Viaggia su internet un appello di seicento scienziati italiani indirizzato al Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. Oggetto della petizione online è la fantomatica ricerca sul piezonucleare: sogno del nucleare pulito o clamorosa bufala? I sottoscrittori sposano la seconda ipotesi. Parlano di errore o, peggio, del rischio di una frode. Chiedono al Miur che non si getti “discredito sull’intero sistema della ricerca” finanziando progetti privi “di alcun fondamento scientifico”.

Pietra dello scandalo è il recente dirottamento sul progetto piezonucleare di parte delle risorse dell’Inrim di Torino, quarto ente pubblico di ricerca in Italia per dimensioni e prestigio. Modifica voluta dal suo nuovo presidente, Alberto Carpinteri, nominato lo scorso settembre dal ministro Gelmini, e convinto “piezonuclearista”.

È da almeno cinque anni che il gruppo di scienziati e imprenditori di cui Carpinteri fa parte sostiene di avere tra le mani una scoperta sorprendente: la possibilità di produrre energia pulita senza scorie né radiazioni. Come? Attraverso le reazioni piezonucleari, ossia attraverso la frattura di elementi naturali detti leggeri, come ferro, calcio e silicio, che sottoposti a compressione emetterebbero neutroni, verificando una sorta di fusione fredda. Una possibilità che cambierebbe il panorama energetico mondiale. Ma che da quando è stata presentata ha più che altro collezionato critiche e smentite da parte del mondo scientifico nazionale e internazionale. Ultima in ordine cronologico, l’analisi pubblicata il 31 maggio 2012 dagli stessi ricercatori dell’Inrim, in cui si sostiene che i dati forniti da Carpinteri e soci sulle reazioni piezonucleari sono manipolati.

Di fronte alle forti perplessità del mondo scientifico, allora le domande diventano altre: come è possibile che il progetto sia arrivato fino all’Inrim? E come mai nella loro storia i “piezonuclearisti” hanno sempre preferito appoggiarsi ad una anomala rete di sponsor politici anziché attingere ai più tradizionali canali di finanziamento della ricerca?

A Torino, il 4 maggio, l’appello agli investitori è stato lanciato da Francesco Mazzuca in persona. Durante un convegno intitolato “Atom unexplored”, l’ex presidente di Ansaldo nucleare, oggi commissario della Sogin spa (società preposta allo smantellamento del parco nucleare italiano), ha infatti auspicato la nascita di nuove alleanze per il finanziamento della ricerca sul piezonucleare. Mazzuca, nominato a capo della Sogin spa da Silvio Berlusconi nel 2009, e salutato dall’allora ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola come “il primo tassello per il ritorno dell’Italia all’energia nucleare”, è infatti un convinto sostenitore di questa forma di “nucleare pulito”. Al punto da spendersi personalmente per organizzare il convegno di Torino, attraverso l’associazione di ispirazione cattolica Solidarietà e Sviluppo di cui è presidente (e di cui parte dei relatori al convegno sono membri).

In questa vicenda i riferimenti all’appartenenza religiosa e politica sembrano avere un ruolo più ingombrante del dovuto. Prova ne è il profilo del secondo titolare del progetto “piezonucleare”, Fabio Cardone (nella foto), un collaboratore tecnico del Cnr che secondo fonti giornalistiche amerebbe invece definirsi “professore”. Sul curriculum di Cardone, alla prima riga sulle note personali, si legge “cattolico romano e membro del partito Alleanza Nazionale”. Cardone e Carpinteri infatti, cofirmatari degli studi sul piezonucleare, militano anche nello stesso partito, Pdl ex An: una coincidenza che all’Inrim non è passata inosservata.

Cardone non ha mai nascosto la sua vocazione. Presentando i risultati della sua ricerca a Chieti, durante il forum Energia e Ambiente del 2008 ha precisato: “Ci tengo a dire che tutti i risultati che vi presenterò sono il prodotto della Divina provvidenza e noi ci siamo sempre gloriati di essere stati un laboratorio cristiano a maggioranza cattolica, perché veramente abbiamo corso dei rischi inauditi”. A chi chiede come hanno fatto a restare vivi dopo aver liberato energia nucleare dal ferro, lui risponde “per volontà divina e per grazia ricevuta siamo stati bravi, li abbiamo tenuti sotto controllo”. Personaggio anomalo Cardone, che per per difendersi dagli attacchi scrive una lettera aperta anche all’esperto di Ufo e cerchi nel grano, Nicola Duper.

Il gruppo, di cui fa parte anche il colonnello dell’esercito Antonio Aracu, che nel 2005 avrebbe guidato la costruzione del primo reattore piezonucleare – di cui però non si ha più notizia –, gode dell’appoggio politico del fratello di quest’ultimo, Sabatino Aracu, deputato Pdl, noto alle cronache perché imputato (con l’ex ministro Pd, Ottaviano del Turco) nel processo sul presunto giro di tangenti nella sanità abruzzese. Nel 2009 Aracu è riuscito ad ottenere dal governo Berlusconi l’impegno a finanziare lo studio sul piezonucleare, facendo approvare un emendamento al disegno di legge sul piano energetico nazionale.

Anche l’altro sostenitore politico del piezonucleare è diventato noto ai più per via delle inchieste in cui è stato coinvolto. È Aldo Patriciello, ex Udc oggi Pdl, finito nel 2008 nella black list dei parlamentari condannati in via definitiva per una pena a quattro mesi per finanziamento illecito. Nel marzo del 2011 ha presentato una risoluzione al parlamento europeo di Bruxelles per istituire fondi per “soggetti pubblici e privati che intendano partecipare allo studio ed alla realizzazione di sistemi di produzione di reazioni piezo-nucleari”.

Ma non finisce qui. Al gruppo di Cardone il consiglio regionale abruzzese ha deciso l’affidamento del deposito di Monte San Cosimo, un sito militare contenente scorie radioattive in provincia dell’Aquila, perché lo trasformi in un laboratorio di ricerca sul piezonucleare “alla luce del piano di ricerca applicato stilato dalla Sogin”. La risoluzione Pdl (sostenuta anche dai consiglieri Pd Franco Caramanico e Marinella Sclocco), approvata dal consiglio regionale abruzzese del maggio 2010, impegna la Regione ad adottare idonee misure di sostegno finanziario per lo studio e l’applicazione delle reazioni piezonucleari.

 A fronte di quest’intensa attività di alleanze il piezonucleare non sembra però aver concretizzano finanziamenti importanti. Ma qualcosa sta cambiando. Al convegno di Torino del 4 maggio Carpinteri ha infatti parlato di “fenomeni nucleari finora considerati ‘clandestini’ su cui si sta aprendo una nuova fase di ricerca”. Dove? All’Inrim, l’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica di Torino. Perciò i ricercatori dell’istituto sono in rivolta. Non sono d’accordo con l’inserimento del piezonucleare nel Piano Triennale d’attività perché temono così di sprecare risorse pubbliche su un discutibile progetto di ricerca che metterebbe a repentaglio anche il prestigio dell’Istituto.

Un rischio che pare sempre più concreto. Fabio Cardone compare infatti nella coppia di nomi che il nuovo responsabile del Miur, il ministro Francesco Profumo, avrebbe indicato al presidente dell’Inrim Carpinteri come possibile coordinatore del consiglio scientifico dell’Istituto. Con il suo arrivo la “scalata” dei piezonuclearisti all’Istituto diventerebbe ancora più evidente. Un rischio contro cui gli scienziati italiani hanno lanciato un accorato appello.