Aziende bloccate, scuole chiuse e nemmeno una chiesa dove celebrare le comunioni. È un po’ deluso Fernando Ferioli, il sindaco di Finale Emilia, che stamattina avrebbe voluto mostrare al presidente del consiglio Mario Monti, che ha effettuato un veloce sopralluogo nei comuni colpiti dal terremoto, le condizioni in cui versano immobili e persone. Una situazione difficile che porta a “una richiesta di aiuto – ha spiegato il sindaco – una richiesta che sarebbe stata motivata da un giro nella zona rossa, nelle altre tendopoli, per poter vedere con i propri occhi in quali condizioni ci troviamo”.

Lo sciame sismico che ha investito la Regione, secondo l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, infatti non accenna ad arrestarsi e anche questa notte si sono verificate ben 10 scosse, tutte attorno ai 3 gradi della scala Richter, che sommate a quelle di ieri ammontano a 200 in tutto. Purtroppo non hanno risparmiato la cittadina già duramente colpita, e nuovi, piccoli crolli si sono verificati nel centro storico, ormai noto come “zona rossa”.

“Non voglio assolutamente criticare le scelte del premier, anche perché capisco benissimo che il consiglio dei ministri è un impegno importantissimo – ha chiarito Ferioli – però, come da programma originale, avrei voluto condurlo in centro, fargli vedere quali perdite abbiamo subito, sia a livello economico, sia culturale. Siamo orfani dei nostri simboli storici, abbiamo perso il cuore di Finale e avrei voluto che Monti potesse visitarlo, come accadde a L’Aquila nel 2008”.

Delusi anche gli abitanti della tendopoli, che dal premier avrebbero voluto qualche rassicurazione in più. “I danni ammonteranno a milioni di euro, il centro della città sembra bombardato, le fabbriche sono ferme e i negozi sono chiusi – ha sottolineato Claudio Deserti, dipendente comunale, ora temporaneo residente del campo Robinson – Non abbiamo nemmeno i soldi per le derrate alimentari, tanto che il nostro sindaco ha dovuto fare un appello pubblico per chiedere risorse. È una vergogna”.

Intanto la città sta lavorando alacremente per cercare, prima di tutto, di stabilire l’agibilità degli edifici. “Vogliamo ridurre il più possibile l’area delimitata, restituendo ai cittadini i fabbricati che possono essere di nuovo occupati – ha aggiunto il sindaco”. Un procedimento già in atto da ieri, che ha permesso a qualcuno di tornare a casa. Anche se il numero degli sfollati, 5.000 in tutto, 1.600 dei quali solo a Finale Emilia, resta alto. Perché, come ha spiegato il capo della protezione civile, Franco Gabrielli, in visita con il premier Monti questa mattina, “i numeri sono condizionati dalla paura della gente di fare ritorno nelle proprie abitazioni, anche se queste sono intonse. Non c’è nulla di strano, qui la popolazione si sta comportando con coraggio e sensibilità e se riavviamo le attività economiche il resto sarà consequenziale”.

Secondo Gabrielli i tempi per il rientro nelle abitazioni, complessivamente, “saranno più brevi rispetto a L’Aquila” anche se è difficile stabilire quanto ci vorrà. Per il momento, ha ribadito questa mattina Elisa Poletti, assessore comunale alla Scuola, “l’emergenza principale restano le risorse. Mancano i fondi per le derrate alimentari e di notte qui fa molto freddo, servono delle coperte”.

Imprese. A peggiorare un quadro già di per sé grave, i negozi, le attività commerciali e le imprese, al momento, rimangono fermi a causa della necessità di stabilire l’entità dei danni causati dai terremoti. Un problema discusso anche dal premier che questa mattina, nel corso della visita, ha spiegato come ci sia “la necessità di riattivare presto questo tessuto industriale così importante per il Paese. Con il presidente della Regione, Vasco Errani, stiamo pensando a un provvedimento che mobiliti le forze locali, le banche, per aiutare gli imprenditori”.

Scuole. Il Comune di Finale Emilia ha già annunciato che per tutti i giovani studenti l’anno scolastico è ufficialmente terminato. Tutte le scuole, infatti, sono state gravemente danneggiate dal sisma e rese inagibili per le lezioni. Si provvederà invece a trovare una soluzione per gli studenti di terza media e per i maturandi, affinché possano sostenere gli esami.

Beni culturali. Quasi completamente demoliti dal terremoto di domenica mattina, tutti gli edifici storici della città sono chiusi e delimitati, e mettono a rischio l’agibilità degli stabili circostanti a causa delle continue scosse che fanno tremare la terra. I vigili del fuoco, infatti, non escludono ulteriori crolli. La prossima settimana si terranno anche le comunioni ma considerato che ogni chiesa è inagibile, si allestirà un tendone dove celebrare il rito sacro.

Il sindaco di Crevalcore: 30 milioni di danni. E’ lapidario Claudio Broglia, il sindaco di Crevalcore, uno tra i paesi più colpiti dal terremoto in provincia di Bologna: “Non meno di 30 milioni i danni tra alloggi ed edifici pubblici danneggiati”. Una cifra che da sola raccoglierebbe più della metà degli aiuti che ha stanziato ieri pomeriggio il governo Monti. Poche le famiglie sfollate (15) perlopiù alloggiate da amici o nelle due palestre attrezzate dal Comune. Pesanti invece i danni dal punto di vista architettonico: “Solo il complesso di Ronchi, con tutti i torrioni, ha riportato danni per 12-13 milioni di euro. Poi ci sono tanti altri edifici pubblici, chiese, monumenti. La situazione è molto difficile. Il Comune si sta traslocando in biblioteca e lì abbiamo ripreso i servizi di anagrafe, stato civile e Urp. Un lavoro immane ma ritengo si rimarrà lì per un po’ di tempo. Ristrutturare il palazzo del Comune costerà tra gli otto e i 10 milioni di euro. Figuriamoci subito, ma dubito che anche più avanti ci siano così tanti soldi».