A più di 3 mesi dal naufragio della Costa Concordia restano 32 croci a ricordare una sciagura evitabile e un pachiderma del mare sdraiato sulla costa dell’Isola del Giglio. Ora è in partenza il progetto di rimozione del relitto: costerà 300 milioni di dollari e occuperà almeno 250 persone. L’appalto se l’è aggiudicato la Micoperi di Ravenna, in consorzio con l’americana Titan Salvage.

Micoperi è nel settore nautico dal 1946, quando era operativa come società di salvataggio per liberare le rotte di navigazione da navi affondate durante la seconda guerra mondiale. L’azienda ha anche svolto un ruolo importante nella bonifica del Canale di Suez ed è stata general contractor nella costruzione e installazione di molte piattaforme petrolifere. Oggi Micoperi è una multinazionale con sede principale a Ravenna e distaccamenti a Cortona, in Croazia ed Egitto. La sua alleata, Titan Salvage, è una società statunitense del gruppo Crowley, leader mondiale nel settore del recupero di relitti. Non si tratterà del primo recupero, in Italia, di una grossa nave adagiata sui fondali: già nel 1919 toccò alla corazzata “Leonardo Da Vinci” e nel 1952 alla “Cavour”. La Costa Concordia però ha dimensioni maggiori e questo rende il compito dei due armatori tutt’altro che facile.

Alla gara d’appalto sono stati presentati 6 progetti, ma in competizione sono entrati solo i 4 che hanno escluso il taglio del relitto. La principale concorrente di Micoperi e Titan è stata la joint venture tra l’olandese Smith e la Fratelli Neri, a cui sono toccati i compiti di rimuovere, in 2 mesi, il carburante dai serbatoi (oltre 2 mila tonnellate di olio combustibile) e di completare le operazioni di rimozioni dal fondale del materiale fuoriuscito dalla nave. 

Il comitato tecnico di valutazione composto da Costa Crociere, Carnival corporation & plc, London offshore consultants e Standard P&I club ha preferito il piano di Titan-Micoperi, in quanto rispettava più degli altri i requisiti richiesti di riparare le falle e pompare fuori l’acqua imbarcata, al fine di ripristinare la galleggiabilità della nave e rimorchiarla in un porto vicino, dove l’attenderà la demolizione in cantiere.

Non è ancora chiaro quale sarà il porto che accoglierà la Concordia. Gli americani della Titan hanno scelto Civitavecchia come base logistica per i lavori di carpenteria necessari a far galleggiare la nave fino al porto di Palermo, dove se ne occuperebbe il colosso pubblico Fincantieri.

La scelta operata dal consorzio vincitore scontenta il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che si è recentemente incontrato a Roma con tecnici ed esponenti del governo, per trovare una soluzione che consenta positive ricadute economiche anche per le imprese toscane.

“Penso che come base del recupero possa essere individuata Piombino invece di Civitavecchia –dichiara il governatore. Poi è logico che la nave sia trasportata al porto di Livorno, attrezzato per questo tipo di interventi, per una questione di buonsenso: il trasporto del relitto infatti sarà lento –conclude Rossi– e la scelta del porto più vicino diventa quasi obbligata, per ridurre i rischi dovuti a possibili imprevisti o al mare mosso”.

Nello svolgimento della procedura di recupero della Concordia, Silvio Bartolotti, presidente della Micoperi, garantisce il minor impatto ambientale possibile e il rispetto delle attività turistiche dell’isola, visto che i lavori si svolgeranno durante tutta l’estate 2012.

“Il problema principale –spiega Bartolotti- sarà riportare in superficie il relitto che è quasi totalmente inabissato. La Costa Concordia, piena d’acqua com’è, dovrebbe pesare circa 60 mila tonnellate”.

Per riuscire a trainare la nave dritta, in assetto di galleggiamento, sarà necessario riparare lo squarcio sulla carena e il tutto dovrà essere fatto nel rispetto dell’ambiente isolano, pertanto il progetto sarà seguito dall’equipe del professore Giandomenico Ardizzone, biologo marino dell’università La Sapienza di Roma.

I lavori al relitto della Costa Concordia dovrebbero prendere l’avvio a metà maggio, previa approvazione delle autorità italiane, ma già dal giorno 2 cominceranno le operazioni preliminari di recupero dello scafo. In tutto dovrebbero occorrere, ritiene Bartolotti, dai 10 ai 12 mesi.