Due “blitz” in due ore sull’autostrada A32. Iniziative di pochi minuti di un centinaio di manifestanti che hanno bloccato il traffico in alcuni tratti del tratto tra Torino e Bardonecchia. Proteste poi rientrate poco dopo e spontaneamente.

Circa 150 manifestanti sono entrati in azione a metà pomeriggio a Bussoleno (in provincia di Torino): hanno bloccato la carreggiata all’altezza della galleria Prapontin in direzione Bardonecchia. La A32 è stata chiusa al traffico in entrambi i sensi di marcia nel tratto tra Borgone e Susa. L’iniziativa è durata circa un quarto d’ora. I manifestanti hanno poi abbandonato spontaneamente la sede stradale. Per domani è annunciata un’iniziativa di protesta ai cantieri di Chiomonte.

Nel tardo pomeriggio un nuovo “flash mob”, come si potrebbe chiamare: circa cento attivisti hanno nuovamente occupato la A32 all’altezza della stessa galleria di Bussoleno. L’autostrada è stata chiusa tra Avigliana e Susa per evitare il formarsi di code. Il presidio sarebbe stato deciso nel tardo pomeriggio e attuato poco dopo. Sulle corsie autostradali è stato portato anche materiale recuperato nei dintorni a formare piccole barriere.

Le manifestazioni di protesta erano già cominciate in precedenza con un digiuno collettivo ‘a staffetta’ per chiedere “di aprire una discussione pubblica trasparente e approfondita”. L’iniziativa è stata presentata in piazza Castello a Torino”, dal Centro Studi Sereno Regis. Il digiuno, per il quale è stato coniato lo slogan ‘Ascoltateli!’ è “un appello – spiegano gli organizzatori – in favore di tutti coloro che hanno chiesto di riconsiderare quest’opera nel quadro delle priorità italiane ed europee”. “Ci rivolgiamo ai cittadini, ai politici, ma anche ai ricercatori italiani di economia dei trasporti, agli analisti economici e finanziari e a coloro che nelle istituzioni hanno compiti decisionali e sono disponibili a un dialogo aperto, profondo”. Il digiuno verrà attuato con turni di 24, 48, 72 ore o anche di più, “secondo la preparazione, la disponibilità e la forza di ciascuno”.

Proteste anche a Genova e Roma. In giornata manifestazioni contro la Tav si sono registrate anche a Genova e a Roma. Un gruppo di militanti No Tav con striscioni e bandiere della pace si è unito al corteo per la Giornata della memoria e dell’Impegno, promossa da Libera, all’altezza della questura di Genova. Oltre ai tradizionali vessilli No Tav hanno esposto anche uno striscione con scritto “Ascoltateli”. Quattro striscioni sono stati invece srotolati sulle mura delle Marine al passaggio del corteo: recitavano “No Tav, No Mafia”, “Liberarsi dallo Stato e dalle sue leggi”, “Luca Abbà quasi ucciso dalla vostra legalità assassina”, “Nelle strade e nelle galere di legalità si muore”. Bandiere dei No Tav sono sventolate anche a una manifestazione a Roma alla quale hanno partecipato un migliaio di persone dei movimenti della lotta per la casa.

Monti: “Istanze ascoltate da anni”. Anche il governo oggi ha ripreso la questione del treno ad alta velocità. L’ha citata il presidente del Consiglio Mario Monti nel suo discorso al convegno di Confindustria a Milano, innanzitutto: “Non è logico avere istanze declaratorie e non accorgersi che sono state accolte da anni” spiega Monti a proposito della Tav. “Quante volte – ha proseguito – abbiamo sentito dire soprattutto da sinistra ma non solo, che bisogna che la Ue superi una visione arida e finanziaria e che serve più attenzione per la crescita: la Tav rientra alla lettera in questo auspicio. E’ un opera che l’Europa ha voluto e finanziato, che l’Italia ha voluto e che la Francia ha già fatto”. “Non possiamo permettere – ha insistito il presidente del Consiglio – di lasciar scivolare la nostra penisola verso il Mediterraneo senza un solido ancoraggio all’Europa. Chi ha ritenuto di manifestare contro un’opera che forse non è stata sufficientemente spiegata, chi dovesse ancora ostacolare questa opera, deve sforzarsi di riflettere che questo significherebbe maggiori costi, minore competitività, minore spazio per crescita”. E si è rivolto alla segretaria della Cgil Susanna Camusso, spiegando di averne “molto apprezzato la posizione su questa tesi”.

Clini: “Non farla è da pazzi”. Sulla questione è intervenuto anche il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, che ha garantito che il problema della Tav in Val di Susa “non è più un problema ambientale ma riguarda il modello di sviluppo” che l’Italia vuole seguire. Clini ha parlato dell’alta velocità parlando a bordo di un treno superveloce che collega Pechino a Tianjin, la città costiera dove ha inaugurato un edificio ristrutturato in una collaborazione tra Italia e Cina. “I Comuni che saranno attraversati dalla linea superveloce sono ora solo due ed entrambi sono d’accordo” ha affermato. Viaggiando sul treno superveloce cinese, che permette di percorrere in 15 minuti i cento chilometri tra Pechino e Tianjin, Clini ha sottolineato che “questo spiega agli italiani cosa significa stare nel futuro”. “Tutti hanno il diritto di decidere di rinunciare alla tecnologia, certo non si può imporre, ma in questo caso si tratta di scegliere se si vuole vivere nel futuro o nel passato. Gli italiani sanno già cosa significa l’alta velocità sulla linea Milano-Bologna-Roma. L’ alta velocità rappresenta oggi una spina dorsale dell’economia, che ne cambia tutta l’organizzazione”. “Non farla – conclude insomma il ministro – è da pazzi”.

Caselli: “La violenza cancella ogni ragione”. Anche il procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli è tornato sulla questione Tav. Accolto da un lungo applauso dal pubblico di “Che tempo che fa”, su Rai Tre, durante la registrazione dell’intervista Caselli ha detto: ”Questo magistrato vive un momento un po’ particolare, di difficoltà, di contestazioni persino squadristiche, che mi fanno vivere un periodo anormale. Voi mi state restituendo normalità e di questo vi ringrazio”. Il riferimento è alle contestazioni ricevute in seguito agli arresti di alcuni manifestanti. “Se uno non prende nettamente le distanze dalla violenza – ha aggiunto Caselli – può avere tutte le ragioni di questo mondo ma non ne avrà nemmeno una. Non respingendo la violenza si mette dalla parte del torto e questo talvolta è accaduto”.