Torno sul Movimento 5 stelle, di cui ho parlato in un post di qualche giorno fa, anche alla luce del suo successo elettorale e di tutto ciò che ciò ha generato in termini di polemiche, apprensioni, previsioni per le future elezioni politiche.

Avevo parlato del Movimento 5 stelle in connessione con le accuse di demagogia e populismo che tale movimento ha condiviso con altri movimenti, partiti e personaggi europei quali Syriza in Grecia e Hollande in Francia, chiedendo ai commentatori (lo avrei fatto anche con i politici e i giornalisti, ma non ho accesso alle loro preziose orecchie) di specificare come mai secondo loro tali movimenti e persone siano demagogici e che significato esatto danno alla parola demagogia.

Non ho ottenuto allora commenti che andassero al di là della “petitio principii” che, per chi non ha dimestichezza con la logica, è una fallacia di ragionamento nel quale la proposizione che deve essere provata è supposta implicitamente o esplicitamente nelle premesse, cioè ho avuto risposte del tipo “Sono demagogici perché vogliono accattivarsi la benevolenza del popolo con promesse vane”.

Come dire che “A è vero perché B è vero e B è vero perché A è vero. 

Contrariamente, credo, alla maggior parte dei commentatori ( e temo anche dei politici e dei giornalisti), io sono andato a leggermi il programma del movimento 5 stelle senza trovarci alcunché di demagogico o populista. Con ciò non intendo dire che il programma del movimento mi piaccia in toto, anzi ci sono alcuni punti sui quali dissento e che elenco qui subito cercando di motivare il mio dissenso:

  1. Referendum sia abrogativi che propositivi senza quorum. Ritengo che non si debba correre il rischio di abrogare un legge con solo il 20% dei cittadini consenzienti.

  2. Incentivazione della produzione distribuita di energia termica con fonti rinnovabili, in particolare le biomasse vergini, in piccoli impianti finalizzati all’autoconsumo, con un controllo rigoroso del legno proveniente da raccolte differenziate ed escludendo dagli incentivi la distribuzione a distanza del calore per la sua inefficienza e il suo impatto ambientale. Non sono d’accordo sui disincentivi al teleriscaldamento perché lo ritengo efficiente dal punto di vista ambientale.

  3. Riduzione del tempo di decorrenza della proprietà intellettuale a 20 anni. Sono d’accordo solo se si limita questa norma alle telecomunicazioni; la riterrei dannosa per la ricerca se estesa anche ad altre attività.

  4. Abolizione della legge Biagi. Non sono d’accordo sulla sua abolizione senza una proposta alternativa che garantisca possibilità di lavori a termine e flessibili.

  5. Vietare gli incroci azionari tra sistema bancario e sistema industriale. Ritengo che un legame tra banche (se finanziatrici) e aziende sia indispensabile per sostenere le aziende negli investimenti.

  6. Introduzione di un tetto per gli stipendi del management delle aziende quotate in Borsa e delle aziende con partecipazione rilevante o maggioritaria dello Stato. Ritengo che le professionalità debbano essere remunerate al meglio per consentire alle aziende Italiane di accedervi.

  7. Blocco immediato della Tav in Val di Susa. Ritengo che le infrastrutture siano da potenziarsi, tutte e che l’alta velocità sia necessaria, nel terzo millennio, tanto quanto lo sviluppo delle telecomunicazioni.

  8. Ticket proporzionali al reddito per le prestazioni non essenziali. A valle delle imposte dirette sono contrario a imposte misurate sul reddito in quanto lo stesso in Italia non è accertato alla fonte in maniera seria e pertanto tali imposte si risolvono in un iniquo regalo agli evasori fiscali.

  9. Abolizione della legge Gelmini. Non mi pare che la riforma sia da buttare, almeno in alcune sue parti consistenti e comunque non in assenza di una proposta alternativa. Il semplice ritorno alla situazione preesistente non mi pare una buona idea.

Detto ciò, non trovo comunque nulla di populistico anche nelle proposte su cui dissento; ho idee diverse ma penso che si possa discuterne, come si deve fare in democrazia, specialmente in momenti di crisi.

In generale il programma contiene parecchi punti che fanno anche parte dell’uno o dell’altro degli schieramenti politici tradizionali (Pdl-Pd) e che nessuno si sogna di definire populistici o demagogici. Sfiderei chiunque ad argomentare in modo corretto cosa ci sia di allarmante nel programma di Grillo e, anzi, alcune delle istanze sono anche pressantemente portate da altri movimenti e partiti, specialmente in tema di riorganizzazione dello Stato.

Poi si può discutere sulle modalità di Grillo e del suo movimento di fare politica (personalmente sono per una politica meno urlata) e se definire il presidente della repubblica una “salma” sia educato (non uso “irriverente” perché credo che nel 2012 la riverenza nessuno debba più farla a nessuno) ma queste domande e le relative risposte non possono né debbono traslarsi in un accusa di demagogia che trovo immotivata e anche un po’ furbetta.

Sarà bene smetterla di lanciare accuse immotivate contando sull’endemica disinformazione dei cittadini e cominciare invece a confrontarsi con le proposte del movimento 5 stelle che certamente si ha diritto di non condividere, che vanno probabilmente ampliate e dettagliate ma che non si possono liquidare con battute dispregiative. Perché altrimenti gli elettori, poi, puniscono ed è peggio per tutti.