Autunno 1998. Tribunale di Trapani, aula delle aste fallimentari. Una giovanissima imprenditrice di Castelvetrano appena ventenne, a capo di una piccola impresa edile, soffia uno dei più grandi affari dell’epoca ad uno dei più grossi gruppi imprenditoriali nazionali, quello che faceva capo a Emma Marcegaglia, destinata qualche anno dopo a diventare presidente di Confindustria. All’epoca la Marcegaglia si era già affacciata nel mondo delle imprese, diventando presidente dei giovani di Confindustria. E proprio una giovane, Desi Ingrasciotta, di Castelvetrano, le toglieva il “tesoro” che lei pensava già di prendersi e portare tre le sue aziende, un Villaggio Turistico costruito a Favignana negli anni Ottanta e che portava il nome di Gasmann. Non era un caso, quella struttura nasceva da una società, la spa “Punta Fanfalo”, che nel 1968 a Trapani era stata fondata proprio dal famoso attore, Vittorio Gasmann, finita fallita però nel 1986. Un residence che per un paio di anni fu il rifugio di vip nelle Egadi, costruito su quasi 60 mila metri quadrati di terreno, in contrada Punta Fanfalo di Favignana, da qui il nome della spa, in una zona vicinissima al mare.

Per alcuni anni il Villaggio fu gestito da un amministratore nominato dal Banco di Sicilia, poi la vendita all’asta che però per essere aggiudicata fu ripetuta diverse volte. Fino ad arrivare a quel 13 ottobre del 1998. Desi Ingrasciotta solo per poco restò proprietaria del villaggio, presto la titolarità passò all’imprenditore patron della Valtur Carmelo Patti. Oggi la vicenda di questa vendita all’asta è oggetto di indagine. Se ne sta occupando la Dda di Palermo da quando la Dia ha chiesto il sequestro del patrimonio miliardario di Patti, un piccolo muratore originario di Castelvetrano, che presto fece una brillante carriera imprenditoriale, occupandosi di indotto Fiat prima e di turismo dopo. La Dia ha proposto alla Procura antimafia di Palermo la confisca del patrimonio immobiliare, e non solo, di Carmelo Patti: valore complessivo 5 miliardi di euro. Compreso il villaggio ex Gasmann di Favignana diventato adesso uno dei residence Valtur sparsi nel mondo.

Carmelo Patti da tempo entra ed esce dalle indagini che riguardano il capomafia Matteo Messina Denaro. E’ stato prosciolto e poi di nuovo di recente è finito sotto inchiesta per favoreggiamento, ha subito una perquisizione nello stesso giorno in cui la polizia è andata a perquisire le casa della mamma del latitante, Lorenza Santangelo, vedova del patriarca della mafia belicina Ciccio Messina Denaro, morto nel 1998, e ancora delle sorelle e dei cognati del boss.

Adesso si profila l’ipotesi che la “cassaforte” di Patti sarebbe stata una di quelle a disposizione del sanguinario e assassino capo mafia belicino, che con le mani sporche del sangue di tanti morti ammazzati, da diversi anni dalla latitanza riesce a guidare una vera e propria holding di imprese. Non imprenditori, quelli scoperti e condannati per questi fatti, costretti a sottostare alle sua forza intimidatrice del boss, ma quasi felici di potere essere “suoi soci”. Hanno strabuzzato gli occhi gli agenti dell’intelligence della Dia esperti nella “caccia” ai conti segreti della mafia quando si sono trovati a spulciare i tabulati bancari sul pagamento della commessa per l’acquisto all’asta del Villaggio Punta Fanfalo: bonifici miliardari (in lire) che nel giro di pochissimi giorni, due al massimo, sono transitati dai conti Fiat a quelli della Desi Immobiliare, da Torino a Castelvetrano in un baleno.

Perché la Fiat? Perché quei bonifici operati dalla società cassaforte della casa automobilistica erano a favore di società del suo indotto, operanti a Castelvetrano ma con conti correnti aperti a Vigevano. Erano quelle le società del gruppo Patti che avevano in appalto con la Fiat alcune forniture elettriche per l’assemblaggio di materiali elettrici da montare poi sulle vetture. La Desi Immobiliare faceva la sua offerta ma dietro le quinte c’era già Carmelo Patti. Ma non solo lui. Perché sia la somma per i versamenti necessari a partecipare all’asta, sia quella per saldare l’aggiudicazione dell’asta, una tranche da 1 miliardo e mezzo di lire la prima, e 9 miliardi e 600 milioni di lire, la seconda, sono arrivate sui conti della Desi Immobiliare versate da Michele Alagna, il cognato del super latitante Matteo Messina Denaro, che secondo i conti fatti dalla Dia trattenne dai bonifici ricevuti dalle società di Patti la somma di 80 milioni di lire, quasi che c’era un disturbo da dovere pagare.

Michele Alagna non era uno sconosciuto per Patti: lui professore in una scuola superiore, Patti all’epoca imprenditore che cominciava a crescere, erano clienti dello stesso barbiere a Castelvetrano, che poi era lo stesso barbiere di Matteo Messina Denaro e degli amici di Matteo. Michele Alagna è fratello di Francesca, giovane e bella castelvetranese che divenne la mamma dell’unica figlia avuta nel 1996 da Matteo Messina Denaro, durante la latitanza. Da quando partorì Francesca Alagna abita con la suocera. Se si muove, è sempre in compagnia, così come la figlia, Lorenza, che frequenta il primo liceo scientifico di Castelvetrano, e per lei c’è la scorta di un cugino più grande. Michele Alagna, dottore commercialista, cominciò ad occuparsi delle aziende di Carmelo Patti fino a diventare presidente di sue società. La storia del Villaggio Punta Fanfalo di Favignana porta dentro tanti interessi della mafia: non meno rilevante è la circostanza che la società che ebbe sede a Palermo, aveva i suoi uffici laddove li aveva un famoso commercialista, Pino Mandalari, gran maestro della massoneria e “ragioniere” di Totò Riina. Anche di Carmelo Patti i mafiosi pentiti dicono che è un massone. Parola del padrino Francesco Messina Denaro.