“Noi abbiamo cominciato a fare pulizia: Bossi si è dimesso, Renzo Bossi si è dimesso da consigliere regionale, Belsito è stato espulso, Rosi Mauro è stata espulsa, Monica Rizzi si è dimessa da assessore. E continueremo sino a che non sarà finita”. Roberto Maroni tira le prime somme dell’obiettivo di “fare pulizia” all’interno del partito e anticipa di volere continuare sulla stessa strada. Ma la sua linea non è gradita a tutti.

“La Mauro non è neanche indagata”, ha dichiarato il senatore di Lecco Lorenzo Bodega che per solidarietà con la leader del Sindacato padano ha spiegato di lasciare il gruppo della Lega Nord del Senato, dove ricopre la carica di vice capogruppo e dal quale la stessa Mauro oggi è stata espulsa. La Lega quindi perde un altro rappresentante di peso a Palazzo Madama e le dimissioni sono già state ratificate. E almeno altri due avrebbero espresso forti dubbi sull’opportunità di cacciare ‘la nera’. Bodega poi, per prendere la decisione di passare al gruppo Misto ha impiegato 3 ore e mezza nel corso di una “lunga e accesa riunione”.

VIDEO – DOZZO (LEGA): “Se altri hanno sbagliato li cacceremo”

A nulla sarebbero valsi i tentativi di alcuni colleghi di farlo desistere. Anzi, stando alle voci di corridoio, altri senatori del Carroccio potrebbero replicare la sua scelta, lasciando il gruppo nel caos. Dopo il verdetto alcuni onorevoli sono andati nello studio della Mauro per esprimerle solidarietà. E c’è chi non ha nascosto il forte malumore per quanto accaduto oggi al gruppo al Senato, dove ha la maggioranza il cosiddetto Cerchio Magico. Decisive le prossime ore per capire quale consistenza avrà la fronda leghista e quali saranno le conseguenze.

La “pasionaria” dunque è stata allontanata, non proprio “all’unanimità”, come scrive la Lega in un comunicato. Non dimettersi da senatrice per lei è una questione di principio, anche se le è costato l’ostracismo di gran parte del partito e la doppia cacciata. La decisione di espellerla, infatti, sarebbe stata “fatta con non poca sofferenza” da parte dei colleghi.

E le decisioni della ex leghista pesano anche sul presidente Schifani che dovrà sbrogliare una matassa sempre più intricata. Oggi è stato costretto per l’ennesima volta a farle da supplente in aula, presiedendo lui la seduta, per scongiurare incidenti.