Un cartello di protesta contro l'Hs2, il Tav inglese

Mancano ancora quattordici anni al primo viaggio del primo treno superveloce, ma il TAV inglese – il cui vero nome è HS2 – già si fa forza sui social network. Il tutto a spese dei contribuenti britannici, che hanno dovuto finanziare l’assunzione di nuove cento figure professionali, fra le quali ben sette persone che si occuperanno di migliorare l’immagine della contestata linea fra Londra e Birmingham su Twitter e Facebook. Nel Regno Unito, intanto, le polemiche divampano. Perché assumere tutte queste persone se il futuro della linea – che dovrà proseguire negli anni successivi al 2026 fino alla Scozia – è ancora legato alle pronunce di alcuni giudici?

Così HS2 Limited, la società che si sta occupando della progettazione, ha al momento già 250 dipendenti. Nell’ultima infornata si è visto di tutto ed è per questo che ora quei comitati che si battono contro il treno veloce puntano il dito contro community manager, stakeholder advisor, spin doctor e comunicatori di vario genere. Tutti assoldati con un obiettivo principale: rendere più digeribili quei binari che taglieranno in due la campagna inglese portando a un risparmio di tempo di poche decine di minuti rispetto a oggi, ma anche, comunque, rispondere alle esigenze dei “portatori di interesse”. Perché se il progetto va veloce come un treno, appunto, è grande il pericolo che un qualche giudice di un tribunale blocchi tutto o, almeno, ritardi di molto l’esecuzione dell’opera. Con grande aggravio di costi, ancora una volta per chi paga le tasse in Gran Bretagna.

Lo stipendio medio di un “comunicatore” ingaggiato da HS2 è di 50mila sterline all’anno, poco più di 60mila euro. Anche il capo ufficio stampa – che per essere assunto doveva avere un requisito, doveva essere “proactive”, cioè “dinamico”, con spirito di iniziativa – prende più o meno lo stesso. Stipendio di diecimila sterline più alto, invece, per quelle figure che dovranno lavorare con le comunità locali, per giungere a compromessi, dove e quando possibile. Toccheranno a loro, forse, le rogne principali, in quanto saranno soldati al fronte, in prima linea, che dovranno lavorare faccia a faccia con agguerriti cittadini di provincia.

HS2 Action Alliance è una delle associazioni più combattive. Da anni lotta contro il progetto e ora grida allo scandalo, parlando apertamente di ‘farsa’. Secondo il gruppo di pressione, le consultazioni con le popolazioni locali che la società ha tenuto nei mesi passati non hanno portato da nessuna parte, tutto era già deciso “e ora si rischia di spendere tanti soldi per un’opera che forse verrà bloccata da una sentenza”. Di contro, HS2 Limited con un comunicato risponde che le nuove assunzioni sono dovute al fatto che la società sta cercando di costruire “la migliore linea ad alta velocità possibile, anche con l’obiettivo di minimizzare l’impatto ambientale“. Nelle scorse settimane, in vari villaggi fra Londra e Birmingham sono cominciate le sessioni di “community forum”, riunioni spesso infuocate dove chiunque – più o meno – può dire sulla TAV inglese quello che vuole.

High Speed 2 – per distinguerla dalla HS1, già esistente, che collega Londra al tunnel della Manica – costerà almeno 17 miliardi di sterline per quanto riguarda la prima tratta, la Londra-Birmingham, e più di 30 miliardi di sterline per il progetto completo, che finora si ferma a Leeds e Manchester. TaxPayers Alliance ha fatto alcuni calcoli: secondo l’associazione “di liberi e indipendenti contribuenti”, il progetto complessivo, una volta portato a termine, sarà costato a ogni famiglia inglese circa mille sterline. Un po’ troppo, dice il movimento, considerando che solo un miliardo di sterline se ne andrà in interessi per gli enormi prestiti che il governo inglese dovrà prendere. E tutto peserà sulle spalle di figli e nipoti.

Intanto, al dramma di chi verrà si unisce anche quello di chi non c’è più. Con il Daily Telegraph che lancia un nuovo caso: il tracciato della linea passa su un antico cimitero, vicino alla stazione di Euston, nel cuore della capitale. Così, rivela il quotidiano, le spoglie di 50mila persone morte nei secoli passati dovranno essere riesumate e spostate. E il giornale conservatore ha lanciato una campagna affinché venga trovata una soluzione. Forse anche la società costruttrice vorrà evitare ulteriori fantasmi sul suo percorso.