Dagli al giornalista, il vero nemico del popolo. I tuoi idoli ti tradiscono, il calcio – tua ragione di vita – puzza di marcio come non mai? La colpa è di scrive di questo, soprattutto se tira in mezzo la tua squadra. Ecco allora che il giornalista diventa un infame, l’artefice di un complotto pluto-demo-giudaico, un venduto al soldo di chissà quale potenza interplanetaria istituita solo per fare del male alla tua squadra del cuore e quindi a te. Oramai ci sono veri e propri siti specializzati nello smontare, e poi rimontare a modo loro, gli articoli di chi si occupa di Calciopoli o del calcioscommesse per dimostrare l’innocenza del proprio beniamino di turno e la lampante colpevolezza di chi ha scritto sull’argomento: che ha sbagliato, inventato, o addirittura consapevolmente travisato.

D’altronde fu proprio il capitano della nazionale italiana Buffon che, esattamente un anno fa, all’indomani dei primi arresti relativi al calcioscommesse, dichiarò: “E’ l’Italia di piazzale Loreto”. Facendo subito intendere, al di là delle sue ribadite simpatie, che i colpevoli andavano ricercati non tra coloro che hanno tentato di rovinare il gioco più bello del mondo, ma in quelli che pretendevano la giusta punizione per i colpevoli (restando nella similitudine di Buffon, i partigiani della costituzione calcistica).

L’ultimo episodio in ordine di tempo arriva dal sito giulemanidallajuve.com che insieme a Ju29ro da anni passa il tempo a leggere le migliaia di pagine di ogni faldone di ogni processo in cui spunta il nome della Juve cercando di riscriverlo. Ecco allora che – partendo dall’intercettazione telefonica agli atti della Procura della Cremona di una telefonata tra il collega Marco Mensurati di Repubblica e il cosiddetto ‘zingaro’ Ilievski – il sito giulemanidallajuve.com sbatte i mostri (i giornalisti, per contrappasso allo splendido film di Bellocchio) in prima pagina.

La storia è nota, e scivolosa. In un’intervista pubblicata su Repubblica l’11 marzo 2012 e ripresa da tutti i quotidiani internazionali, Mensurati e il collega Foschini intervistano lo ‘zingaro’ Ilievski. Tra le varie cose interessanti (e sconvolgenti) emerge il nome del calciatore del Genoa Giuseppe Sculli, nipote del boss di ‘ndrangheta Giuseppe Morabito, detto Peppino Tiradritto, su cui stava indagando da tempo la Procura di Cremona. “Guarda che la partita è fatta. L’ha fatta Sculli”, dice Ilievsky riferendosi a Lazio-Genoa. Il giorno dopo Ilievski, il cui telefono è sotto controllo, chiama Mensurati e cerca di ritrattare, soprattutto sul nome di Sculli, minacciando di sputtanarlo.

Il giornalista di Repubblica riesce però a fargli ammettere che durante l’intervista il nome di Sculli sia stato fatto. Come emerge poi tra l’altro dall’ordinanza che il gip di Cremona Savini dedica all’inchiesta: “L’ira di Ilievski riguarda il fatto che il giornalista (Mensurati ndr.) abbia pubblicato la notizia del coinvolgimento di Sculli, non tenendo conto che le rivelazioni erano state formulate in via del tutto confidenziale. Al telefono, Mensurati obietta che le informazioni erano state rivelate dal macedone in un contesto di intervista. “Ascolta, Hristian! Ascolta, Hristian! Tu hai detto Sculli ed io ho chiesto: Sculli?”. E tu hai detto: “Un milione per cento!” Ricordi? “Un milione per cento!” (…) Nel prosieguo della conversazione, Ilievski, consapevole di essere intercettato e spaventato, si muove su più fronti con argomentazioni insostenibili (…) con il chiaro intento di inquinare il tutto”.

Bene, siccome le intercettazioni di questa telefonata sono agli atti e sono state rese pubbliche, il sito giulemanidallajuve.cm trova in questa telefonata frasi dette dal giornalista – come “io ti sono amico” o “scrivo quello che vuoi” – per sostenere che Ilievsky sia stato imbeccato dal collega di Repubblica che ha quindi costruito l’intervista a tavolino per interessi suoi, ovviamente antijuventini. Il nemico, l’infame, è il giornalista. La cosa più triste è che non ci sono solo questi siti di chiara impostazione filojuventina che se la prendono con chi fa il proprio mestiere – si veda Marco Travaglio che pur essendo juventino ha sempre osteggiato il malaffare della passata dirigenza – ma anche diversi colleghi, o presunti tali. Perché il tifoso, o l’interesse, che è in ognuno di loro è più forte di qualsiasi deontologia professionale. E allora sbatti il giornalista in prima pagina.