Legami familiari labili, una scuola che non forma l’individuo, la disoccupazione. In poche parole la mancanza di una vera comunità. E’ questa la causa dei disordini che lo scorso agosto misero a ferro e fuoco Londra e altre città britanniche, secondo quanto emerge dal rapporto della commissione indipendente nominata dal governo, le cui conclusioni sono state illustrate al primo ministro, David Cameron. “Quando ai cittadini non è dato alcun motivo per stare lontano dai problemi, le conseguenze per la società possono essere devastanti. Lo abbiamo potuto verificare ad agosto” ha detto Darra Singh, presidente della commissione voluta dai tre principali partiti britannici.

I quattro membri del “Riots Communities and Victims Panel” hanno visitato 21 comunità e intervistato migliaia di cittadini coinvolti nei tumulti che, partiti dal quartiere londinese di Tottenham, per l’uccisione del 29enne Mark Duggan durante un controllo di polizia, fecero cinque morti e provocarono danni e perdite pari a 600 milioni di euro. “Affinché i disordini non si ripetano, le comunità devono funzionare”, ha aggiunto Singh. Ecco perché la prima raccomandazione per l’esecutivo liberal -conservatore è di sostenere le famiglie che non stanno ricevendo alcun aiuto. Dall’inchiesta è emersa l’esistenza di almeno 500mila famiglie dimenticate. Immediatamente dopo le “cinque giornate” londinesi il governo istituì un programma di sostegno per 120mila famiglie con problemi. Secondo quanto riscontrato dalla commissione, di queste soltanto il 5 per cento coincide con quelle dei ragazzi e delle ragazze coinvolti nei disordini, lasciando sole le altre, senza l’opportunità di poter migliorare la propria condizione.

Queste carenze si riflettono soprattutto sui più giovani. Delle 15mila persone che parteciparono alle violenze e ai saccheggi, la maggioranza aveva meno di 24 anni. Ragazzi e ragazze in generale con cattivi rendimenti scolastici. Di questi nove su dieci erano già noti alla polizia e un terzo era già stato in prigione. “La scuola è perciò uno dei settori su cui bisognerà intervenire” ha ammonito la commissione. Per gli esperti il governo dovrebbe prevedere multe per gli istituti che non adempiono al loro ruolo formativo e da cui escono studenti e studentesse analfabeti. Ogni anno, si legge nel rapporto, sono spese tra le 6mila e le 18mila sterline per ogni studente. Facendo una conversione la cifra oscilla tra i 7mila e 21mila euro. “E’ inammissibile che qualcuno possa uscire da scuola senza una minima base. Tutti devono imparare a leggere e a scrivere all’età giusta”.

Dalle carenze formative si passa al senso di inadeguatezza e smarrimento perché non si riesce a trovare lavoro. In tutto il regno il tasso di disoccupazione di chi ha tra i 16 e i 24 anni ha toccato il 22 per cento, ossia un milione di cittadini. I commissari hanno esortato la politica ad istituire un programma per garantire un impiego ai giovani disoccupati da oltre due anni. Raccomandazioni non facili cui rispondere, soprattutto in tempi di tagli alla spesa pubblica per contenere il deficit. Come tuttavia ha spiegato alla Bbc il deputato laburista David Lammy, eletto proprio a Tottenham, concentrarsi soltanto sulla scuola non è stato del tutto obiettivo. “Sicuramente ci sono problemi, ma è troppo facile puntare il dito contro le grandi istituzioni quando le cose non vanno bene – ha aggiunto – Tra i saccheggiatori c’erano anche adulti. Trentenni e quarantenni convinti di non aver sufficiente spazio nella società”.

Un capitolo a parte del rapporto è dedicato infine alla forma più significativa dei tumulti: il saccheggio, soprattutto di prodotti di marca, dai vestiti ai cellulari ai televisori. Ecco perché la commissione ha esortato l’Autorità per il controllo della pubblicità affinché vigili contro un marketing troppo aggressivo che punta soprattutto ai ragazzi e ha chiesto l’apertura di un tavolo tra governo e grandi aziende. Il documento non è il primo su fatti di agosto. La stessa commissione pubblicò un rapporto preliminare lo scorso autunno; a dicembre uscì invece lo studio congiunto del Guardian e della London School of Economics. Secondo questa ricerca, condotta intervistando 270 ragazzi che parteciparono alle violenze, i saccheggi furono soprattutto dovuti a opportunismo, furono un modo “per ottenere beni di consumo”. Mentre le cause scatenanti dei disordini furono il senso di ingiustizia e la rabbia contro l’atteggiamento della polizia.

di Andrea Pira