Dopo sessantaquattro anni la procura di Palermo ha aperto un nuovo fascicolo sulla scomparsa e sull’assassinio di Placido Rizzotto, il sindacalista della Cgil ucciso a Corleone il 10 marzo 1948. La nuova indagine deriva dal ritrovamento di alcune ossa nella foiba di Rocca Busambra nel 2009. Il precipizio vicino a Corleone è infatti il posto dove venne gettato il cadavere del sindacalista dopo l’assassinio. Nel marzo scorso la polizia scientifica ha comparato il dna estratto da quei resti con quello di Carmelo Rizzotto, il padre del sindacalista, morto anni fa ma riesumato per l’occasione. Il risultato delle analisi ha lasciato ritenere che quei resti erano proprio le ultime spoglie di Placido Rizzotto.

L’apertura dell’indagine è dovuta quindi ad esigenze tecniche della procura di Termini Imerese, che ha adottato il provvedimento dopo la richiesta di comparazione del dna. Il fascicolo è stato quindi spedito al procuratore aggiunto Ignazio De Francisci, per un possibile supplemento d’indagine. L’invio del fascicolo alla direzione distrettuale antimafia era un atto dovuto dato che Rizzotto venne probabilmente assassinato dal boss di Cosa Nostra Luciano Liggio, anche se all’epoca dei fatti non esisteva ancora il reato di associazione mafiosa, introdotto solo nel 1982. Fino ad oggi infatti nessuno è stato mai condannato per l’omicidio di Rizzotto. Subito dopo il delitto le indagini furono affidate a Carlo Alberto Dalla Chiesa, allora giovane capitano dei carabinieri a Corleone, che aveva portato alla sbarra il boss Luciano Liggio, Biagio Cutrupia, Vincenzo Collura e Pasquale Criscione. Nel 1959 però la corte decise di assolvere Liggio, Criscione e Collura per insufficienza di prove, mentre Cutrupia venne assolto con formula piena. Liggio si appellò chiedendo l’assoluzione con formula piena, ma la sentenza divenne definitiva nel 1961.

L’ipotesi degl’inquirenti – che visti i tempi è ormai accreditata come fatto storico – è che il killer di Rizzotto fu proprio Luciano Liggio, che si giovò della collaborazione di Criscione, amico di Rizzotto. Fu proprio Criscione che avrebbe convinto il sindacalista a fare una passeggiata fuori dal paese dopo una riunione alla camera del lavoro la sera del 10 marzo 1948. Liggio li seguì nell’ombra e giunti fuori dal centro abitato, aspettò che Criscione si dileguasse, prima di uccidere Rizzotto con tre colpi di pistola. Il mandante dell’omicidio Rizzotto fu probabilmente don Michele Navarra, boss e medico condotto del paese, che non vedeva di buon occhio le iniziative del sindacalista socialista, in prima linea durante il periodo dell’occupazione delle terre.

L’unico testimone del delitto era stato il piccolo pastorello Giuseppe Letizia, assassinato in seguito proprio dal boss Navarra, che con la scusa di vaccinarlo, lo uccise con un’iniezione letale. Oggi tutti gli attori dell’assassinio di Rizzotto e di Letizia sono deceduti da tempo. Proprio ieri a Corleone si sono celebrati i funerali solenni alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha consegnato la medaglia al valor civile all’anziana sorella di Rizzotto, Giuseppa. Durante l’orazione funebre la segretaria della Cgil Susanna Camusso ha ribadito che “bisogna individuare mandanti ed esecutori, ma anche per accertare l’evoluzione dei fatti che hanno portato la mafia corleonese, che è la stessa che uccise Rizzotto, a condizionare la storia recente di questo Paese”.