Mai così tanti rifugiati dall’inizio del secolo. E l’attuale governo italiano dice Barbara Boldirni, portavoce Unhcr , “non ha preso le distanze dalla pratica dei respingimenti dopo la condanna della Corte Europea per i diritti umani”.  Nel 2011 sono state 800mila le persone costrette ad abbandonare il proprio Paese. Il numero più alto dal 2000. Dal rapporto annuale dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), che fornisce la mappatura delle migrazioni forzate provocate dalle crisi umanitarie in tutto il globo, emergono dati sconfrotanti. “Il 2011 ha visto sofferenze di dimensioni memorabili”, ha detto l’Alto commissario Antonio Guterres, “Il fatto che così tante vite siano state sconvolte in un periodo di tempo così breve implica enormi costi personali per tutti coloro che ne sono stati colpiti. Possiamo solo essere grati del fatto che nella maggior parte dei casi il sistema internazionale atto a proteggere queste persone sia rimasto saldo e che le frontiere siano rimaste aperte. Questi sono tempi difficili”.  

Tra nuove e vecchie crisi, alla fine del 2011, in tutto il mondo vi erano in totale 42,5 milioni di persone tra rifugiati (15,2 milioni), sfollati interni (26,4 milioni) o persone in attesa di una risposta in merito alla loro domanda d’asilo (895.000). La cifra complessiva è però inferiore all’anno precedente quando i migranti forzati erano 43,7 milioni. Questo calo può essere spiegato con l’alto numero di sfollati rientrati nelle proprie case, 3,2 milioni, la cifra più alta da oltre un decennio. E dopo un calo costante iniziato nel 2004 anche i rimpatri volontari dei rifugiati hanno fatto registrare un incremento: sono stati 530mila, più del doppio rispetto ai dodici mesi precedenti, ma ancora la terza cifra più bassa degli ultimi dieci anni.  

A livello globale le tendenze più preoccupanti emergono proprio se si confrontano i dati del 2011 con quelli dell’ultimo decennio: nell’Africa sub-sahariana, per esempio, il numero dei rifugiati aveva fatto registrate un calo costante dal 2001 al 2009. Negli ultimi due anni c’è stata invece un’inversione di tendenza. Alla fine del 2011 nella regione i rifugiati erano 2,7 milioni, circa mezzo milione in più rispetto all’inizio dell’anno. A questo fenomeno hanno contribuito inizialmente le violenze politiche in Costa d’Avorio, seguite dal conflitto in Libia e da altre crisi in Sudan e Somalia. Complessivamente l’Afghanistan si conferma il Paese d’origine del maggior numero di rifugiati (2,7 milioni), seguito da Iraq (1,4 milioni), Somalia (1,1 milioni), Sudan (500.000) e Repubblica Democratica del Congo (491.000).

Contrariamente a quanto si possa pensare la maggior parte dei rifugiati trova ospitalità nei Paesi in via di sviluppo, con le 48 nazioni più povere del mondo che garantiscono accoglienza a 2.3 milioni di rifugiati. Questo soprattutto perché la stragrande maggioranza cerca rifugio nei Paesi limitrofi. Su tutti spicca il Pakistan che accoglie 1,7 milioni di rifugiati. Iran e Siria completano il podio. Tra i Paesi industrializzati il primo Paese è la Germania, dove hanno trovato ospitalità 571mila rifugiati. L’Italia accoglie in totale 58mila rifugiati, meno di uno ogni mille abitanti contro un rapporto di sette a mille fatto registrare in Germania o di tre, quattro a mille in Francia, Paesi Bassi e Regno Unito. Nel 2011, per effetto della Primavera araba, le domande d’asilo sono state oltre 34mila, con un incremento del 240 per cento rispetto all’anno precedente.

“Nel 2010 sono state presentate 10mila domande di asilo, ben al di sotto della media Europea”, spiega Boldrini al fattoquotidiano.it, “Era un effetto delle politiche restrittive e dei respingimenti nel mar Mediterraneo, la via dell’asilo. Nello stesso anno la Francia ha ricevuto 44mila domande. Questo nonostante da noi ci si sia spesso lamentati dello scarso impegno europeo. Lo scorso anno i numeri sono tornati in linea con quelli del resto d’Europa. Bisogna tuttavia sottolineare – continua –  come la Francia abbia ricevuto nello stesso periodo 52mila domande e la Germania, 45mila. Nei primi mesi del 2012 gli arrivi – spiega Boldrini – sono stati invece circa duemila. Si ha però notizia di molte persone, soprattutto somali ed eritrei, in attesa di poter partire, ma impossibilitati a farlo e bloccati sull’altra sponda del mare. Ci sono state anche differenze nell’atteggiamento dell’attuale governo confrontato con quello precendente? Abbiamo assistito a un cambio nel linguaggio e nel modo di affrontare la questione nel discorso pubblico”, conclude la portavoce dell’Unhcr, “Tuttavia l’attuale esecutivo non ha preso le distanze dalla pratica dei respingimenti dopo la condanna della Corte europea per i diritti umani. E Lampedusa continua a essere dichiarata porto non sicuro, misura altamente discriminatoria perché riservata ai soli migranti. Inoltre tale provvedimento indebolisce l’intero sistema dei salvataggi in mare. Non essendo infatti più prevista la possibilità di attraccare a Lampedusa, l’effettiva capacità di soccorrere della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza viene compromessa dalla distanza necessaria per raggiungere Porto Empedocle, il che comporta almeno 7-8 ore aggiuntive di navigazione.”

di Andrea Pira