Un presidente della Regione spaventato per le inchieste giudiziarie che stanno decimando la sua giunta, un piano di comunicazione per rilanciare l’immagine della Lombardia, e il giallo di una bonifica per eliminare le cimici che “spiano” Roberto Formigoni. E’ quanto emerge dalle telefonate intercettate tra il generale Mario Mori e il colonnello Giuseppe De Donno, ex alti ufficiali del Ros , attualmente indagati nell’ambito dell’inchiesta della procura di Palermo sulla cosiddetta trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa Nostra.

Nel 2009 il presidente Formigoni nominò Mori e De Donno superconsulenti nel Comitato per la legalità dell’Expo. Sarà per questo che, in primavera, chiede alla sua segretaria di cercare il generale attualmente sotto processo a Palermo per la mancata cattura di Bernardo Provenzano. È il 18 aprile del 2012 e il cellulare di Mori squilla: “Generale Mori? Sono Anna, segretaria Formigoni, giovedì il presidente sarà su a Roma, allora dice a me: vedi una chiacchierata veloce” . “Volentieri “ risponde Mori. Se quell’incontro tra Mori e Formigoni a Roma ci sia poi stato veramente non è dato sapere.

L’ex generale del Ros però chiama subito il suo storico braccio destro De Donno, per informarlo di quell’incontro chiesto dal presidente della Lombardia. Solo che la telefonata tra i due carabinieri rimane incisa sulla bobine della Dia. “M’ha telefonato la segretaria del presidente Formigoni – dice Mori – ci vediamo qui a Roma alle 10 e 30. C’ha qualche problema particolare? Oltre alle intercettazioni?”. Di quale intercettazioni parli Mori non si sa. L’unica cosa certa è che De Donno è oggi amministratore di una società di security. È per questo che tra gli investigatori è nato il sospetto di una possibile bonifica di cimici negli uffici o nelle abitazioni del presidente della Lombardia, che prima di chiamare Mori, aveva già incontrato De Donno.

“Io l’ho incontrato a Milano la settimana scorsa .- racconta De Donno a Mori – e chiaramente lui era molto preoccupato, perché oltre a quanto già successo, ci sono notizie di altre cose che stanno per arrivare. Molto pesanti”. A questo punto De Donno racconta dei consigli che avrebbe dato al presidente lombardo per ripulire la sua immagine agli occhi dell’opinione pubblica. “Io gli ho detto guardi, lei lo sa, noi non vogliamo niente, non ci serve niente, non abbiamo chiesto mai un cazzo, però a questo punto la sua posizione deve cambiare. Lei come presidente della Regione non può continuare a dire: dobbiamo aspettare che la magistratura, che questa è tutta gente innocente”. “Ci sta mezza regione Lombardia indagata” commenta Mori. “Tra l’altro adesso cominciano ad uscire fuori, anche implicazioni di contatti molto pesanti con problemi di ‘ndrangheta, qui ci vuole un team di persone che l’assiste, che l’aiuta nel gestire giorno per giorno una campagna d’immagine che sia fortissima” continua De Donno, che si lascia sfuggire anche una valutazione giudiziaria. “Perché qui giorno per giorno alla fine puntano a lui, poi lui sai i fatti suoi, se ha fatto casini cazzi suoi eh…”.

Già nel 2004 De Donno fu avvicinato dai manager di due società vicine a Comunione e Liberazione, finite sotto inchiesta a Bari. L’obiettivo dei colletti bianchi targati Cl era cercare di fare pressioni sui magistrati pugliesi tramite lo stesso De Donno, braccio destro di Mori che all’epoca era a capo del Sisde. In quell’occasione l’ufficiale dell’Arma rifiutò nettamente le richieste per “inguaiare” i magistrati. Il rapporto con il leader di Cl Formigoni però pare sia rimasto intatto.