“Bisogna inaugurare una fase nuova, è ormai esaurita la rendita politica di Bossi“: parola del segretario della Lega Nord Giancarlo Giorgetti, che ieri al Palacreberg di Bergamo ha inaugurato il congresso nazionale del Carroccio. Con frasi inequivocabili. Davanti ad una platea dimessa, il segretario uscente ha detto di sperare che nella fase nuova “si possa discutere e parlare di proposte, in un momento in cui la società lombarda è profondamente cambiata. In un momento in cui si avverte la necessità urgente di un nuovo protagonismo dei popoli”.

Una fase in cui, secondo Giorgetti, “il nodo centrale è la democrazia, rispetto alla soffice dittatura finanziaria che sta serpeggiando in Europa”. Il segretario uscente ha concluso il proprio intervento, auspicando un colpo di reni decisivo del movimento, in grado di rimettere in piedi la Lega in un momento duro e difficile: “Mi approccio alla serata con un pregiudizio: positivo per chi guarda al futuro parlando di progetti e della Lega di domani; negativo per chi guarda indietro e vede divisioni”. L’ultimo pensiero Giorgetti lo ha rivolto al presidente federale Umberto Bossi, ringraziandolo per gli insegnamenti che ha saputo trasmettergli. Dopo di lui è stato il momento del presidente Roberto Castelli che in chiusura dell’intervento ha chiesto “che Bossi possa avere il posto che imperituramente si merita”, ringraziando poi il “segretario Umberto Bossi”, un lapsus particolarmente significativo, dal momento che il Senatùr non è più segretario dal 5 aprile scorso. Ma lo spirito del vecchio capo è stato evocato in maniera così forte che a metà serata si è palesato sotto tendone del congresso, scendendo in platea accolto da fragorosi applausi e pacche sulle spalle.

Così è ancora una volta la figura di Umberto Bossi a provocare qualche malumore tra i delegati e i militanti. In particolare tra quella fronda oltranzista, sempre più nutrita nelle fila maroniane, che crede sia arrivato il tempo di mettere in soffitta il vecchio leader. Quella fronda che pensa che Bossi non sia più buono nemmeno per fare il padre nobile. Sono loro a stortare il naso di fronte alle parole di Giorgetti e Castelli, sono sempre loro ad aver rumoreggiato nei giorni scorsi, di fronte al programma del congresso bergamasco, quando si sono accorti che l’intervento conclusivo, quello più importante, è stato affidato ancora una volta a Umberto Bossi.

A metà serata c’è stato un cambio di programma. Dopo essere stato oggetto di una pioggia di critiche interne il triumviro Roberto Calderoli ha anticipato il suo intervento (inizialmente programmato per sabato mattina), dimostrando rabbia e frustrazione rispetto alla situazione: “Sono rimasto molto deluso dal movimento in questo momento – ha detto -, mi sembra impossibile che non si capisca che è in essere un attacco nei nostri confronti”. Poi ha continuato, parlando della catastrofe giudiziaria che ha investito il partito: “Nelle scorse settimane stati fatti fuori in tanti, oggi gli sciacalli stanno già aspettando la seconda ondata per saltare addosso ad altri, tra cui anche il sottoscritto. Mi sarei aspettato una risposta compatta, da movimento unito e purtroppo i congressi che stiamo facendo non stanno andando in questa direzione”.

Calderoli ha continuato, dicendo di ritenere “intollerabile che si sia arrivati al punto del o con me o contro di me“, riferendosi in particolare al congresso veneto di domenica, dove tra sostenitori di Tosi e Bitonci è guerra aperta: “Se qualcuno farà il leader a livello nazionale deve essere una persona che unisce, non ci vogliono purghe e divisioni, altrimenti siamo finiti. Chi perde al congresso deve essere il migliore alleato di chi vince”.

Il discorso di Calderoli è proseguito nel segno di una difesa d’ufficio del proprio operato, una sorta di memoriale difensivo con il quale l’ex ministro ha messo abbondantemente le mani avanti per pararsi dagli schizzi di fango che rischiano di macchiarlo, per recuperare un po’ di quella credibilità di cui vorrebbe godere tra i militanti lombardi.

La serata è proseguita fino a tardi con gli interventi dei delegati, saliti sul palco uno dopo l’altro per portare il proprio contributo al rinnovamento della Lega Nord, per introdurre temi e proposte capaci di ridare vigore ad un partito che visto da vicino appare più che mai moribondo. E sono state depositate anche una trentina di mozioni, tutte orientate a proporre modifiche procedurali e regolamentari, come l’introduzione di comitati etici, limiti nei mandati ed elezioni primarie per la scelta dei candidati.