La notizia era attesa, da quando ieri la polizia del Kerala aveva formalizzato le accuse contro contro Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due fucilieri di Marina del battaglione San Marco accusati di aver ucciso il 15 febbraio scorso due pescatori indiani davanti le cose del Kerala, ma in acque internazionali. Oggi è arrivata la conferma: la corte di Kollam ha respinto la richiesta di libertà su cauzione, che è stata presentata in vista della scadenza, oggi appunto, del termine di 90 giorni per la custodia cautelare previsto dalla legge indiana. L’argomento usato dal tribunale del Kerala è che se i due fossero rimessi in libertà potrebbero allontanarsi dall’India e quindi diventerebbe molto difficile istruire il processo.

Immediato il commento del sottosegretario agli esteri Staffan De Mistura, che si trova in India: “Non siamo sorpresi per questo nuovo diniego – ha detto il diplomatico italiano – Era molto improbabile una decisione diversa del tribunale viste le accuse che sono state presentate ieri”. I due marò infatti sono accusati di omicidio, tentato omicidio, condotta dannosa e associazione a delinquere, oltre che di aver violato la convenzione internazionale del 1988 sulla sicurezza della navigazione, quella che fissa la giurisdizione di uno stato fino a 200 miglia dalla costa. “Siamo pronti a presentare istanza di scarcerazione a un livello superiore – ha detto ancora De Mistura all’ Ansa – Se fosse necessario fino alla Corte suprema federale, dove pensiamo ci sia più spazio per far valere i nostri argomenti e chiedere per i due marò le garanzie che riteniamo adeguate”.

Ieri, per protestare contro le accuse presentate a carico dei due fucilieri di marina, imbarcati sulla petroliera Enrica Lexie nell’ambito del Nucleo militare di protezione in funzione antipirateria, il ministero degli esteri italiano aveva deciso di richiamare l’ambasciatore in India. Il governo indiano ha scelto un profilo basso, in questo caso, e ha definito come “non inusuale” la decisione di Roma e ha preferito non richiamare a sua volta il proprio rappresentante in Italia, come invece avviene spesso in questi casi. In una nota, inoltre, la Farnesina è definito “inaccettabile” il trattamento giudiziario riservato ai due marò e ha ricordato come sia ancora pendente davanti alla corte federale indiana, il giudizio sulla competenza dell’inchiesta e sulla “immunità funzionale” che secondo l’Italia va riconosciuta ai due soldati. E’ la seconda volta che ai due militari viene negata la scarcerazione. La volta precedente era stata l’11 maggio scorso, quando la corte del Kerala aveva respinto l’istanza sulla base di “motivi tecnici”.

Il nuovo ricorso, secondo quanto scrive l’Ansa, è già in fase di elaborazione e potrebbe essere inoltrato alla corte suprema del Kerala, che ha sede a Kochi, già all’inizio della prossima settimana. L’obiettivo è quello di far capire alle autorità indiane che “i militari devono essere processati in patria, perché si tratta di un caso di giustizia internazionale”. De Mistura ha anche aggiunto che i due militari sono “determinati, per nulla demoralizzati” nonostante la gravità delle accuse mosse dalla polizia indiana, accuse che sono state definite “assurde”. Intanto, in una intervista al Corriere della sera, per la prima volta ha parlato uno degli ufficiali che erano a bordo della Enrica Lexie. Il comandante Carlo Noviello ha raccontato di essere stato sul ponte proprio mentre sono avvenuti i fatti: “Ero sul ponte insieme ai marò. E posso dire che Girone e Latorre hanno sì sparato ma in acqua”. Il comandante racconta di aver visto il peschereccio “con il binocolo mentre si avvicinava. All’inizio sembrava una barca da pesca. Latorre ha inziato a fare segnalazioni, lampi di luce per avvertirli di non avvicinarsi. Sulle alette della nave avevamo delle search lights che illuminano fino a un miglio, ha usato quelle”. Ma “loro hanno continuato ad avvicinarsi. A un certo punto – prosegue la testimonianza di Noviello – Girone che li controllava con il binocolo ha urlato ‘sono armati, sono armati’. Abbiamo sospettato che fossero pirati e dato l’allarme, abbiamo avvertito le autorità di Atalanta (la missione anti-pirateria della Ue, ndr) e i marò hanno messo in mostra le armi per rafforzare il concetto alla barca che si avvicinava. Poi hanno sparato in acqua, credo con mitragliette, quando il peschereccio era a un centinaio di metri da noi. A quel punto gli indiani si sono sfilati di poppa e se ne sono andati verso Sud mentre noi andavamo a Nord”. Noviello conclude il suo racconto dicendo che quando la nave è entrata nel porto di Kochi sono saliti a bordo alcune decine di militari indiani che hanno trattato il personale italiano in modo abbastanza brusco e hanno preso in consegna i due marò. Secondo Noviello, la barca a cui hanno sparato i militari dalla fiancata della Lexie non era quella su cui si trovavano i due pescatori uccisi.

di Joseph Zarlingo