La discoteca Justin di Germignaga

Quindici giorni di stop per la discoteca Justin di Germignaga, in provincia di Varese, dove sabato alcuni clienti sono stati vittima di un’aggressione omofoba ad opera della security del locale. La sospensione della licenza per 15 giorni è stata disposta dalla Questura di Varese, che ha spiegato la decisione in una nota diffusa lunedì: “Il questore, a conclusione di un’accurata istruttoria con l’apporto della compagnia dei carabinieri e del settore di polizia di frontiera di Luino esercitando le prerogative che gli sono attribuite dell’ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini, ha adottato il provvedimento della sospensione della licenza del locale, che già nel dicembre 2008 era stato chiuso per ripetute risse”.

La zuffa tra la security della discoteca e il gruppo giovani, dichiaratamente gay, è diventata presto un caso nazionale in quanto lo scontro fisico e verbale ha avuto per oggetto proprio la loro “diversità”. Il fatto è quello che ha trovato ampia eco nella giornata di domenica e riguarda sette tra ragazzi e ragazze della provincia di Verbania che nella notte tra venerdì e sabato scorso hanno dichiarato di essere stati aggrediti e presi a male parole dai buttafuori della discoteca “Justin” di Germignaga, un piccolo discobar di provincia frequentato soprattutto da gente del posto. Il caso è stato anche portato all’attenzione del Parlamento, con l’interrogazione al ministro dell’Interno presentata dall’on. Paola Concia (Pd) che ha chiesto “quali iniziative urgenti i ministri intendano adottare al fine di assicurare la sicurezza, la libertà e l’incolumità delle persone omosessuali e arginare l’ondata di violenza omofoba”. E poi continua: “Servirebbero corsi di formazione antiomofoba per i buttafuori dei locali. Oggi si pensa che picchiare omosessuali sia consentito. Un limite insopportabile per un Paese civile”.

Stando alla ricostruzione dei fatti i ragazzi stavano ballando su un cubo quando, dopo essere stati invitati a lasciare spazio alla ballerina ufficiale, è iniziato il parapiglia poi degenerato in una vera e propria aggressione omofoba. Cacciati in malo modo dal locale dalla security, il gruppo ha poi chiesto l’intervento dei carabinieri della compagnia di Luino, a cui i sette ragazzi hanno raccontato di essere stati “pestati” proprio in quanto “identificati come omosessuali”. Tre dei giovani sono ricorsi alle cure ospedaliere, dove sono stati medicati e dimessi con prognosi variabili dai 15 ai 20 giorni.

Quando si è diffusa la notizia i giovani hanno raccolto solidarietà da ogni angolo d’Italia, non solo dal mondo delle associazioni gay, ne è una testimonianza anche il profilo facebook di una delle vittime, Marco Coppola, presidente provinciale dell’Arcigay di Verbania e membro della segreteria nazionale dell’associazione, invaso da decine di commenti: “Come sarebbe bello se potessimo essere semplicemente noi stessi, senza dover avere paura o affrontare ogni giorno situazioni avverse – scrive Thogme -. Sarebbe la cosa più naturale del mondo. Dobbiamo ancora lottare per questo. Un abbraccio, sai che ci sono tantissime persone vicine a voi”. O anche: ”Sono allibito, qui il Paese regredisce ogni giorno di più – come scrive Salvatore -. Spero stiate bene e che le ferite non siano profonde, almeno quello fisiche. un abbraccio!”. Poi è lo stesso Marco Coppola a intervenire per ringraziare tutte le persone che hanno dimostrato la loro solidarietà: “Non deve più succedere che qualcuno venga picchiato e discriminato, men che meno se perché omosessuale. Basta prepotenza, basta omofobia”.

Se da un lato la versione fornita dai giovani traccia il quadro di quella che sembra essere una brutale aggressione, dall’altra nelle parole della direzione del “Justin” i fatti assumono connotati radicalmente diversi. Così, mentre si attende l’esame del video ripreso dalle telecamere interne del locale la direzione si difende respingendo le accuse: “La ricostruzione dei fatti non corrisponde all’accaduto il personale è intervenuto per sedare un alterco fra alcuni ragazzi, esclusivamente per evitare il diffondersi di una situazione di pericolo, tanto che l’unico soggetto ad avere riportato delle contusioni è proprio un operatore della discoteca. Nessuna aggressione omofoba può imputarsi al personale del locale”. La nota prosegue precisando che la direzione del locale prende le distanze dalle accuse, sottolineando che nel corso degli anni si è contraddistinta per un serio impegno “nel garantire un sano intrattenimento, aperto a tutti, dove è bandita qualsiasi tipo di discriminazione”. Lunedì i titolari della discoteca non hanno rilasciato nessun ulteriore commento.

Al di là della profondità delle ferite fisiche riportate dai giovani resta il fatto che l’episodio ha riaperto il dibattito su un tema mai sufficientemente affrontato, come quello dell’omofobia e della mancanza di rispetto nei confronti di tutto ciò che viene considerato diverso.