Arriva con tempismo perfetto rispetto all’agenda parlamentare la ripresa di Hamlet, una delle produzioni storiche della compagnia Lenz Rifrazioni, che torna in scena dal 23 al 29 maggio a Parma in una cornice eccezionale, il Teatro Farnese, splendido gioiello barocco custodito all’interno del Palazzo della Pilotta. Lo spettacolo, interamente interpretato da ex lungodegenti psichici del manicomio di Colorno, è il punto di arrivo di un percorso teatrale che il gruppo ha intrapreso nel 2000 in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale dell’AUSL di Parma.

Si tratta di uno dei tanti progetti resi possibili dal cambiamento di mentalità e di procedure terapeutiche introdotto quarant’anni fa dalla legge Basaglia, oggi messa in discussione dal disegno di legge promosso dall’ex parlamentare di An e psichiatra Carlo Ciccioli, con largo sostegno di Pdl e Lega, attualmente in discussione alla Camera.

«Trasduttori di forza, corpi di dolorosa poesia e di imperfetta bellezza»: Maria Federica Maestri e Francesco Pititto, fondatori della compagnia Lenz Rifrazioni e rispettivamente regista e drammaturgo dello spettacolo, definiscono cosi’ gli attori di Hamlet. Durante il pluriennale lavoro sulla tragedia shakespeariana, testimoniato dai video che fanno parte integrante dello spettacolo, agli attori non è stata richiesta un’interpretazione dei personaggi, quando piuttosto un’identificazione in alcune delle ossessioni che li abitano. La tragedia shakespeariana è come disossata dalla drammaturgia di Francesco Pititto, che ne estrae alcuni personaggi, talvolta moltiplicandoli, e alcuni momenti per ricostruirli attraverso un lungo lavoro in cui i singoli attori hanno lavorato su brani del testo « riscrivendoli » alla luce della propria esperienza e della propria patologia.

I corpi di questi attori non-attori, marchiati indelebilmente dalle tracce della sofferenza psicofisica e dei lunghi anni di degenza, sono un elemento ineludibile della messa in scena. « La mente di una persona con gravi patologie mentali o gravi schizofrenie ha subito dei condizionamenti molto forti, interiori ed esteriori. L’enormità della situazione in cui si trova lo rende monumentale » ha affermato Maria Federica Maestri in un dialogo con la studiosa Adele Cacciagrano a proposito di questo lavoro. « L’unica cosa che io posso vedere come terapeutica in tutto questo è constatare che qualcosa è compromesso, atterrato, come le colonne spezzate di un teatro greco, ma attraverso questa azione drammaturgica rivederle disegnate in verticale, come architetture immaginarie ».

di Vega Partesotti