È iniziato giovedì 31 maggio il processo agli anarchici del circolo Fuoriluogo di Bologna, imputati per associazione a delinquere finalizzata all’eversione dell’ordine democratico, tradotto: terrorismo. L’udienza è stata però rinviata al 5 luglio per un difetto di notifica di una dei 21 imputati. Mentre il tribunale di Bologna ha deciso di scarcerare l’anarchica Maddalena Calore, 25 anni e unica degli imputati presente in aula, imponendole il divieto di dimora nell’intera provincia.

Il collegio presieduto dal giudice Leonardo Grassi ha così accolto l’istanza presentata dal legale della Calore, l’avvocato Ettore Grenci. La ragazza è stata più volte arrestata, l’ultima volta a febbraio in Sicilia, per aver trasgredito a un obbligo di dimora in Sardegna, ed è stata così rinchiusa nel carcere di Rebibbia.

Gli imputati sono in tutto 21, mentre 27 erano le richieste di rinvio a giudizio. Il gup Andrea Santucci aveva infatti disposto in aprile il non luogo a procedere per sei attivisti, che avevano posizioni marginali. Tra gli anarchici a processo, cinque sono considerati dall’accusa i promotori dell’associazione per delinquere che si “nascondeva” dietro il circolo Fuoriluogo di via San Vitale: Stefania Carolei, 55 anni, bolognese; Nicusor Roman, 31 anni, romeno abitante a Bologna; Anna Maria Pistolesi, 36 anni, bolognese; Martino Trevisan, 25 anni, di Bressanone; Robert Ferro, 25 anni, di Bolzano; arrestati il 6 aprile dello scorso anno e ora a piede libero. Oltre a loro ci sono anche altri 16 anarchici, frequentatori dei locali di via San Vitale e delle iniziative di piazza di Fuoriluogo, a partire da Maddalena Calore. Si tratta di Simone Ballerini, Miriam Bugiantella, Giuseppe Valerio Caprioli, Maria Rosa Cassano, Mattia De Santis, Piergiorgio Girolimini, Francesco Magnani, Sirio Manfrini, Mirko Marotta, Stella Paola Molina, Maria Emma Musacci, Roberto Nadalini, Elena Riva, Salvatore Soru e Maurizio Ugolotti.

Sono durate due anni le indagini condotte dal pm Morena Plazzi e dalla Digos di Bologna con pedinamenti e intercettazioni. Secondo l’accusa sono loro i responsabili di diverse azioni di danneggiamento commesse a Bologna e non solo e di tante manifestazioni pubbliche sfociate in scontri con le forze dell’ordine.

Secondo gli inquirenti il circolo Fuoriluogo agiva su un “doppio livello”, affiancando alle campagne pubbliche, con presidi e manifestazioni, le azioni più violente, dai danneggiamenti agli attentati. Tra gli episodi più eclatanti che saranno oggetto del dibattimento ci sono episodi di danneggiamenti a banche e il raid incendiario di via San Donato dell’estate del 2009. Sono invece rimasti senza colpevoli le bombe a due agenzie interinali del maggio 2007 e gli attentati esplosivi contro Unicredit commessi tra il 2008 e il 2009.

Stefania Carolei, anarchica navigata, era considerata “il capo dell’associazione criminale e si colloca al vertice del sodalizio per il suo patrimonio di conoscenze e la lunga militanza anarchica”  ha scritto il gip Andrea Scarpa. Grazie al suo impulso fu creato il circolo Fuoriluogo, in via San Vitale 80, nello stesso luogo in cui nel 2006 gli anarchici misero una fotocopiatrice presa da un centro a Prato, nella quale c’era già una microspia. Grazie al suo lavoro gli inquirenti sono riusciti a trovare elementi che potessero sostenere le loro accuse, oltre ad evitare azioni programmate dagli anarchici. Un’”escalation criminale destinata a suscitare allarme sociale” scriveva il gip.

Gli anarchici sono comunque accusati di aver promosso, organizzato e diretto un’organizzazione con sede centrale nei locali ora sotto sequestro di Fuoriluogo, che si prefiggeva il compimento di azioni violente, danneggiamenti, manifestazioni non organizzate.

La difesa degli anarchici imputati ha avuto diversi incontri con i propri assistiti per programmare la linea difensiva, e stilare una lista di trenta testimoni variegata, composta da psicologi, professori, saggisti, avvocati e medici. Che si contrappone, invece, a quella del pubblico ministero che proporrà una lista composta solo da investigatori, 15 in tutto, che hanno indagato nei loro confronti. Il 5 luglio, durante la prossima udienza, il giudice Grassi deciderà quali ammettere e quali invece non ascoltare.

L’avvocato Ettore Grenci è convinto si tratti di una “costruzione infondata, dove non si contestano reati nello specifico. Una cosa sono i singoli reati, di cui i responsabili devono rispondere se sono giudicati colpevoli di averli commessi. Un’altra cosa, però, è far discendere l’associazione per delinquere dal fatto che alcuni, all’interno di una realtà associativa, commettano reati”.