Il Codacons prepara una class action contro il mondo del calcio, per risarcire i tifosi e gli scommettitori danneggiati dal caso del calcioscommesse. Un’idea che l’associazione di difesa dei consumatori aveva già preso in considerazione lo scorso dicembre e che è stata rilanciata in questi giorni sul loro sito.  Qui è scritto che “il Codacons intende reagire contro simili condotte (cioè scommesse e risultati falsati, ndr) che mettono in essere una vera e propria aggressione al diritto di ogni cittadino ad assistere ad una competizione sportiva leale e rispettosa delle regole. L’intenzione (…) è dar voce e tutelare i diritti di tutti i ‘consumatori sportivi’, siano essi azionisti delle squadre di calcio, titolari di abbonamenti allo stadio, utenti dei servizi di pay tv (…) ovvero scommettitori sportivi”.

L’associazione invita poi i cittadini ad aderire, tramite la compilazione di un apposito modulo, alle azioni che intende intraprendere. Le partite nel mirino sarebbero tutte quelle fino ad ora “attenzionate” dalle Procure di Cremona, Napoli e Bari e dalla Procura Federale: quasi 50, di cui la metà di serie A. Contattato da ilfattoquotidiano.it il presidente del Codacons Carlo Rienzi, non nuovo a questo tipo di iniziative, spiega: “Non si tratta di una vera e propria class action (come da articolo 140 bis inserito nel 2009 nel cosiddetto “codice del consumo”, ndr) che non sarebbe praticabile contro enti pubblici, ma di una azione collettiva distinta in due sedi”.

Cominciamo dalla prima. “In sede penale ci costituiremo parte offesa nei confronti di chi è stato rinviato a giudizio, siano essi calciatori, scommettitori, faccendieri. A loro chiederemo un risarcimento per danni patrimoniali (perdita economica subita e danni ulteriori, ndr) e morali”. A quanto ammonta l’eventuale risarcimento? “Sarà stabilito dai giudici al momento di emettere la sentenza. A noi interessa sostenere l’accusa nei confronti di queste persone e ottenere un indennizzo equo per le parti lese, ovvero i consumatori”. E gli scommettitori? “Non è prevista un’azione collettiva, in questo caso ogni singolo scommettitore se provvisto di ricevuta potrà rivalersi in sede penale con una causa soggettiva”.

La seconda azione collettiva invece? “In sede amministrativa abbiamo presentato un ricorso collettivo davanti al Tar contro gli enti pubblici (Lega Calcio, Federcalcio e Coni) che dovevano avere una funzione di controllo che non hanno esercitato. Il punto di partenza sono gli articoli degli statuti nei quali ciascuno degli enti di cui sopra si assume l’obbligo di garantire la tutela del consumatore”. Per questo ricorso bisognerà aspettare almeno i verdetti della giustizia sportiva? “Non ce n’è bisogno. Perché il mancato controllo è già stato dimostrato da quello che è successo. E la responsabilità è pertanto certa, anche qualora la grande maggioranza dei deferiti risultasse innocente”.

Chi potrà partecipare al vostro ricorso? “In questo caso tutti i titolari di biglietti di partite falsate, di abbonamenti allo stadio o alla pay-tv, gli azionisti delle squadre coinvolte, gli scommettitori che abbiano conservato copia della giocata e chiunque sia tifoso di una delle squadre e risieda in una delle città dove sono le squadre coinvolte dalle inchieste della magistratura”. Che risarcimento chiederete? “Cinquecento euro per ogni tifoso più i danni patrimoniali (perdita economica subìta e danni ulteriori) e morali”. Dato che i cittadini che hanno apposto la firma per aderire il ricorso sono per adesso più di mille, nel caso l’azione collettiva dovesse avere successo, gli enti sportivi coinvolti sarebbero obbligati a risarcimenti milionari. Una nuova batosta per derelitto calcio italiano.