Paura, un labbro rotto e tanta rabbia. E’ finita così per gli studenti del collettivo lgbt Tabù di Milano, autori ieri di un flash mob davanti all’ingresso dell’arcivescovado milanese “contro l’omo/trans fobia della Chiesa Cattolica”. Armati di uno striscione e qualche volantino, hanno dovuto fare i conti con lo zelo di due agenti della scorta cardinalizia. “Ci sono piombati addosso”, hanno raccontato i manifestanti, “ferendo uno di noi nel tentativo di strappargli il megafono“. Un episodio che la Curia ha affermato di non conoscere: “L’Arcivescovo Scola“, hanno spiegato, “è un uomo per il dialogo”.

“Contro lo s-clero omofobo”. Questo lo striscione col quale una decina di studenti liceali e universitari del collettivo lgbt Tabù si è presentata nel pomeriggio di ieri all’entrata della sede dell’arcivescovado, in piazza Fontana a Milano. Un’idea per celebrare il 17 maggio, giornata mondiale contro l’omofobia, e dire no all’ormai prossima visita del Papa in occasione della giornata mondiale della famiglia, “che costerà 4 milioni di soldi pubblici”, denunciavano i volantini del collettivo lgbt, “per imporre ancora una volta il loro modello di famiglia“. Ma il tempo per distribuire il materiale non c’è stato. I manifestanti hanno denunciato l’immediato, irruento intervento di due agenti in borghese, che, sequestrati striscione e volantini, hanno chiesto ai presenti di esibire i documenti.

“Ho continuato a megafonare per sottolineare quanto stava accadendo”, ha raccontato Jacopo Peta, studente diciottenne del liceo Volta di Milano, “quando uno degli agenti dà una botta al megafono ferendomi il labbro”. A placare gli animi sono arrivati gli agenti della questura di Milano, che hanno allontanato i ragazzi nell’attesa di restituire loro i documenti. “Abbiamo chiesto che venissero identificati anche i nostri aggressori”, ha spiegato il ventunenne Mauro Muscio, studente di Lettere alla Statale di Milano, “ma così non è stato. E adesso, a rischiare la denuncia siamo noi”. Un’esperienza che però non ha scoraggiato i membri del collettivo: “Confermiamo il presidio anticlericale autorizzato per il 2 giungo in piazza 24 maggio, contro la visita di Benedetto XVI“.

“Una reazione inammissibile, quella dei due agenti della scorta arcivescovile” ha commentato Cristina Gramolini della segreteria nazionale di Arcilesbica. “I flash mob dovrebbero ormai far parte della dialettica comunicativa di una città come Milano” ha continuato, “non essere trattati come problema di ordine pubblico da reprimere con reazioni violente”. Secondo la Gramolini, l’imminente visita papale non può giustificare simili reazioni. “Vogliamo poter manifestare il nostro dissenso all’eterosessismo della giornata mondiale della famiglia – ha concluso – possibilmente senza rischiare la nostra incolumità”.

Dall’arcivescovado di Milano, invece, nessun commento. “Non siamo al corrente dei fatti”, ha assicurato don Davide Milani, responsabile per la comunicazione della Curia milanese, che ha raccontato: “Proprio ieri, il cardinale Scola ha avvicinato un gruppo di donne che protestavano all’ingresso di una conferenza alla quale era stato invitato. L’arcivescovo – ha spiegato don Milani – è per il confronto e il dialogo”. Anche se l’iniziativa fosse esplicitamente anticlericale e contemporanea alla visita del Papa? “Se vogliono protestare – ha risposto – hanno il diritto di farlo”.