Riccardo Riccò, classe ’83, ciclista per il team croato Meridiana-Kamen, non potrà più correre per i prossimi 12 anni. La squalifica arriva dal tribunale nazionale Antidoping (Tna) che lo ha escluso dalle competizioni perché l’atleta aveva effettuato una auto-trasfusione di sangue nel 2011, pratica proibita dal Coni. Il 6 febbraio 2011 Riccò era stato ricoverato in ospedale, dopo aver accusato un malore al termine dell’allenamento che risulterà dovuto ad un blocco renale e lì emerse la vicenda della trasfusione. Il Tna ha accolto la richiesta che aveva formulato la procura antidoping del Coni il 12 ottobre scorso. Durante le indagini il suo medico personale aveva parlato di una confessione dello stesso Riccò, poi smentita dal corridore che diceva di “non ricordare nulla” a riguardo.

Nel 2008 aveva partecipato al Tour de France ma anche lì, a luglio, era incappato nei controlli antidoping risultando positivo. Durante il ritrovo di partenza della dodicesima tappa Lavelanet-Narbonne la gendarmeria francese gli aveva notificato presenza di Continuous Erythropoietin Receptor Activator (Cera) ossia la terza generazione dell’eritropoietina (Epo): si tratta di un ormone glicoproteico, rintracciata nelle sue urine al termine della cronometro di Cholet. In quell’occasione Riccò fu costretto a lasciare la corsa. Il Cera a quei tempi non figurava ancora nell’elenco delle sostanze dopanti di molte federazioni (tra cui quella italiana), ma era inclusa tra le sostanze dopanti proprio del Tour de France. Tornato in Italia confessò davanti al tribunale del Coni che lo sospese prima per 2 anni, pena poi ridotta a 20 mesi.

Il ciclista chiude quindi la sua carriera da professionista nel momento in cui aveva l’occasione di entrare nel gruppo dei migliori del ciclismo azzurro. Professionista dal 2006, il corridore di Formigine aveva raccolto parziali successi fino al secondo posto al Giro d’Italia 2008.