“La frammentazione del lavoro è una delle maggiori cause di infiltrazione mafiosa”. Parla anche di criminalità organizzata il segretario della Fiom, Maurizio Landini, intervenuto al Salone del libro di Torino per la presentazione del volume “Lavoro vivo” (edizioni Alegre).

Una condizione che secondo il segretario non riguarda solo il sistema degli appalti, ma si estende a pezzi interi dell’economia reale: “Se guardiamo all’organizzazione del lavoro nel pubblico e nel privato, troviamo sotto lo stesso tetto miriadi di contratti diversi. C’è una frantumazione del lavoro e dei diritti che non ha precedenti e questo favorisce l’infiltrazione”. Per il segretario sono mafie e corruzione le reali cause dei mancati investimenti in Italia “e non la modifica dell’articolo 18”. Motivo per cui sollecita uno scatto in avanti dei sindacati, perché il problema venga affrontato in modo più deciso.

Il problema dell’interesse criminale inizia a toccare da vicino anche il mondo dei metalmeccanici, ma non risparmia neppure le cooperative, colpite da una forma di degenerazione che ne svuota il significato e la storia originaria. E le rende strumenti per la diminuzione dei diritti del lavoratori. “Ho scoperto che il primo di maggio la cooperativa di consumo di Modena, che ha 5mila dipendenti, ha cancellato i contratti nazionali e da quel momento applica un regolamento diverso. Se anche le cooperative pensano che la strada da seguire sia quella del dottor Marchionne – denuncia Landini – credo non solo che sbaglino ma anche che facciano qualcosa di contrario alla nostra Costituzione”. E sul tema del precariato dà appuntamento a Firenze il 20 maggio, anniversario dello Statuto dei lavoratori: una discussione importante, aggiunge, “per evitare la contrapposizione tra giovani e vecchie generazioni”.

Secondo il segretario i prossimi mesi rischiano di segnare un peggioramento della situazione “senza i necessari cambiamenti, c’è il concreto pericolo di una regressione”. Ecco allora la ricetta Fiom per scongiurarla: un piano straordinario di investimenti pubblici e privati e una limitazione del potere della finanza. “Non è vero che non ci sono i soldi – dice – la verità è che sono concentrati in poche mani, bisogna andare a prenderli”. In assenza di un reale cambiamento il rischio è la recessione, ma anche dell’esplosione della violenza. “Da sempre forme di violenza o terrorismo, che oggi sono comunque diverse, possono esplodere quando muoiono le prospettive o si assiste ad una crisi della rappresentanza, come quella che viviamo oggi in Italia. Non dobbiamo sottovalutarle, anche perché sono le prime nemiche dei diritti, della democrazia e di chi lavora”.