“Non si può morire entrando a scuola, è un atto che colpisce il futuro del paese, la speranza e la democrazia ” scrivono gli studenti di Brindisi nella lettera-appello alla cittadinanza in ricordo di Melissa Bassi, vittima dell’attentato nel capoluogo salentino. I ragazzi hanno deciso di organizzare una manifestazione nazionale nella loro città sabato 26 maggio. Con loro in piazza scenderanno Libera, Cgil, Arci, Rete della conoscenza, il Popolo viola, la rete degli studenti delle scuole medie e superiori e i giovani precari de “Il nostro tempo adesso” che hanno rinviato la manifestazione a Roma sul lavoro prevista per lo stesso giorno. “Saremo a Brindisi perché la meglio gioventù è questa hanno detto-, quella che non si fa zittire da niente e da nessuno, nemmeno dalle bombe”.

I ragazzi di Brindisi, che hanno chiesto la partecipazione di tutta la cittadinanza, vogliono denunciare l’attentato e rispondere a chi vorrebbe zittirli. “Non si può morire entrando a scuola”, dicono, perché “colpire una scuola vuol dire colpire il futuro di un paese, la speranza di costruirne uno migliore”. Gli studenti della scuola Morvillo Falcone aggiungono poi che “la paura non può essere la risposta alla morte di Melissa, la paura non può essere uno strumento di controllo di un territorio e di un paese stesso” . Il loro appello vuole riportare l’attenzione degli adulti sulle bombe esplose il 19 maggio e sulla solitudine che si vive in un contesto sociale “caratterizzato sempre più dalla violenza e dall’individualismo, dall’assenza di politiche di tutela del territorio, dai tagli alla scuola, dalla precarietà dilagante che attanaglia le vite e il futuro delle nuove generazioni”. 

I precari hanno deciso di rimandare la loro manifestazione per affiancarsi alla “meglio gioventù”, quella “piena di desideri, idee, creatività, eppure spesso marginalizzata, sfruttata, lasciata alla porta”. Infatti, spiegano in un comunicato, in un paese che sembra sempre più stanco e depresso c’è chi però ha un vulcano dentro di sé, ha la forza e il coraggio di prendere la parola”. E “mentre i grandi cercano i responsabili delle bombe, i giovani hanno mostrato la strada per rialzarsi, a partire dalla manifestazione di sabato. “C’è bisogno oggi più di ieri di creare un fronte sociale forte che combatte la violenza scellerata di qualunque matrice sia” concludono i ragazzi. Più che scoprire per questi studenti è più importante ricostruire e rinsaldare una società fondata “sulla legalità e la democrazia”, e forse bisognerebbe ascoltarli.