C’è Mario, 92 anni, ex partigiano, medaglia d’argento al valore militare, che dalla Sardegna ogni anno prende un aereo per partecipare alla manifestazione. E poi c’è Monica, capelli corvino, che, fresca di laurea, è arrivata a Marzabotto da Tolentino, in provincia di Macerata. Nonni e nipoti divisi da mezzo secolo di storia d’Italia ma uniti da idee che sembrano non sbiadire mai. Ci sono tutte le generazioni alla terza festa nazionale dell’Anpi, l’associazione dei partigiani italiani. Non solo i reduci della Resistenza, donne e uomini che hanno combattuto o visto combattere i propri cari per liberare l’Italia dal dominio nazifascista. Ma anche “nuove leve”, universitari o neolaureati poco meno che trentenni, che hanno deciso di tesserarsi e di partire dal passato per “cercare di ricostruire la buona politica nel presente”.

Passeggiando per il parco di Marzabotto, tra gli stand e i ristoranti, sono le fotografie di gruppo a parlare più di ogni altra cosa: un mix di volti, che va da quello acqua e sapone a quello segnati da rughe profonde sessant’anni. “Perché mi sono iscritta all’Anpi? Perché è una scuola – risponde Monica Minnozzi, maceratese trapiantata a Bologna, ha 28 anni e una laurea in tasca – io la vivo così, come un continuo insegnamento. Trovo nell’Anpi quella coscienza civica che in altre parti manca. Soprattutto negli ultimi anni, da quando l’associazione ha deciso di aprirsi alle nuove generazioni, quindi anche a chi per ragioni anagrafiche non ha potuto partecipare alla Resistenza, l’Anpi ha cambiato taglio”. Insieme alla storia della lotta partigiana, nei dibattiti e negli incontri hanno trovato posto anche le questioni più recenti, dalla getione dell’acqua pubblica alle politiche del lavoro. “Ci siamo dedicati anche a temi di attualità comunque connaturati ai valori della Resistenza. Quindi si discute di democrazia, di diritti dei lavoratori e di bene comune. Magari collaborando con associazioni come Libera”.

 Poco più grande Federico, foulard rosso al collo, si muove tra i tavoli del ristorante salutando tutti, dai coetanei e ai novantenni. Di ognuno degli ex partigiani presenti sa la storia della vita, con tanto di nome di battaglia e gruppo d’appartenza. È lui a presentarci Mario. “Medaglia d’argento al valore militare, ogni anno, nonostante i suoi 92 anni, prende un aereo da Cagliari per partecipare alla festa. Non ne perde una. Ecco credo siano persone come lui lo stimolo più forte a partecipare”. E poi spiega: “L’Anpi rappresenta oggi come durante la guerra quei valori di libertà e uguaglianza su cui si dovrebbe basare uno stato democratico. Per questo, a volte, alcuni lo confondono con un partito, o entrano a farne parte perché quello che oggi viene offerto loro non è sufficiente, non basta per garantire un futuro al Paese”. E l’associazione, per un numero sempre crescente di giovani e meno giovani, è ancora più attuale in uno stato che, in termini di diritti, “continua a regredire, piuttosto che progredire”.

 “Noi abbiamo vissuto una giovinezza durissima – racconta Bruno Monti, ex partigiano della 63ma brigata ‘Bolero’ e presidente dell’Anpi di Casalecchio di Reno – ma per le nuove generazioni è ancora più difficile, perché non hanno una prospettiva per guardare al futuro. Noi sapevamo che la guerra sarebbe finita e avremmo potuto ricominciare a costruire, ma per loro cosa c’è?”.

 Dal 14 al 17 giugno sono stati centinaia coloro che, da tutta Italia, hanno raggiunto Marzabotto per partecipare all’evento. Che quest’anno, dopo Gattatico e Ancona, si è tenuta proprio in una delle città simbolo della Resistenza, dove in pochi giorni, dal 29 settembre al 5 ottobre 1944, circa 800 persone tra donne, uomini, anziani e anche bambini, vennero uccise. Dove, come scrisse il poeta Salvatore Quasimodo, venne messo in atto “il più vile sterminio di popolo”.

E per il presidente dell’associazione, Carlo Smuraglia, la festa di Marzabotto non deve solo ricordare, ma rinfrescare la memoria per scacciare i fantasmi del passato dal presente. “È molto importante che la festa dell’Anpi si svolga in questa città – ha spiegato inaugurando la festa – perché sebbene oggi ci sia ancora qualcuno che cerca di negare la Resistenza e minimizzare le stragi nazifasciste, è anche grazie a chi ha combattuto che possiamo dire di vivere in uno stato democratico”.

La festaè stata anche un’occasione esprimere solidarietà e vicinanza alle popolazioni terremotate dell’Emilia e della Lombardia, che hanno perso la casa, l’attività, il lavoro a causa degli eventi sismici che, a partire dal 20 maggio scorso, hanno fatto sussultare continuamente, e con violenza, la terra. Durante le quattro giornate di eventi e dibattiti, infatti, verranno raccolti fondi da inviare in “aiuto di chi ha bisogno, perché dare una mano a chi sta vivendo un momento di difficoltà è un valore insito nel cuore dell’associazione”.