Abuso d’ufficio, mobbing, falso. Sono le accuse – tutte ancora da dimostrare – che una donna rivolge al suo superiore. La particolarità del caso è che lei è carabiniere in servizio a Ferrara. Lui, l’indagato, il comandante provinciale dell’Arma. È stata una vigilia dell’8 Marzo trafelata quella di ieri in tribunale a Ferrara.

Nel pomeriggio, nell’aula del gip, si è tenuta l’udienza relativa al fascicolo che vede protagonisti la marescialla Maria Concetta Rollo da una parte e il colonnello Antonio Labianco dall’altra.

Sullo sfondo c’è una lite famigliare, di più, una sorte di “guerra dei Roses”, tra la stessa marescialla e il suo coniuge, anch’egli carabiniere ora non più a Ferrara. Il loro matrimonio è naufragato sotto i colpi di reciproche accuse, che ora sono diventati due distinti processi incrociati (che, ironia della sorte, si terranno proprio oggi). Lui, appuntato, è accusato di tentata estorsione, violenza privata, minaccia aggravata e diffamazione. Lei è invece imputata di minaccia aggravata. E questo perché nell’ottobre del 2010, al termine di una furibonda lite domestica, la marescialla ha preso la pistola d’ordinanza puntandola contro il coniuge.

Quella pistola, secondo l’accusa privata, sostenuta dall’avvocato Erminia Imperio del foro di Pisa, venne trattenuta dal colonnello Labianco senza un relativo provvedimento da parte della procura. Di qui la contestazione dell’abuso di ufficio. L’alto ufficiale, poi, avrebbe redatto uno scritto in cui si spiegherebbe il “sequestro” con la volontaria consegna della pistola da parte della marescialla. Marescialla che nega di averlo mai fatto e per questo si ritiene vittima di reato di falso.

Viene poi l’ipotesi di mobbing, che deriverebbe da una visita medica di natura psichiatrica cui la Rollo sarebbe stata sottoposta per valutarne l’idoneità al servizio.

Dopo la denuncia della Rollo, il fascicolo venne aperto dalla pm Angela Scorza, ora non più alla procura di Ferrara, e avocato a sé dall’ex procuratore capo Rosario Minna. Su questo punto si parlò a suo tempo di “caso Minna bis” nell’ambito del procedimento presso il Csm che portò il procuratore capo al suo trasferimento.

Intanto il fascicolo passò di mano e un altro sostituto procuratore ne chiese l’archiviazione. A quella archiviazione si oppose l’avvocato Imperio e, dopo l’udienza di ieri, ora il giudice per le indagini preliminari, Silvia Marini, si è riservata la decisione.