In manette un poliziotto dell’ufficio immigrazione della questura di Bologna. Si tratta di un assistente, Claudio D’Orazi, classe 1966, che da questa mattina si trova in carcere accusato di concussione sessuale continuata. La vicenda – diversa rispetto a quella che ha portato all’arresto di 4 agenti della squadra volanti la settimana scorsa – è stata ricostruita dal procuratore aggiunto Valter Giovannini e dal sostituito Lorenzo Gestri, non presenti come nel precedente episodio di poliziotti arrestati alla conferenza stampa in questura nonostante da piazza Galilei si sottolinei l’armonia professionale con la procura, e l’ordinanza è stata firmata dal gip Pasquale Gianniti.

In base alle accuse, l’uomo era incaricato di effettuare verifiche amministrative esterne a carico di cittadini extracomunitari con un collega, risultato estraneo alle contestazioni della magistratura (per quanto si stiano conducendo verifiche su un altro agente che avrebbe avuto rapporti sessuali con una straniera alle prese con il rinnovo del permesso di soggiorno). Si tratta di controlli di routine legati all’effettiva residenza degli immigrati e alla reale convivenza dei coniugi nel caso di matrimonio. Così facendo l’assistente arrestato sarebbe venuto in contatto con 4 giovani cittadine extracomuntarie, 3 del nord Africa e una dell’Europa orientale tra i 28 e i 30 anni, e, procuratosi i loro numeri di telefono, avrebbe iniziato ad avvicinarle.

In modo sempre più insistente, inoltre, avrebbe paventato loro difficoltà nel rinnovo del permesso rendendosi disponibile a dare un “aiuto”. Questo avrebbe previsto una contropartita: rapporti sessuali da parte delle ragazze alle prese con i presunti problemi legati a documenti. E in base agli accertamenti dei magistrati, questi fatti sarebbero accaduti 11 volte. Gli episodi, secondo il quadro tracciato dagli investigatori, erano iniziati nel corso del 2009 mentre l’inchiesta è partita lo scorso settembre dalla segnalazione da una delle donne. Agli atti degli inquirenti c’è un sms che sarebbe stato il “segnale” per le donne: “Bella donna, come stai”.

A un certo punto una delle donne infastidite non ce l’ha più fatta e avrebbe registrato le chiamate al citofono subite e anche in audio un rapporto sessuale. Con questo materiale si è presentata in questura e ha raccontato delle attenzioni che avrebbe subito. A quel punto, Stefano Pelagatti, dirigente dell’ufficio stranieri, ha redatto subito una relazione al questore, Vincenzo Stingone. Il passo successivo è stato riferire alla procura della Repubblica di Bologna, che ha affidato le verifiche sul campo alla squadra mobile.

Gli uomini agli ordini del primo dirigente Fabio Bernardi hanno raccolto così le denunce delle donne avvicinate dal poliziotto, sono stati sentiti i testimoni e sono state effettuate verifiche tecniche, che hanno compreso l’analisi del traffico telefonico e delle celle. A dicembre 2011, inoltre, si sarebbe registrato l’ultimo episodio contestato all’assistente di polizia, per il quale è stato disposto l’arresto a causa del presunto pericolo di reiterazione del reato, eseguito nelle prime di questa mattina.

L’uomo, che circa un mese fa era stato trasferito dall’ufficio stranieri a quello del personale della questura di Bologna, si trova dunque nel carcere della Dozza in isolamento e in attesa dell’interrogatorio di garanzia. E la vicenda, che sta scuotendo il palazzo di Piazza Galilei per la seconda volta nel giro di una settimana, va ad aggiungersi all’indagine seguita dall’aggiunto Valter Giovannini e dal pm Manuela Cavallo. Inchiesta in seguito alla quale erano stati arrestati quattro uomini delle volanti con le accuse di rapina, lesioni personali e sequestro di persona ai danni di alcuni cittadini stranieri fermati per controlli.

“Nulla accade per caso”, ha commentato il questore Stingone, giunto a Bologna un anno fa. “Fin dal primo giorno del mio insediamento, ho parlato con i miei funzionari e ho ribadito che la nostra deve essere la linea della fermezza quando qualcuno di noi commette un reato. Siamo per la legalità, per la linea dei poliziotti onesti e ho sempre detto che non avrei mai difeso l’indifendibile. Stiamo andando avanti in questo senso”. Insomma la polizia, oltre a reprimere reati commessi fuori dall’amministrazione, persegue “con fermezza quelli attribuiti a propri appartenenti”, ha aggiunto Stingone che conclude: “Sarebbe più inquietante se certi fatti restassero impuniti. Invece è nostra intenzione portare alla luce comportamenti illegali”.

Antonella Beccaria e Nicola Lillo