dopo quello fuggito in Giordania nei giorni scorsi. 

Poco prima della precisazione siriana, il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha confermato in una nota l’abbattimento del velivolo, al termine di una riunione d’emergenza con i vertici militari. Il premier ha fatto sapere che Ankara “annuncerà la sua posizione definitiva e prenderà con determinazione i passi necessari dopo che l’incidente sarà stato interamente chiarito”. La Turchia in passato è stato un importante partner commerciale di Damasco ma negli ultimi mesi, dopo il susseguirsi di notizie sulle brutali repressioni da parte del presidente siriano Bashar alAssad a danni della popolazione civile, Ankara ha preso le distanze e irrigidito la sua posizione verso il vicino paese mediorientale.  

Il presidente turco, Abdullah Gul, ha sottolineato che l’abbattimento di un caccia di Ankara da parte siriana non potrà essere ignorato e per questo saranno prese le misure opportune. “Non è possibile fare finta di niente di fronte a un fatto del genere, e quindi si farà qualunque cosa sia necessaria”, ha affermato Gul che non ha escluso che il velivolo avesse sconfinato nello spazio aereo siriano. A questo riguardo, il presidente turco ha spiegato che sarà un’inchiesta ad accertare dove si trovasse il jet al momento dell’abbattimento. “Per i caccia”, ha osservato il capo dello Stato, “è di routine volare talvolta dentro e fuori dai confini nazionali, se si considera quanto velocemente procedono sul mare. Si tratta di eventi che non nascondono cattive intenzioni ma che succedono proprio a causa della velocità degli aerei”. Gul ha quindi riferito che contatti telefonici sono stati allacciati con le autorità siriane, malgrado già dallo scorso marzo, a un anno dall’inizio dell’insurrezione popolare contro il regime di Bashar al-Assad, Ankara avesse ritirato il personale dalla propria ambasciata a Damasco, ed espulso i diplomatici del Paese arabo. 

Il premier Recep Tayyip Erdogan con il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, ha tenuto una nuova riunione di emergenza con i vertici delle Forze Armate e dei servizi segreti, con i quali ha discusso delle mosse da adottare nei confronti del paese confinante, e del coordinamento delle operazioni di ricerca di pilota e co-pilota, tuttora dispersi, alle quali la Siria stessa sta peraltro contribuendo. Il colloquio si è protratto per circa tre ore.