L’uomo dell’antiriciclaggio che finisce intercettato in un’indagine per riciclaggio. È questo il paradosso dell’ex presidente Ior Ettore Gotti Tedeschi, tuttora presidente del Banco Santander Consumer e procuratore in Italia della holding spagnola Banco Santander S.A.

I pubblici ministeri di Napoli sono arrivati a perquisire la casa e l’ufficio del banchiere in un momento molto particolare della vita di questo 67enne che vanta un rapporto personale con il Papa e ottime entrature nell’Opus Dei. Gotti Tedeschi ha cercato di promuoversi in questi mesi con i suoi amici che controllano l’informazione italiana, e in parte è stato realmente l’alfiere della trasparenza bancaria nella battaglia che si è svolta nelle segrete stanze vaticane e che ha visto contrapposte due anime. La prima favorevole a una maggiore trasparenza e collaborazione con l’autorità giudiziaria italiana, rappresentata da Gotti Tedeschi stesso nello Ior e dal duo composto dal presidente dell’autorità antiriciclaggio vaticana, il cardinale Attilio Nicora, e dal direttore dell’Aif, l’avvocato Francesco De Pasquale. L’altra, che invece era contraria a fornire informazioni alla Banca d’Italia e ai pm italiani sui movimenti dei conti Ior precedenti al 2011, guidata invece dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone, dal direttore generale dello Ior Paolo Cipriani e dai due potenti avvocati del Vaticano, l’americano Jeffrey Lena e l’italiano dello studio Grande Stevens, Michele Briamonte. Al di là delle dotte motivazioni giuridiche e dei carteggi pubblicati dal Fatto in esclusiva (un memo di Gotti Tedeschi, una lettera del cardinale Attilio Nicora e un parere del presidente del Tribunale del Vaticano) al centro della contesa c’era una questione concreta: la trasparenza sui reali intestatari dei miliardi di euro passati dall’Istituto Opere di Religione, in passato usato da dittatori, faccendieri e mafiosi per schermare i loro fondi.

Gli archivi “schermati”

Gotti Tedeschi, soprattutto dopo essere stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Roma per violazione della normativa antiriciclaggio, aveva spinto sugli uomini vicini al Papa perché prevalesse la linea dell’apertura degli archivi dello Ior, che opera schermando i reali beneficiari dei fondi trasferiti sotto il suo nome. Una prassi gradita ai 40 mila correntisti che però è finita nel mirino della Banca d’Italia e della Procura di Roma. Nel settembre 2010 lo Ior si è visto sequestrare 23 milioni di euro in partenza verso la Jp Morgan Francoforte (20 milioni) e la Banca del Fucino (3 milioni di euro) sui quali non voleva fornire informazioni alle autorità italiane .

Il presidente Gotti Tedeschi e il direttore generale, Paolo Cipriani, sono stati indagati dal pm Stefano Rocco Fava e dal procuratore aggiunto Nello Rossi per violazione della normativa antiriciclaggio e da allora è partita una lunga partita a scacchi tra Stato Vaticano e l’Italia. La prima mossa è stata fatta a sorpresa dal Papa: il 30 dicembre 2010 è stata approvata la normativa “per la prevenzione e il contrasto delle attività illegali in campo finanziario”. Quella legge istituiva in Vaticano l’Autorità di informazione finanziaria (Aif), per il contrasto del riciclaggio e prevedeva per questa autorità modellata sull’Uif italiana la possibilità di effettuare ispezioni sui conti Ior e di comunicare i risultato all’Uif stessa, che poi li avrebbe girati ai magistrati. Si trattava di una vera e propria rivoluzione: la Procura di Roma avrebbe potuto conoscere il reale intestatario, per esempio, dei fondi girati da un mafioso mediante un conto IOR (usato per schermarne la proprietà reale) su un conto di un insospettabile, semplicemente mediante una richiesta di informazioni dall’Uif all’Aif. Inizialmente le cose avevano funzionato bene. Dopo la prima risposta positiva dall’Aif all’Uif, la Procura di Roma aveva dissequestrato i 23 milioni che avevano dato origine alla vertenza nel maggio 2011 perché: “L’Aif ha già iniziato una collaborazione con l’UIF fornendo informazioni adeguate su di un’operazione intercorsa tra IOR e istituti italiani e oggetto di attenzione”.

Cancellati i poteri d’ispezione

Ottenuto il dissequestro, la Segreteria di Stato ha ingranato la retromarcia. Il 25 gennaio 2012 è stata approvata una nuova direttiva che cancella i poteri di ispezione dell’Aif e li subordina nell’ordine a un nulla osta della Segreteria di Stato ai regolamenti (mai emanati) della Commissione Pontificia e a un protocollo di intesa Uif-Aif che, anche per le diffidenze italiane, non è mai stato siglato. La retromarcia del Vaticano è stata prontamente segnalata dalla Procura di Roma alla quinta divisione sulla prevenzione antiriciclaggio del ministero dell’Economia italiano, guidata da Giuseppe Maresca.

In quel momento decisivo, Ettore Gotti Tedeschi si è schierato contro la linea della chiusura benedetta dal cardinale Tarcisio Bertone. Una scelta che potrebbe essergli costata la poltrona di presidente dello Ior.

Il Fatto Quotidiano, 6 Giugno 2012