Gestire il flusso di immigrati che ogni giorno cerca di entrare in Europa non è di certo facile, ma in tempo di crisi rischia di diventare un’impresa. E a farne le spese, tanto per cambiare, sono gli immigrati stessi. Aggiungi il fatto che i “Paesi ponte” sono quelli economicamente più deboli e il quadro è completo. Su tutti la Grecia, terra di confine con la Turchia, il Medio Oriente e l’intero continente asiatico. Mai come in questo periodo l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati Ue (Frontex) si è detta preoccupata: in Grecia, oggi più che mai, gli immigrati rischiano grosso.

Se non fosse altro per i drastici tagli al sociale e alla spesa pubblica a cui il governo di Atene, volente o nolente, è stato costretto negli ultimi mesi, la gestione dell’ingente flusso migratorio attraverso i confini greci sta diventando un problema. “L’immigrazione illegale attraverso il confine greco-turco è aumentata del 14% nel 2011 rispetto all’anno precedente, raggiungendo in questo modo le 54.340 unità”, si legge nel rapporto Frontex “Western Balkans, Annual risk analysis 2012” (scarica). “Questo vuol dire che 8 immigrati irregolari su 10 che ogni anno entrano in Europa passano proprio dal confine greco”, continua il rapporto.

Certo il confine tra Grecia e Turchia non è mai stato ermetico, come testimonia il diritto degli Stati membri, infilato a forza nei trattati Ue, di rispedire un clandestino nel Paese attraverso il quale è entrato in Europa. Ma visto il vento di ristrettezze economiche e di rancore popolare che tira oggi come oggi in Grecia, rimandare nel Paese un clandestino vuol dire assicurargli un trattamento non certo di lusso. Basti pensare che già nel gennaio 2011, quindi in piena crisi economica, la Corte europea dei diritti umani ha detto che rispedire un immigrato in Grecia costituisce una violazione dei suoi diritti fondamentali.

D’altronde meno soldi per la Grecia vuol dire sia condizioni di “accoglienza” più precarie che meno controlli alla frontiera. Il picco degli arrivi si è registrato negli ultimi tre mesi del 2011, quando circa 20mila immigrati (almeno quelli accertati) hanno oltrepassato in qualche modo il confine con la Turchia, più 22% rispetto allo stesso periodo del 2010. Parliamo non soltanto di turchi ma anche di afghani, pakistani (+276%), bangladesi (+140%), siriani (+180%) congolesi, tunisini e marocchini (+62%). Si perché grazie (o causa) degli accordi a dir poco autoritari presi tra l’ultimo governo Berlusconi e il regime libico di Gheddafi, agli aspiranti cittadini europei anche nordafricani conveniva fare il giro dalla Grecia piuttosto che rischiare di finire nelle grinfie delle guardie libiche.

“Le misure di austerità stanno aumentando le disparità di accoglienza degli Stati membri e la loro capacità di effettuare i giusti controlli”, ribadisce se non fosse abbastanza chiaro Frontex, che sottolinea come “i tagli ai budget pubblici aumentano fenomeni come la corruzione e le attività illegali lungo e attraverso i confini europei”. D’altronde, da un certo punto di vista, ai Paesi periferici conviene quasi di più farli passare gli immigrati, visto che questi di solito preferiscono andare a cercare lavoro altrove, in Paesi economicamente più attraenti come Francia, Germania e Gran Bretagna.

Un piccolo miglioramento della situazione, secondo gli esperti, si potrebbe ottenere con la firma da parte di Ankara del “Turkey readmission agreement”, un accordo che renderebbe più facile espellere un cittadino non europeo adottato dal Consiglio nel febbraio 2011. L’accordo al momento è bloccato visto che la Turchia in cambio spinge per avere il diritto per i propri cittadini di entrare nell’Ue senza visa, così come permesso agli alti Stati candidati ad entrare nell’Unione (i loro cittadini possono viaggiare nei Paesi Ue senza una visa per un massimo di tre mesi). Ma come è noto, il fascicolo Turchia e Ue è bloccato da un pezzo sia per il ritardo nelle riforme chieste ad Ankara che per la ferma opposizione dei grandi d’Europa, tra cui Francia e Germania.

Sul fronte immigrazione, intanto, la Commissione europea ha annunciato l’invio di una squadra che valuterà le condizioni del sistema di asilo in Grecia. Insomma, un’altra missione europea ad Atene.