L’amministratore delegato delle Generali Giovanni Perissinotto ha scritto ieri sera una lettera ai consiglieri della compagnia dopo la convocazione d’urgenza del Cda di sabato volto a sfiduciarlo nella quale esprime la propria “incredulità” sul momento scelto per tale passo dal primo azionista Mediobanca, che attacca anche sull’operazione Fonsai, anticipando l’intenzione di non dimettersi perchè “non esiste un motivo oggettivo per farlo”. “Nonostante negli anni io abbia mio malgrado preso atto che Mediobanca ritiene di avere diritti speciali sul destino di questo Gruppo – aggiunge – sono ancora incredulo di fronte a quanto mi è stato comunicato”.

“Esprimo anzitutto la mia incredulità – scrive tra l’altro Perissinotto – perchè, in un momento così impegnativo e delicato sia per le Assicurazioni Generali che per il Paese del cui sistema finanziario Generali è una parte importante, il nostro socio di maggioranza relativa ritenga appropriato o consigliabile mettere ancora una volta i propri interessi sopra quelli della Compagnia, dei suoi assicurati, dei suoi impiegati e della stragrande maggioranza dei suoi azionisti”.

E’ però nel passaggio sul ruolo di Mediobanca nel riassetto Fonsai, che appare più deciso l’attacco di Perissinotto: “So che l’indipendenza che io assieme al management abbiamo sempre cercato di perseguire è stata talvolta di poco aiuto al ruolo sistemico che alcuni ritengono Mediobanca dovrebbe giocare nel nostro Paese”, ma in tempi recenti “questa indipendenza di spirito e di azione ha provocato un irrazionale sospetto da parte del management di Mediobanca” afferma riferendosi all’idea di un presunto ruolo delle Generali nell’intervento di Palladio in partita con Sator e contro il piano Unipol. “Mentre io ho seri dubbi sulla visione strategica di questa operazione – scrive tra l’altro -, non solo per la inquietante prova che non si può certo ignorare riguardante la salute finanziaria di quello che dovrebbe essere il salvatore; al contrario di quella che sembra essere la convinzione del top management di Mediobanca io non reputo che sarebbe corretto per me essere coinvolto in alcun modo nella vicenda Fonsai. In ogni caso, è evidente che la errata convinzione che io abbia in qualche modo aiutato – o più precisamente non abbia esercitato la mia influenza per evitare la partecipazione di una parte in transazioni che ‘minaccianò interessi vitali per Mediobanca – sia all’origine della mozione di sfiducia mossami quale Ceo di Generali. Non ho dubbi che dal nostro azionista di riferimento abbia già individuato un candidato ‘presentabile’ per ricoprire la posizione di Ceo in Generali e scelto all’esterno del nostro gruppo. Tuttavia per quanto questa persona possa essere rispettabile, la sua scelta non potrà fare a meno di essere ‘inquinata’ dal fatto che la sua nomina è dettata da logiche che prescindono valutazioni di business”.

Il punto sulla “conta” per la sfiducia. Tuttavia “se è stato convocato un cda straordinario è perché ci sono i numeri” dichiara una fonte vicina al fronte anti Perissinotto all’Ansa. Contro l’attuale ad delle Generali è pronto il voto di sfiducia di 11-12 consiglieri su un totale di 17. Il fronte che domani chiederà le dimissioni è composto oltre che da Mediobanca, dagli azionisti Leonardo Del Vecchio, De Agostini e Caltagirone. La fronda  non può essere dunque vista come una iniziativa autonoma di Piazzetta Cuccia, perchè si tratta di “soci che hanno una autonomia decisionale” e che non possono essere etero-diretti. 

La sfiducia tuttavia, secondo le stesse fonti confidenziali, non è legata alla vicenda Unipol-Fonsai. “Ci siamo arrivati perché la misura era colma”. Sull’eventuale nomina di Mario Greco in sostituzione di Perissinotto “sarà il cda che decide”, anche se il suo approdo è altamente probabile. Il motivo del probabile defenestrazione sarebbe dunque puramente gestionale. “Il titolo si è schiantato, lo si critica per la gestione”.

Nel frattempo, ad ogni modo, il gruppo Agenti Generali, espressione di circa 1.350 agenti che compongono la rete della compagnia, esprime in una nota il proprio “pieno dissenso” verso la decisione avanzata dal primo azionista di sfiduciare, “sulla sola scorta dell’andamento del titolo e in riscontro all’insofferenza espressa da alcuni dei grandi soci” il “group ceo”: “Potrebbe rivelarsi una scelta strategica miope e profondamente nociva per la stessa salute e solidità finanziaria del gruppo”.

Analisti finanziari dubbiosi. Le prime reazioni degli analisti finanziari non sono però positive. Tre diversi studi esprimono perplessità sull’opportunità di un cambio al vertice del “Leone”, puntando il dito sul problema di governance rappresentato invece dal primo socio Mediobanca. La casa di investimento Silvia Quandt, per esempio, parla di “sproporzionata influenza di Mediobanca”. Chevreux sottolinea che la gestione Perissinotto ha avuto “risultati da migliori della classe nella redditività vita” e il Credit Suisse parla di trend operativi “ampiamente in linea o sopra ai competitor europei”. “Non crediamo – scrive ad esempio Chevreux – che questo cambiamento sia una soluzione. La gestione del business da parte dell’attuale team è stata buona, con risultati da migliori della classe nella redditività vita e una crescita organica superiore alla media rispetto ai competitor. Ha eseguito alcune operazioni di M&A e attività d’investimento opinabili, ma molto probabilmente sotto la pressione del principale azionista. Probabilmente il suo più grande errore è stato quello di non eseguire un aumento di capitale qualche anno fa quando le condizioni dei mercati finanziari erano migliori, ma ancora una volta molto probabilmente questa è stata la decisione del principale azionista”.

La replica di Cimbri (Unipol). Nel frattempo non si fanno attendere le repliche di alcuni attori coinvolti nella vicenda. Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol, difende la compagnia assicurativa dal giudizio negativo di Perissinotto. Mentre Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica, rilancia e ne approfitta per sostenere e rendere ancora più solida l’operazione di sostituzione dell’ad di Generali. Perissinotto, dice chiaramente Cimbri deve “chiarire” le sue affermazioni “rettificandone le parti che ledono arbitrariamente e ingiustificatamente l’immagine e gli interessi di Unipol”. In particolare nel mirino è finita quel pensiero dedicato “alla presunta ‘salute finanziaria’ allusivamente basate su una ‘prova’ non meglio precisata ma definita ‘inquietante’” afferma Cimbri.

“Voglio considerarle – ha proseguito l’ad di Unipol -, per i toni e i contenuti, formulate in un momento di profondo turbamento personale, nell’ambito e a supporto di proprie posizioni riferite a questioni che, come pare evincersi dal complessivo contenuto della missiva, sono di esclusiva pertinenza del gruppo Generali e dei suoi azionisti, rispetto alle quali il gruppo Unipol è ovviamente totalmente estraneo”. “La conoscenza di Giovanni Perissinotto – conclude Cimbri – e la stima che nutro nel manager e nel collega mi portano ad auspicare che, con maggiore serenità, egli stesso possa quanto prima e meglio di chiunque altro chiarire la portata delle sue affermazioni rettificandone le parti che ledono arbitrariamente e ingiustificatamente l’immagine e gli interessi del gruppo Unipol”.

L’attacco di Del Vecchio. La lettera di Perissinotto, alla fine, dà comunque il destro a Leonardo Del Vecchio che oggi viene ulteriormente allo scoperto: “Sono stato io insieme a Lorenzo Pellicioli a rappresentare a Mediobanca l’urgenza del cambiamento ed Alberto Nagel ne ha convenuto” spiega. “Non si tratta di una mozione di sfiducia di Mediobanca – sottolinea – ma di una parte molto rilevante del consiglio e dell’azionariato motivata esclusivamente da fatti aziendali inerenti alla Compagnia”.

“Perissinotto è inadeguato, c’è la riprova”. Da quanto ha scritto Perissinotto, tuttavia, secondo il presidente di Luxottica “da essa traspare chiaramente che già da tempo l’attuale Ceo non è adeguato a gestire le Generali”. Il giudizio è senza appello. Del Vecchio aggiunge infatti che “questo (cioè che Perissinotto è inadeguato, ndr) era già dimostrato più chiaramente dalla modestia dei risultati gestionali, dalla più che negativa percezione del mercato del suo operato e, più in generale, dalla totale mancanza di visione strategica. Invece di ammettere tutto ciò – prosegue il presidente di Luxottica – e dare le dimissioni, a chi peraltro lo ha nominato Ceo dieci anni fa, getta discredito sui consiglieri e sugli azionisti”.

Secondo l’imprenditore milanese, Perissinotto “considera i consiglieri sottoposti ad un’influenza speciale da parte di Mediobanca, affermazione tanto grave quanto infondata. Avendo io fatto parte di quel Consiglio e avendo correnti rapporti con molti di loro posso testimoniare che la decisione di cambiare Ceo è maturata in ciascuno con piena convinzione ed indipendenza. Sono stato io, insieme a Lorenzo Pellicioli, a rappresentare a Mediobanca – spiega – l’urgenza del cambiamento ed Alberto Nagel ne ha convenuto. Quindi non si tratta di una mozione di sfiducia di Mediobanca ma – precisa – di una parte molto rilevante del Consiglio e dell’azionariato motivata esclusivamente da fatti aziendali inerenti alla compagnia”.

Il presidente di Luxottica sostiene anche che “la vicenda Fonsai-Unipol non c’entra nulla con la sfiducia a Giovanni Perissinotto ed è tirata da lui in causa solo per coprire la mancanza di risultati accettabili. Trovo infine assai grave ed intimidatoria l’affermazione secondo la quale la scelta del nuovo Ceo ‘non potrà fare a meno di essere inquinata dal fatto che la sua nomina è dettata da logiche che prescindono da valutazioni di ‘business'”. Del Vecchio conclude, quindi, che “se il Consiglio nominerà Mario Greco come futuro amministratore delegato, sarà esclusivamente per dare un decisivo ‘cambio di passò alla gestione della Compagnia ed il mercato ha già dimostrato di essere d’accordo”.