Il pallone è sgonfio. Mancava solo questa al derelitto calcio italiano: un allenatore che durante una partita si scaglia contro un giocatore che ha appena sostituito e lo prende a pugni. Il tecnico è Delio Rossi, immediatamente esonerato dalla Fiorentina. L’incredibile episodio avviene allo stadio di Firenze. La Fiorentina, dalla classifica pericolante, a metà del primo tempo è sotto 0-2 contro il Novara già retrocesso. La squadra è allo sbando. Al 32’ minuto Rossi decide di sostituire Ljajic con Olivera. Il giovane trequartista serbo, mentre si avvicina alla panchina, rivolge un applauso ironico al tecnico e lo apostrofa come “il più bravo”. Il tecnico non gradisce. Dapprima gli punta contro l’indice, poi gli si scaglia contro mettendogli le mani in faccia. I suoi collaboratori cercano di trattenerlo. Ma Delio Rossi è una furia, colpisce Ljajic con foga: volano sberle e pugni. Il tutto dura qualche secondo, poi i due contendenti sono divisi e Rossi riprende la sua posizione nell’area tecnica come se nulla fosse.

La quaterna arbitrale non interviene, e non prende provvedimenti. Ma qualcosa è successo. Le immagini televisive fanno il giro del mondo. In settimana saranno visionate anche dal giudice sportivo. Una lunga squalifica attende il tecnico, probabilmente di qualche mese, che al termine della partita è immediatamente esonerato dalla società viola. Così il presidente Andrea Della Valle: “Ho parlato con Delio Rossi: è pronto a scusarsi. Ma la scelta dell’esonero è un atto dovuto, per i valori che questa società ha perseguito in questi anni. È la scelta che non avrei mai voluto prendere, ma per il gesto di Delio Rossi non ci sono giustificazioni (…) Ci sarà anche una punizione per Ljajic, perché l’allenatore è stato provocato, anche se non doveva reagire in questo modo”. E oggi è arrivata anche la decisione del giudice sportivo, che ha squalificato il tecnico per tre mesi. 

A caldo le reazioni sono contrastanti. Il presidente del sindacato calciatori Tommasi riassume i pensieri degli addetti ai lavori nella sua dichiarazione: “Non è certamente un periodo fortunato per il nostro calcio. Capisco la tensione del momento, ma perdere la bussola in quel modo non ha giustificazioni. C’è poco da salvare di quella scena”. Più ecumenico il presidente dell’assoallenatori Ulivieri: “Le mani devono stare al loro posto, anche quelle dei calciatori però. Anche se Delio può avere sbagliato con quella reazione, io vorrei che si capisse che le mani, e la lingua, di tutti nel calcio devono stare al loro posto. Altrimenti non se ne esce più. Detto questo, io avrei preso a sculaccioni il giocatore: quello si meritava”. Schierati dall’altra parte i tifosi viola. Subito dopo la rissa i cori della curva Fiesole sono contro lo “zingaro” Ljajic e a favore del tecnico che, all’uscita dal campo, riceve solo applausi.

C’è un precedente. Durante un Pescara-Como della stagione 1983-84 in Serie C1 l’allenatore del Pescara Domenico Rosati entra in campo infuriato con il suo centravanti Vittorio Cozzella, appena espulso dall’arbitro, e comincia a colpirlo con pugni e schiaffi. 

Di peggio accade, sempre in C1, nella stagione 2003-04: finale playoff tra Lumezzane e Cesena. Il tecnico dei romagnoli Fabrizio Castori non gradisce l’esultanza del Lumezzane dopo un gol, entra in campo e si scaglia sul giocatore avversario Pietro Strada, rimasto a terra per i postumi di infortunio, aggredendolo pugni e calci. Ne nasce un’incredibile rissa. 

Il Gip del Tribunale di Brescia rinvia a giudizio Castori per lesioni volontarie e rissa. Il tecnico se la cava in sede penale dopo avere trovato un accordo di risarcimento per 25mila euro con Strada, che ritira la denuncia. In sede sportiva la squalifica è di 3 anni, con pena ridotta a 2 in appello.

Al confronto fanno quasi sorridere due episodi accaduti recentemente in Serie A. Nella prima giornata della stagione 2007-08, all’85’ minuto di Catania-Parma l’arbitro espelle il tecnico dei siciliani Silvio Baldini. L’allenatore del Parma Domenico Di Carlo lo invita a uscire in fretta dal campo e Baldini, in un attimo di follia, replica tirandogli un calcio nel sedere. 

E’ squalificato per un mese (5 giornate di campionato) e multato di 15 mila euro. E’ un raptus quello che coglie Carlo Mazzone durante un derby tra Brescia e Atalanta nel 2008. Sotto in casa per 1-3, dopo il gol del 2-3 di Baggio il tecnico si rivolge ai tifosi dell’Atalanta che per tutta la partita gli hanno riservato cori ostili e minaccia: “Se facciamo il terzo vengo sotto la curva”. Detto fatto. Al gol del 3-3, arrivato al 2’ di recupero, Mazzone si dimentica dei suoi 64 anni, scatta manco fosse un ragazzino, e col pugno chiuso corre gridando come un ossesso per 50 metri fino ad arrivare sotto la curva dei tifosi ospiti.  Espulso, è squalificato per 5 giornate.