E alla fine fu il fax. Dopo le imbarazzanti performance web di Roberto Formigoni e soprattutto dopo le inchieste che stanno travolgendo molti dei suoi più stretti collaboratori, il presidente della Regione Lombardia che fa? Chiede ai suoi consiglieri regionali, quelli ancora a piede libero, di mobilitare i loro supporter affinché mandino un fax con scritto: “Presidente siamo con te”.

Sempre più isolato dai maggiorenti del suo partito, a cominciare dal segretario Angelino Alfano che, in visita a Milano, non si è neppure sognato di passare da Pirellone e dintorni, il Celeste cerca la propria redenzione chiedendo il sostegno popolare via fax.

E pensare che proprio lui solo pochi mesi fa aveva cercato di accreditarsi come politico “hi-tech”, al passo coi tempi, tutto casa, chiesa e social network. Il risultato fu un video a dir poco improbabile con un Formigoni che, fra un balletto e una smorfia, lasciava intendere come Facebook, Twitter e Youtube fossero il suo pane quotidiano. La clip fece sì il giro della rete, ma il risultato sicuramente non fu quello che si aspettava il Celeste: tant’è che il tenore dei commenti, per citare i più teneri era del calibro di “allucinante, mi vergogno per lui”, oppure “è la cosa più penosa che io abbia mai visto in tutta la mia vita”. Una sorta di viralità all’incontrario con tanto di parodie in cui il capo del Pirellone veniva paragonato a Mr. Bean.

Ora che la partita si è fatta seria, con il gelo del Pdl da una parte, la presa di distanze di Comunione e liberazione dall’altra, Formigoni deve aver pensato che il buon vecchio fax è lo strumento giusto per provare ad arginare i danni e ricostruire la sua immagine. Forse per puro calcolo politico, pensando di rivolgersi a una platea piuttosto anziana e non avvezza alle nuove tecnologie. O forse più semplicemente perché la Rete è troppo libera per uno che grida al complotto “mediatico e politico” contro di lui.

Ma attenzione perché Formigoni, dopo i suoi balletti online, potrebbe avere fatto un altro clamoroso errore. Sì, perché  l’unico precedente del cosiddetto “popolo dei fax” risale al 1992, quando lo scandalo di Tangentopoli portò migliaia di persone a esprimere la propria indignazione – via fax, appunto – alle redazioni dei giornali.

Il governatore ha suggerito anche il testo: “Presidente, siamo con te”. Per esprimere il dissenso, male che vada, si continueranno a utilizzare gli strumenti del web.