Sono tutte da confermare le condanne ai 25 poliziotti imputati al processo per l’irruzione alla scuola Diaz. Lo ha affermato il sostituto procuratore generale Pietro Gaeta nell’udienza di oggi in Corte di cassazione, con parole molto dure contro l’operato della polizia. I 25 – tra agenti, funzionari e alti dirigenti – erano stati condannati dalla Corte d’Appello di Genova, il 18 maggio 2010, per il pestaggio di 60 manifestanti (su 93 arrestati) che dormivano nella scuola la notte del 21 luglio 2001, quando ormai le manifestazioni indette contro il vertice internazionale erano terminate.

Quella sentenza è ”complessivamente da confermare”, ha affermato il pg davanti ai giudici della Quinta sezione penale, con al massimo piccoli aggiustamenti di pena. Nessuna concessione delle attenuanti, ha aggiunto, data “la gravità delle condotte durante la perquisizione alla Diaz e per i falsi verbali costituiti dopo”. Il magistrato ha ribadito quanto appurato dai processi precedenti riguardo ai numerosi falsi contenuti nella versione ufficiale diffusa dalla polizia e nei verbali di perquisizione e di arresto ai danni dei 93 arrestati, accusati indistintamente di essere “black bloc” e poi prosciolti da ogni accusa: “Si è artificiosamente creata la tesi della resistenza attiva dei No Global”, ha ribadito il rappresentante dell’accusa, “attraverso la preparazione di prove false, come le bombe molotov ritrovate nell’edificio”. 

“Come si può parlare di resistenza attiva – ha rilevato poi il magistrato – quando i manifestanti si trovavano in un luogo chiuso, circondati da 300 poliziotti?”. Dunque i successivi arresti, secondo il Pg, sono dovuti “a uno spirito di rivalsa”. Gaeta ha demolito pezzo per pezzo l’operato della polizia quella notte: “Per fare arresti di massa – ha affermato – occorrono i reati e la sentenza ci dice che da parte di coloro che alloggiavano nella scuola non ce ne sono, al di là di quelli preconfezionati”. Quello delle bottiglie molotov “è un episodio portante del processo, un’architrave”. Gaeta ha anche ricordato che ci sono stati funzionari che nelle loro deposizioni hanno parlato di “macelleria messicana”. E più volte ha anche messo in evidenza le differenti versioni fornite, sugli stessi fatti, dagli imputati e le loro contraddizioni.

Al momento ha chiesto la rideterminazione al ribasso della condanna di Maurizio Panzieri, (il poliziotto che ha testimoniato la presunta aggressione ai danni del collega Domenica Nucera all’interno della scuola, messa poi pesantemente in discussione dalle indagini) da tre anni e otto mesi a tre e cinque mesi. Il verdetto della Suprema corte è previsto per venerdì 15 giugno.

Nessuno dei 25 imputati finirà in carcere, data la lieve entità delle condanne comminate in Appello. Per tutti sarà applicato l’indulto, mentre dovrebbe rimanere la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Le condanne più alte sono quelle inflitte a Vincenzo Canterini, ex comandante del Reparto mobile di Roma, condannato a 5 anni per lesioni gravi e falso. Le altre condanne più rilevanti sono quelle per Francesco Gratteri, attuale capo del Dipartimento centrale anticrimine (4 anni); Giovanni Luperi ex vicedirettore Ucigos e ora capo del dipartimento analisi dell’Aisi, ex Sisde (4 anni); Gilberto Caldarozzi, direttore dello Sco (3 anni e 8 mesi); Spartaco Mortola, ex dirigente della Digos di Genova (3 anni e 8 mesi); Massimo Mazzoni, ex ispettore capo dello Sco (3 anni e 8 mesi).

L’udienza è stata accompagnata da una conferenza stampa all’aperto, davanti alla Cassazione, per presentare la campagna “Genova 2001 non è finita, 10×100 anni di carcere” (qui il sito dell’iniziativa), con la quale una rete di attivisti chiede l’annullamento della condanna per devastazione e saccheggio nei confronti di dieci manifestanti del G8. L’udienza, che dovrà decidere se confermare o meno le condanne comprese tra i sette e i quindici anni di reclusione per ciascun imputato, si svolgerà il prossimo 13 luglio. Tra i sostenitori dell’iniziativa, spiega la portavoce Monica Pepe, ci sono Erri De Luca, Ascanio Celestini, Daniele Vicari, Valerio Mastandrea, Curzio Maltese, don Andrea Gallo.

Nella prima udienza, celebrata ieri, il sostituto pg Gaeta aveva chiesto che il reato di lesioni contestato ai poliziotti non fosse trasformato nel reato più grave di tortura, come richiesto dalle parti civili