Ribaltone in vista alle Generali. È stata convocata per domani una riunione straordinaria del consiglio di amministrazione della compagnia triestina, cassaforte miliardaria e crocevia del potere della finanza nostrana. All’ordine del giorno, secondo fonti bancarie, ci sarebbe la sostituzione dell’amministratore delegato del gruppo, Giovanni Perissinotto.

Lo showdown arriva dopo mesi di grandi manovre, di spifferi e boatos che lasciavano intuire l’avvicinarsi dell’attacco finale al numero uno. Solo un mese fa in un’intervista al Corriere della Sera, l’imprenditore Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica, grande azionista con il 3 per cento delle Generali, era arrivato a chiedere senza giri di parole un cambio al vertice della compagnia. Del Vecchio è uomo abituato a parlar chiaro. E la sua clamorosa uscita pubblica serviva a mettere in risalto i motivi d’insoddisfazione di molti dei soci più importanti del gruppo assicurativo.

A guidare l’assalto finale sarà Mediobanca, storico azionista di riferimento delle Generali. La partecipazione del 13 per cento nel capitale della compagnia è di gran lunga l’attività più importante del portafoglio della banca milanese, da sempre abituata a decidere chi comanda a Trieste. Non bastasse, anche altri soci di peso da mesi remano contro Perissinotto. Tra questi, il gruppo De Agostini guidato da Lorenzo Pellicioli e Gaetano Caltagirone. Per comprendere il motivo del loro malcontento basta dare un’occhiata al grafico di Borsa del titolo Generali. Nell’ultimo anno la quotazione si è sgonfiata del 45 per cento. Un ribasso ben maggiore rispetto a quello di concorrenti internazionali come la tedesca Allianz e anche la francese Axa. La caduta del titolo ha provocato perdite per decine e decine di milioni nei conti dei soci maggiori , alcuni dei quali avevano comprato i titoli a prezzi a volte più che doppi in confronto alle quotazioni correnti. Da qui le pressioni per un cambio al vertice, che si sono accentuate negli ultimi mesi.

Perissinotto si è difeso attribuendo la sfiducia dei mercati alle forti quantità di titoli di Stato italiani in portafoglio alla compagnia, un po’ come è successo per i maggiori istituti di credito nazionali. I critici però segnalano che nel portafoglio delle Generali ci sono anche investimenti finanziari, primo tra tutti quello nella Telecom (via la holding Telco), investimenti che servono a puntellare il sistema di potere, ma fin qui hanno prodotto solo forti perdite. Poi c’è il capitolo degli immobili. Anche in questo campo la strategia del gruppo triestino non fin qui dato i frutti sperati. Non a caso Del Vecchio citava nella sua intervista il caso del nuovo quartiere milanese Citylife, in cui le Generali sono il principale azionista. Un impegno anche in questo caso di centinaia di milioni dai ritorni ancora incerti. Infine, è stata molto criticata anche l’alleanza con il finanziere ceco Petr Kellner, che è servita a rafforzare le posizioni nei Paesi dell’Est. È possibile che domani si vada alla conta dei voti e al momento sembra prevalere il fronte che

chiede la testa dell’amministratore delegato. Al suo posto potrebbe sbarcare a Trieste una vecchia conoscenza del mercato assicurativo come Mario Greco, in passato alla guida della Ras del gruppo Allianz e da qualche anno al vertice della compagnia svizzera Zurich dopo essere transitato anche da Intesa. Se la riunione di domani si dovesse concludere con l’uscita di Perissinotto assisteremmo al secondo ribaltone nel giro di poco più di un anno. Nell’aprile del 2011 era stato messo alla porta il presidente Cesare Geronzi e a coalizzare un’alleanza contro il banchiere era stato proprio Perissinotto con l’aiuto determinante del capo di Mediobanca, Alberto Nagel.

È durata poco. Il malumore dei soci maggiori è andato via via aumentando fino alla resa dei conti di domani. Con Perissinotto ormai pronto alle dimissioni.