A giudicare dalle prime reazioni del governo tedesco non sembra che il botto di domenica alle elezioni in Francia e Grecia sia stato udito fino a Berlino. Gli accordi internazionali stretti con Atene devono restare validi, perché “per la Grecia rappresentano il percorso migliore” per tornare competitiva e riportare in ordine i conti, ha spiegato il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert. La nostra posizione, e cioè che i programmi decisi “sono quelli giusti”, resta immutata, ha aggiunto. Altrettanto immutata è la posizione tedesca riguardo la richiesta del neo presidente francese François Hollande di rinegoziare il fiscal compact: “Non è possibile”, ha messo in chiaro Seibert, come non è possibile finanziare la crescita con nuovi debiti o con programmi di stimolo: «Secondo noi politica di crescita in Europa significa politica di riforme strutturali», che richiedono a loro volta «coraggio politico e creatività».

Evidente, invece, il tentativo di Berlino di riallacciare quanto prima i rapporti con Hollande. «Ci vedremo molto presto e sarà accolto in Germania a braccia aperte», ha spiegato un’Angela Merkel che, oltre ai risultati in Francia e Grecia, deve fare i conti anche con le implicazioni politiche delle elezioni nello Schleswig-Holstein. Quelle svoltesi domenica nel piccolo Land stretto tra il Mare del Nord e il Baltico non sono state delle semplici regionali, ma hanno confermato diversi trend nazionali, alcuni dei quali giocano a sfavore della cancelliera. Il primo: in Germania il vento soffia contro le coalizioni a due tra la sua Cdu e i liberali della Fdp. La bocciatura dell’alleanza nero-gialla finora al governo nello Schleswig-Holstein è soltanto l’ultima di una serie di sconfitte regionali per questa coalizione che dal 2009, anno in cui Merkel decise di allearsi a Berlino con la Fdp, ha conosciuto una sola tendenza: al ribasso.

Secondo trend: l’ipotesi di alleanze a due tra Spd e Verdi si fa sempre più difficile, un segnale che preoccupa i socialdemocratici in vista delle elezioni nazionali del 2013. Un test decisivo, in questo senso, arriverà già domenica prossima, quando la Spd si presenterà come favorita alle importanti regionali nel Nordreno-Vestfalia, il Land più popoloso della Germania. Finora i sondaggi danno come possibile un governo rosso-verde. Resta, però, l’incognita del risultato dei Pirati. Eccolo, il terzo trend confermato dallo Schleswig-Holstein: il boom del Piratenpartei. Finora il partito arancione aveva impensierito soprattutto i Verdi. Stavolta, invece, ha sottratto più elettori alla Cdu (14.000) e alla Fdp (14.000) che ai Verdi (13.000) e alla Spd (10.000). Complice il loro programma piuttosto vago, i Pirati riescono insomma ad attirare elettori sia da destra che da sinistra. E, soprattutto, diventano l’alternativa preferita per chi è deluso dai politici tradizionali: secondo l’istituto di ricerca Forschungsgruppe Wahlen il 74% di chi ha votato per loro lo ha fatto perché è insoddisfatto degli altri partiti; solo il 22% li ha scelti per le loro proposte.

Quarto trend: il partito della sinistra radicale Die Linke, uscito dal parlamento dello Schleswig-Holstein, è in crisi e rischia di “riassorbirsi” a fenomeno puramente orientale.

Quinto trend: il panorama politico tedesco si sta frammentando. Se i liberali e i Pirati dovessero superare nel 2013 lo sbarramento del 5%, nel prossimo Bundestag siederanno sei formazioni (sette, se si contano separatamente la Cdu di Merkel e la gemella bavarese Csu). O i leader si dimostrano pragmatici e tentano nuove alleanze – come chiede Die Zeit – o la Germania rischia di abbonarsi all’opzione Grande coalizione. A tal proposito il voto nello Schleswig-Holstein comporta un pericolo non da poco per Frau Merkel, come rileva Spiegel online. Grazie al loro carismatico leader regionale Wolfgang Kubicki i liberali hanno incassato un insperato successo, che potrebbero bissare domenica in Nordreno-Vestfalia grazie alla “shooting star” Christian Lindner. Incoraggiata da tali risultati, la Fdp tenterà di risalire la china anche a livello nazionale, rafforzando il suo profilo all’interno del governo Merkel. Il clima, in un esecutivo già molto rissoso, è destinato insomma a farsi più caldo. Non solo, ma i liberali, che si apprestano a cambiare leader nazionale per la seconda volta in 12 mesi – i giorni del numero uno Philipp Rösler sembrano contati e a Berlino si vocifera già di un putsch – hanno iniziato a lanciare segnali in direzione di Spd e Verdi per una futura “coalizione-semaforo”. A quel punto, se si esclude un’alleanza Cdu-Verdi, poco popolare tra gli elettori, la Merkel resterebbe con un’unica opzione tra le mani: una Grande coalizione. A guida Cdu, ovviamente. Sempre che i numeri non consentano altre strade alla Spd.