“Infiltrazioni criminali nel mondo del calcio italiano”. È un nuovo e duro colpo quello che arriva dalla Procura di Cremona sulle teste di giocatori, allenatori e società. Al primo piano della questura di Cremona si susseguono le domande dei giornalisti dirette al procuratore Roberto Di Martino che illustra l’operazione che questa mattina ha fatto scattare 17 nuovi arresti. Dopo le indagini di giugno e dicembre e le nuove misure cautelari che hanno interessato, tra gli altri, anche i calciatori Stefano Mauri e Omar Milanetto, si cercano di ricostruire i pezzi, ricongiungendo i tasselli di un puzzle che appare molto più complicato del previsto e che sicuramente non si esaurisce con questo nuovo capitolo. La terza fase del calcioscommesse infatti non mette la parola fine su un’inchiesta che il procuratore stesso definisce “infinita. Ovviamente le indagini proseguono in molte altre direzioni – continua Di Martino – Ma le nostre forze sono limitate. Il personale è poco e già per questa fase di inchiesta abbiamo lavorato con molta fatica”. Per questo il procuratore, oltre a ringraziare il personale che ha collaborato per questa fase di indagini, spiega che “sarà impossibile andare avanti all’infinito con questa inchiesta perché con il mio ufficio non siamo in grado di farlo”.

Gli inquirenti però sono al momento ancora al lavoro sul conto di altri indagati e non si escludono eventuali altri filoni di inchiesta riguardanti il rapporto tra giocatori e tifoserie e il coinvolgimento delle società. Anche per questo il procuratore ha chiesto di non enfatizzare la visita della polizia a Coverciano, dove Domenico Criscito ha ricevuto un’informazione di garanzia che però, a detta di Di Martino, non gli impedisce l’espatrio e quindi gli consentirebbe la partecipazione agli Europei. “E’ l’unico coinvolto della Nazionale, e doveva essere messo nelle condizioni di poter essere presente alle perquisizioni della polizia, ma la cosa in sé non va enfatizzata perché non significa che ci siano elementi di particolare intensità a suo carico”. In ogni caso, è stato il commissario tecnico Cesare Prandelli a escludere il difensore dalla lista. Sotto la lente di ingrandimento invece ci sarebbe un sistema corrotto basato sulla presenza di finanziatori stranieri che hanno trovato terreno fertile nei “calciatori infedeli”, come li ha definiti il dirigente della squadra mobile di Cremona Sergio Lo Presti, “che attraverso contatti diretti tra loro si accordavano sui risultati della partite”.

Il filone di indagini portato avanti dalla Procura cremonese si riferisce a fatti che hanno origine tra il 2008 e il 2009, ma per questa terza fase i reati ipotizzati si riferiscono al 2011. “Dopo gli arresti della prima e della seconda fase (gli ultimi a dicembre), il sistema non è stato scalfito, anzi, le fila della criminalità ungherese si sono rimpolpate con nuovi soggetti slavi – continua Lo Presti – segno che la rete organizzata poteva contare sulla collaborazione dei giocatori e che gli arresti non hanno bloccato un sistema radicato nel tempo”. Per queste indagini gli inquirenti hanno utilizzato metodologie e tecniche usate solitamente per la criminalità organizzata, tra cui le intercettazioni telefoniche. Sono migliaia le ore di telefonate intercettate dagli inquirenti, che grazie ai tabulati sono riusciti a risalire agli accordi che tenevano in piedi la collaborazione tra finanziatori e giocatori, ma anche i movimenti dei flussi di denaro che da Singapore a Lugano arrivavano fino in Italia. “Fondamentale anche – precisa Lo Presti – la collaborazione con la Svizzera, attraverso la quale siamo riusciti a risalire ai movimenti di denaro”. Le indagini sono tuttora in corso, i punti da chiarire ancora molti, ma quello che emerge getta un’altra ombra sul mondo dorato del calcio. Di fronte alle domande dei giornalisti relative alle recenti dichiarazioni di Gianluigi Buffon sulle partite combinate (“meglio due feriti di un morto”), il procuratore Di Martino ha preferito non commentare, limitandosi ad attenersi ai risultati dell’inchiesta. Ma da Lo Presti arriva l’invito a non generalizzare: “C’è anche una parte di calcio sana – ha precisato – il problema sono queste infiltrazioni criminali che vanno ad intaccare un settore pulito”.