Non importa che Il Sole 24 Ore sia in perdita e che i tagli siano all’ordine del giorno. Il bonus dell’amministratore delegato non si tocca. Nel 2011 Donatella Treu, che guida il gruppo editoriale della Confindustria, ha portato a casa 150. 479 euro di “bonus e altri incentivi”, oltre a 550 mila euro di stipendio. In totale 700. 479 euro.

CIFRA che rappresenta uno stipendio da francescano se paragonata a quella intascata da altri manager di Piazza Affari, anche dello stesso settore (l’amministratore delegato uscente della disastrata Rcs, Antonello Perricone, per esempio, l’anno scorso ha incassato 1 milione tondo tondo). Ma che è comunque in deciso aumento rispetto al 2010, quando la Treu aveva incassato poco più di 442 mila euro per 9 mesi e mezzo di lavoro: a parità di durata, la maggiorazione è del 18, 6 %. E non dovrebbe essere collegata ai profitti del gruppo editoriale, che ha chiuso il 2011 in rosso per 8, 4 milioni e una posizione finanziaria netta (le disponibilità liquide al netto di passività e attività finanziarie) dimezzata a 42, 1 milioni. Il bonus, quindi, dev’essere riferito all’andamento dei margini che sono passati dal rosso di 16, 4 milioni del 2010 a un dato positivo per 11, 6 milioni.

Miglioramento che la gestione Treu ha però ottenuto impugnando le forbici: lo scorso anno il Gruppo 24 Ore ha tagliato costi per 31, 1 milioni, in buona parte imputabili al personale (-17 milioni di euro e -127 dipendenti). Nel dettaglio, qualche mese prima dell’esplosione dell’ultima coda della crisi, ad aprile 2011, l’editrice di Confindustria ha ottenuto dal ministero del Lavoro il riconoscimento di un piano di riorganizzazione di 24 mesi, che ha portato al prepensionamento di 110 dipendenti tra grafici e poligrafici. A dicembre, invece, si sono concluse le uscite di 16 giornalisti previste per il secondo anno del biennio di crisi. Un metodo, quello dei tagli, che nella sostanza è già stato replicato per ovviare a un 2012 talmente in salita che all’inizio dell’anno l’azienda ha posticipato al 2014 il termine per il raggiungimento degli obiettivi del piano industriale al 2013, annunciando “un continuativo intervento sul fronte dei costi”.

Poco prima, tra fine 2011 e inizio 2012, il Sole ha inoltre ottenuto dalle rappresentanze sindacali delle testate del gruppo la firma di specifici accordi, “che permetteranno, attraverso il ricorso ai Contratti di Solidarietà e ad altri interventi gestionali, di ottenere, senza traumi sociali, un importante contenimento del costo del lavoro giornalistico oltre a consentire le azioni di rilancio e di sviluppo”. Una strategia sulla quale si è recentemente pronunciato perfino Franco Siddi, il segretario generale dell’Fnsi, il sindacato dei giornalisti, che potrebbe avere qualcosa da ridire sull’assenza di traumi sociali. “La fase è seria anche per la carta stampata, in molte aziende stanno emergendo le insufficienze a livello editoriale e manageriale, nascoste nel periodo d’oro della pubblicità e dei prodotti collaterali”, ha infatti dichiarato in una recente intervista al mensile di settore Prima Comunicazione, puntando il dito contro la corsa agli ammortizzatori sociali da parte delle aziende editoriali che sta iniziando a pesare sulle casse dell’Inpgi, l’istituto di previdenza della categoria.

BISOGNA ricorrere agli ammortizzatori solo quando non ci sono alternative, privilegiando le situazioni di crisi reale. I tagli, poi, stanno toccando giornalisti ancora lontani dalla pensione, per i quali possono scattare solo la cassa integrazione e i contratti di solidarietà – ha detto Siddi – Un ricorso massiccio a questi strumenti, totalmente a carico dell’Inpgi, rischia di determinare squilibri alle casse dell’istituto. Basti pensare che, tra costi diretti e indiretti, per la solidarietà concordata al Sole 24 Ore, dall’Inpgi usciranno 6 milioni di euro”.