Quest’anno le nomine Rai per parte Pd saranno proposte con altri criteri, diversi da quelli utilizzati per Privacy e Agcom. Niente più nomi ricavati dalle fila dal partito, nessuna cooptazione per avere i propri uomini al settimo piano di viale Mazzini. Perché i candidati saranno segnalati dalla società civile. I democratici hanno infatti deciso di inviare una lettera alle associazioni ‘Se non ora quando’, ‘Libera’, ‘Libertà e Giustizia’ e il ‘Comitato per la libertà e il diritto all’informazione’ (che comprende, tra gli altri Fnsi, Articolo21 e Federconsumatori) per chiedere la segnalazione di alcuni aspiranti consiglieri del servizio pubblico. Bocche cucite per le quattro associazioni che finora hanno manifestato apprezzamento per la proposta del centrosinistra e che lunedì si incontreranno alla sede di Fnsi per discutere proprio della lettera di Bersani e cercare così una convergenza sui nomi. La scadenza intanto si avvicina: il termine ultimo per l’invio dei curriculum è fissato per le 21 di lunedì 18 giugno e tre giorni dopo voterà la Vigilanza. Sperando che, a differenza di quanto è avvenuto per le authority, le candidature siano valutate per merito e competenza

Finora pare che i sindacati Usigrai e Fnsi siano intenzionati a suggerire Lorella Zanardo, autrice del documentario “Il corpo delle donne”, manager per molti anni che ha portato nelle scuole italiane il progetto “Nuovi occhi per la tv” per sviluppare una “visione consapevole” del mezzo televisivo. L’associazione “Libertà e Giustizia” potrebbe invece candidare la presidente dell’associazione Sandra Bonsanti e Conchita De Gregorio, firma di punta di Repubblica ed ex direttrice de L’Unità. 

“Andiamo a quest’incontro con le altre associazioni per ragionare dove deve andare il servizio pubblico. Non portiamo nomi, cerchiamo però di capire quali debbano essere le priorità del servizio pubblico”, dicono da Libera, che guarda “molto positivamente” la proposta del Pd. Stessa posizione per “Se non ora quando“, dove Cinzia Guido, responsabile delle relazioni con i comitati locali aggiunge: “Nella lettera Bersani ci chiede di fare delle nomine e di presentarle. Cercheremo di sollecitare la valutazione di curriculum femminili, visto che, per quando ci risulta, soltanto tre candidature “in rosa” sono arrivate finora in commissione di vigilanza”. Che sarebbero – appunto – Zanardo, Bonsanti e De Gregorio. Nessuno però, specifica, “sta inviando a noi il suo cv, che deve essere depositato direttamente in commissione di Vigilanza. Abbiamo chiesto massima trasparenza”. Tuttavia, fino alla riunione di lunedì, hanno deciso di “non rilasciare interviste” ma riconoscono il “dato di innovazione che ha portato il Partito democratico allargando la selezione per le nomine alla società civile”. “Se non ora quando”, in una nota, ringrazia poi il segretario “per essersi rivolto al movimento nella consapevolezza dell’importanza delle donne per una nuova governance del servizio pubblico”.

Se l’appuntamento congiunto è fissato per lunedì, dal ‘Comitato’ spiegano che sabato si svolgerà una riunione tra tutte le sigle che lo compongono “per discutere della risposta da dare alla lettera di Bersani”. Roberto Natale, presidente della Fnsi, non scioglie le riserve sulle ragioni dell’incontro della settimana prossima. Si troverà una convergenza sui nomi? “Troppo presto per dirlo, per ora ci limitiamo a dire che il messaggio di Bersani è per noi particolarmente importante per l’impegno ad una vera riforma della Rai nella prossima legislatura”. Ma conferma i nomi usciti finora, specie per le candidature femminili? “Rispettiamo le sedi di domani e lunedì”, conclude Natale. 

Intanto, tra le candidature outsider, spunta anche quella di Gilberto Squizzato, caposervizio e poi caporedattore per gli speciali del Tg Rai di Milano, che ha già depositato il suo cv alla Vigilanza. “La Rai non è nata per fare concorrenza alle tv private, sacrificando qualità e professionalità”, dice. “La sua funzione si può assimilare alla scuola o alla sanità, che non hanno clienti ma utenti”. Squizzato ritiene che “la più grande industria culturale d’Italia” non debba “puntare al ribasso per competere sul mercato” ma piuttosto “recuperare le sue risorse dall’interno, a partire dal lavoro di artigianato qualificato dei suoi professionisti”. E sulla proposta di Bersani? “Posso solo dire che la mentalità italiana, fatta di partiti e cooptazione senza merito è dura a morire. Il Pd ha dato un segno di apertura, che va apprezzato ed è da estendersi a tutta la società civile”. Solo così spiega,  “la Rai potrà essere di nuovo servizio pubblico”.