Il senatore Marcello Dell'Utri

Sono stati acquistati dal presidente della biblioteca di via Senato a Milano, Marcello Dell’Utri, i 17 volantini delle Br venduti all’asta dalla Bolaffi per 17mila euro. I volantini sono stati stampati tra il 1974 e il 1978, e tra questi c’è anche il famoso ‘numero 6’ che comunicava la condanna a morte di Aldo Moro. Sono stati oltre 50 i partecipanti all’asta.

Davanti alla casa d’aste Bolaffi, a Milano, stamattina si sono radunati anche alcuni rappresentanti del sindacato di Polizia Coisp per protestare e hanno srotolato uno striscione con la scritta ‘Gli errori si pagano una vita, per taluni di essi una vita non dovrebbe nemmeno bastare’. Accanto alla scritta ci sono le fotografie di Aldo Moro e degli agenti della scorta uccisi durante il rapimento, inoltre la fotografia degli scontri a Milano in via De Amicis con un giovane che con la P38 in mano sta sparando e la scritta ‘Il dirigente’, in riferimento al capo di gabinetto del vice sindaco di Milano che, appunto, è ritratto nella fotografia.

All’asta avrebbe voluto partecipare anche Giovanni Berardi, figlio del maresciallo Rosario Berardi, ucciso dalle Brigate Rosse a Torino. Duro il suo primo commento dopo l’esito della vendita all’incanto: “Hanno ucciso Moro per la seconda volta” ha detto Berardi, secondo cui i volantini “dovevano acquisirli le istituzioni, in questo modo calpestano la memoria di 500 morti e di oltre 5 mila feriti. I terroristi adesso sono in Parlamento, al Comune di Milano e al Comune di Torino. Questi documenti dovevano essere acquisiti dal ministero dei Beni Culturali o dell’Interno”.

Successivamente Berardi ha attaccato le istituzioni, sottolineando che “il nostro primo nemico è sempre stato lo Stato. Hanno fatto decine di leggi per i terroristi e qualche leggina per i familiari delle vittime che aspettano ancora la pensione”. Parole di fuoco anche nei confronti di Marcello Dell’Utri: ” Voglio vedere cosa farà di questi volantini -ha detto Berardi – In futuro potrebbe anche farne dei coriandoli. Contatterò il senatore per chiedergli di fare una donazione a una Fondazione affinché i giovani possano avere una documentazione per conoscere meglio la storia di quegli anni”.

“Avremmo voluto partecipare – ha spiegato Berardi – ma da quello che sappiamo dalla base d’asta di 1.500 euro si è già saliti a 5 mila euro e noi non possiamo partecipare”. Berardi si è quindi detto indignato per il fatto che le istituzioni nazionali e milanesi non siano intervenute: “Avrebbero dovuto acquisire questi documenti – ha detto – perché riteniamo siano patrimonio di tutti e dovrebbero essere visibili soprattutto dai ragazzi che nei loro libri di scuola non trovano alcun riferimento a quel tragico periodo della storia del nostro paese”.

“Sono indignato – ha proseguito – perché questi volantini verranno venduti come semplici francobolli e verranno acquistati da qualche sciacallo o da qualche feticista che ha piacere a vedere questi volantini senza pensare alla tragedia delle vittime delle Brigate Rosse. Davanti a queste cose penso che alla fine hanno vinto gli ex terroristi con le loro cooperative e con le loro case editrici”. Alla domanda di fare qualche esempio, Berardi ha spiegato: “Penso a Renato Curcio che ha una casa editrice e a tanti altri ex terroristi che lavorano nelle cooperative, ma penso anche a Peci, il primo pentito, che vive ancora in un paese estero grazie ai soldi dello stato. Penso ai tanti dissociati che nonostante siano passati così tanti anni mantengono ancora i segreti”. Previsione sbagliata: ad aggiudicarsi i preziosi documenti non è stato né un ex terrorista, bensì un senatore della Repubblica italiana. e neanche di sinistra o di centro-sinistra.

Attacchi anche dalla Lega Nord, che con il senatore Enrico Montani ha sottolineato i paradossi di una simile asta. “Anche le telefonate dove annunciavano i volantini con gli attentati arrivavano per telefono! E’ paradossalmente naturale che l’acquisto dei volantini sia anch’esso arrivato in questo modo” ha detto il parlamentare del Carroccio, secondo cui “è semplicemente vergognoso che una casa d’aste come la Bolaffi si sia prestata a tale scopo. Non riusciamo a capire come mai il ministro Cancellieri, anche dopo l’appello del Coisp e delle famiglie delle vittime dei brigatisti, non sia intervenuta”.

La Bolaffi prima dell’inizio dell’asta ha spiegato, attraverso Maurizio Piumatti amministratore della casa, che i proventi relativi all’intermediazione per la messa all’incanto del lotto saranno devoluti a sostegno delle iniziative benefiche di ‘Specchio dei tempi’ del quotidiano La Stampa. Piumatti ha quindi spiegato di aver manifestato direttamente al presidente dell’associazione italiana Vittime del terrorismo, Giovanni Berardi, “la disponibilità a contribuire all’acquisto dei volantini in base alla somma che l’associazione avrebbe stanziato per l’eventuale acquisizione del lotto”.