A Giugliano, paesone in provincia di Napoli, regno di abusivismo e discariche illegali, la camorra ha messo le radici. I rifiuti, ma soprattutto l’edilizia per anni hanno rappresentato la principale fonte di reddito. E nelle case del clan abitano anche i militari Nato che alimentano, con i loro soldi, le casse dei Casalesi. Il dato emerge dall’ultima operazione del Gico della Guardia di Finanza di Napoli, guidato dal colonnello Roberto Prosperi, che ha eseguito un ordine di sequestro preventivo della direzione distrettuale antimafia partenopea, di beni per un valore di 4 milioni di euro. Tra questi anche quattro appartamenti “concessi in locazione sin dal 2002 a militari inglesi di stanza presso la base Nato di Licola”.

Tutto parte dal sequestro di documenti presso l’abitazione di Aldo Nobis, ritenuto un fiancheggiatore del boss Michele Zagaria, quest’ultimo arrestato lo scorso dicembre dalla polizia di stato. Viene ritrovato un contratto di locazione, datato 25 giugno 2002, tra Aldo Nobis e il segretario di stato per la Difesa del Regno Unito e l’Irlanda del Nord in ordine a due villette (4 appartamenti), oggetto del sequestro da parte dei finanzieri, dove alloggiano i militari dell’alleanza atlantica.

Secondo la Procura quelle case sono riconducibili a Salvatore Nobis, fratello di Aldo, affiliato al clan dei Casalesi. Il meccanismo di intestazione fittizia dei beni, contestata dalle Fiamme gialle ai quattro indagati è semplice. Le villette, intestate oggi a Valentina Mirone e Antonietta Mastroianni, sarebbero riconducibili in realtà a Salvatore Nobis, “pienamente inserito – si legge nel decreto – nel clan dei casalesi, e in particolare legato a Michele Zagaria, che aveva l’assoluta necessità di attribuire la titolarità formale delle villette a persona di sua fiducia per cui la scelta è ricaduta sul fratello Aldo Nobis“.

Nel 2008, la posizione di quest’ultimo “diventa vacillante in quanto condizionata dalla vicenda della realizzazione degli immobili abusivi in Giugliano e che gli sono valsi il processo presso il tribunale di Nola, gli immobili costituiti dalle citate villette vengono fittiziamente alienati a terze persone Mirone e Mastroianni (le altre due indagate)”. Insomma una doppia intestazione fittizia, la prima al momento dell’acquisto e della realizzazione delle villette poi quando anche il fratello dell’affiliato viene travolto da indagini giudiziarie scatta il sistema dei nuovi prestanome.

Sul conto di Salvatore Nobis e del fratello Aldo c’è una lunga sfilza di precedenti e frequentazioni, ma dal 2002 ad oggi nessuno ha messo in discussione il contratto di locazione sottoscritto con le forze armate britanniche. Da dieci anni ad oggi sono stati versati questi 700 mila euro nelle casse dei Nobis, attraverso anche la riscossione diretta da parte di altri soggetti, senza nessuna controindicazione da parte dei militari. Ancora nel gennaio 2012 una funzionaria della base Nato di Lago Patria contattava Aldo Nobis per pagare con assegno la locazione delle abitazioni. Il motivo, leggendo il decreto di sequestro, è semplice. Nobis non risponde perché è a conoscenza del sequestro del contratto di locazione e teme che le Fiamme Gialle possano attribuirgli la proprietà degli immobili nonostante il passaggio di proprietà alle due donne.

Un intricato e attento meccanismo per evitare sequestri. Eppure Aldo Nobis viene coinvolto in una inchiesta nel 2008 per abusi edilizi, corruzione, associazione a delinquere proprio per la realizzazione delle villette, oggi sequestrate, e nella sentenza che lo condanna in secondo grado a quattro anni e sei mesi di reclusione vengono riportati i contatti con i Casalesi. Nonostante questo i funzionari Nato hanno continuato a pagargli il canone e i militari ad abitare in quelle case. Tra i beni sequestrati anche la mega villa di Aldo Nobis, sita in Casapesenna, che non ha ancora ottenuto la concessione in sanatoria, rifinita con marmi di pregio, palestra completa e super accessoriata anche se formalmente Nobis risiedeva a Rimini. Sempre in Emilia Romagna, a Modena, nel 2011 Nobis avrebbe prestato lavoro per alcuni mesi in un cantiere. Un modo, secondo la Finanza, per giustificare la sua disponibilità finanziaria. Le Fiamme gialle annotano i viaggi super-lusso di Nobis ogni fine settimana nei casinò di San Vincent e di Venezia in hotel a cinque stelle per fare l’americano con i soldi della Nato.