Nel dibattito pubblico sul diktat del governo sul mercato del lavoro si è formata una strana vulgata secondo cui non sarebbe buona la parte sull’articolo 18 ma il resto sarebbe positivo. Penso che si tratti di una sciocchezza purtroppo alimentata anche dalle organizzazioni sindacali. Vediamo perché.

Per quanto riguarda la precarietà il governo ha stretto qualche vite senza abolire le variegate forme di precarietà inventate dal governo Berlusconi. Supermercato del lavoro era e supermercato rimane. Inoltre occorre notare come mentre tutti discutono della proposta del Ministro Fornero il governo quatto quatto il 2 marzo ha fatto un Decreto sul lavoro somministrato che allarga a dismisura l’utilizzo di questo strumento. Come ha scritto autorevolmente Il Sole 24 ore, si tratta di un decreto “relativo al lavoro tramite agenzia interinale, che cambia in profondità il regime di utilizzo di questo tipo di contratto”. Il decreto del governo infatti prevede che per il lavoro interinale a tempo determinato – il lavoro in affitto – vi siano tre casi in cui si potrà ricorrere alla somministrazione senza indicare la causale, ossia le esigenze di carattere tecnico, organizzativo, produttivo o sostitutivo che rendono necessarie le prestazioni di lavoro somministrato. Si tratta del caso di utilizzo di lavoratori che stiano percependo ammortizzatori sociali da almeno 6 mesi, di quello in cui siano utilizzati “lavoratori svantaggiati” e un terzo caso che verrà definito dai contratti collettivi, che potranno individuare casi aggiuntivi di esonero. È abbastanza evidente che in questo modo il lavoro interinale si dilaterà a dismisura e già si prefigura come lo strumento per ricollocare in una condizione precaria e sfruttata una parte di quei lavoratori cinquantenni che verranno espulsi dalle aziende in virtù delle modifiche sugli ammortizzatori sociali di cui parlo qui sotto.

Per quanto riguarda le garanzie sociali di chi è senza lavoro infatti il governo ha sbandierato una copertura universalistica per tutti i disoccupati. Si tratta di una balla perché i criteri per accedere al sussidio (che dura un anno e comincia a scendere dopo 6 mesi) sono piuttosto stretti. Non a caso noi abbiamo proposto di creare un reddito sociale per i disoccupati da finanziarsi attraverso una patrimoniale sulle grandi ricchezze e di allargare gli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori. Il governo al contrario ha messo a disposizione pochissime risorse e ha utilizzato questa riforma per abolire la CIG in deroga e la mobilità, dando mano libera alle aziende per licenziare dopo un anno i lavoratori in esubero e dimezzare il periodo per cui i lavoratori hanno diritto ad avere gli ammortizzatori sociali. In una situazione in cui è stata molto aumentata l’età per andare in pensione questo significa che nei prossimi anni avremo centinaia di migliaia di lavoratori ultra cinquantenni che saranno licenziati e non avranno nessuna possibilità di andare in pensione. Questo provvedimento produrrà quindi nuovi poveri: oltre ai giovani precari anche i cinquantenni espulsi dalle aziende. Non si dica che questo problema verrà coperto dalla garanzia di sussidi a chi mancano meno di 4 anni per raggiungere la pensione. Infatti questi sussidi sono in larga parte a carico delle aziende e queste tenderanno a buttare fuori chi è più distante dalla pensione dei 4 anni previsti in modo da non dover pagare nulla in aggiunta.

Sull’articolo 18 non aggiungo nulla al mio ultimo post perché è del tutto evidente che l’abolizione del diritto di reintegra per i licenziamenti economici determina la sostanziale inefficacia dell’articolo 18 in quanto tale.

Queste poche considerazioni solo per sottolineare come il provvedimento del governo sia complessivamente negativo per tutti i lavoratori, dai giovani agli anziani. Chi sostiene che il provvedimento va complessivamente bene e basta una modifica sull’articolo 18 – magari scambiata con una ulteriore precarizzazione del lavoro – mente sapendo di mentire.